Notizie

L’indagine SPI-CGIL. Domanda sociale degli anziani e offerta di welfare in provincia. Il commento della segretaria Passera

Tempo di lettura: 4 - 7 minuti

Con quali volumi di risorse i Comuni della provincia di Bergamo provano a rispondere a bisogni e necessità della popolazione anziana? Un’indagine dello SPI-CGIL provinciale, commissionata all’istituto Across Concept (ex Ires Lucia Morosini), cerca di dare una risposta osservando da vicino i dati relativi alla composizione demografica di ciascun Comune, alla domanda sociale, al carico sociale ed economico della popolazione non attiva, alle politiche di bilancio.

Una prima ricognizione era stata svolta già lo scorso agosto, quando il sindacato dei pensionati della CGIL aveva avviato un raffronto tra diversi indicatori di cinque grandi Comuni (escluso il capoluogo) della provincia in vista di una nuova stagione di negoziazione sociale con gli amministratori locali del territorio. Ora, l’indagine è stata estesa a tutti i Comuni raggruppati nei 14 ambiti del territorio bergamasco.
A illustrare e commentare qui di seguito alcuni dei risultati è Augusta Passera, segretaria generale dello SPI-CGIL di Bergamo. 

“A seguito della riduzione delle nascite e dell’allungamento della vita, la percentuale di anziani è cresciuta dal 2013 al 2023 dal 18,2% al 22,1% (era il 15,9% nel 2002). Dal 2011 al 2021 anche l’incidenza dei nuclei unipersonali è aumentata a livello provinciale, passando dal 29,5% al 33,8%, una percentuale che si eleva al 47% per il territorio del comune di Bergamo (2022). Questo fenomeno ha contribuito alla diminuzione significativa dei potenziali care giver familiari tra i 50 e 74 anni che assistono gli ultra ottantacinquenni”.

Nelle aree più periferiche e montane il tasso di invecchiamento è maggiore, così come nel comune capoluogo. “Le differenze tra gli Ambiti sono marcate e richiedono pertanto l’adozione di scelte mirate in termini di programmazione sociale. In valle Brembana si rileva la quota percentuale più alta di over 65, pari al 27,6%; seguono gli ambiti della valle Seriana superiore, della valle di Scalve e dell’Alto Sebino (tutti con il 25,8% di ultra65enni), e Bergamo e valle Seriana (entrambi con il 24,7%). Quote percentuali di anziani più basse, vicine al 20%, si rilevano negli ambiti di Grumello (19,4%), Valle Cavallina (19,6%), Romano di Lombardia (20%), Seriate (20,1%) e Dalmine (20,6%)” prosegue Passera.

“La presenza di grandi anziani, gli over 80, influisce ovviamente sul fabbisogno di welfare. La popolazione anziana degli ambiti di zona di Bergamo, della val Brembana e dell’Alto Sebino si caratterizza per un invecchiamento più marcato, visto che gli ultra 80 costituiscono rispettivamente ormai l’8,6%, l’8,5% e l’8,2% della popolazione; nel capoluogo tale fascia di popolazione raggiunge l’8,9%. Entro pochi anni in questi territori un residente su dieci sarà un ultraottantenne. Mentre negli ambiti di Grumello, Romano di Lombardia, Seriate e Valle Cavallina gli over80 costituiscono oggi una quota inferiore al 6% della popolazione. Tra i profili sociali più vulnerabili vi sono le coppie di anziani in età avanzata in cui almeno una persona è bisognosa di assistenza continuativa”.

“In base ai dati elaborati dall’ISTAT per il 2020 (ultimo anno disponibile) relativamente agli interventi e servizi sociali dei Comuni (erogati dagli ambiti di zona), la quota di anziani della bergamasca che hanno beneficiato di prestazioni sociali risulta molto bassa” prosegue la sindacalista. “Gli utenti over 65 dell’assistenza domiciliare socio-assistenziale (Sad) costituiscono il 2% della popolazione anziana della provincia. Quasi inesistente è l’intervento dell’Adi (Assistenza domiciliare integrata – componente sociale), criticità che va messa in relazione anche con il modello di welfare socio-sanitario adottato dalla Regione Lombardia. Solo lo 0,1 % degli over65 risulta in carico presso l’Adi, e solo nell’11,5% dei comuni della provincia tale prestazione è garantita”.

Osserviamo ora l’offerta di welfare sul territorio, tramite l’esame dei consuntivi comunali che aiuta ad apprezzare, sotto il profilo quantitativo, lo sforzo effettuato dalle amministrazioni comunali. Lo SPI-CGIL precisa che in questo caso l’analisi della spesa sociale locale tiene conto esclusivamente dell’impegno finanziario effettuato dai Comuni, al netto quindi delle risorse in capo agli enti gestori (trasferimenti regionali, altre risorse) e ad altre società partecipate.

“Nei consuntivi 2022 dei Comuni gli impegni di spesa corrente destinati alla Missione 12 per le politiche sociali (con esclusione delle spese cimiteriali) sono pari mediamente, per tutti i Comuni, a 130,7 euro pro capite, somma che costituisce il 17,1% della spesa corrente totale. Tuttavia, osservando il livello di spesa sociale nei 14 ambiti di zona, emerge come la media provinciale sia il risultato di un quadro molto eterogeneo e frammentato. In alcuni ambiti i Comuni garantiscono una spesa sociale pro capite molto alta (in particolare quello di Bergamo, con un valore medio degli impegni di 261,7 euro pro capite, pari al 23,8% della spesa corrente totale); in diversi territori i valori medi della spesa sociale corrente sono inferiori a 100 euro per abitante (ambiti di Treviglio, valle Imagna, Alto Sebino, Monte Bronzone-Basso Sebino, Valle Cavallina, Romano di Lombardia, Isola Bergamasca, Valle Brembana). Solo in tre ambiti di zona, oltre a Bergamo, la spesa sociale impegnata mediamente dai Comuni è superiore ai 150 euro pro capite: quelli di Dalmine, Albino valle Seriana e valle Seriana Superiore e valle di Scalve. Nell’ambito di Seriate tale voce di spesa è compresa tra 100 e 150 euro. L’incidenza percentuale della spesa sociale (al netto delle spese cimiteriali) sul totale della spesa corrente passa dal 9,4% rilevato in val Brembana al 23,8% dell’ambito di Bergamo”.

La caratteristica frammentazione istituzionale della provincia in piccoli e piccolissimi Comuni secondo il sindacato penalizza, dal punto di vista delle economie di scala, gli ambiti più periferici.
“Queste aree sono penalizzate soprattutto dalle carenze di ordine professionale (es: capacità di progettazione degli investimenti) e dallo scarso livello di cooperazione istituzionale” osserva Passera. “Un fattore cruciale che determina le differenze territoriali nella spesa sociale sono le sensibilità e gli indirizzi delle amministrazioni. Considerando i bilanci comunali aggregati per i 14 distretti sociali, emerge come, nel 2022, tutti gli ambiti presentino un valore medio positivo del risultato di amministrazione. In diversi casi, tali valori sono superiori ai 100 euro pro capite, a conferma dei discreti margini di manovra nella spesa a disposizione delle amministrazioni pubbliche locali. Ciononostante, l’esame delle risorse destinate agli interventi sociali evidenzia divari territoriali molto ampi e, per diversi ambiti di zona, la sotto-dotazione di risorse”.

“Inoltre, in base ai risultati sulla determinazione dei fabbisogni standard dei Comuni, pubblicati nel maggio 2023 dal ministero dell’Economia e delle Finanze, il giudizio sul livello dei servizi sociali erogati (riferito all’anno 2019 ma attualizzato agli ultimi anni), che misura con un punteggio da 0 a 10 la quantità dei servizi offerti da un comune (e dagli organismi partecipati) rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione, per molti Comuni è insufficiente, pari a 3 o a 4. In particolare, calcolato mediamente sui Comuni appartenenti alla zona, gli Ambiti che per le funzioni sociali (servizi sociali e asilo nido) presentano punteggi molto bassi sono quelli di Romano di Lombardia (valore medio: 3,9) Seriate (4,5), Treviglio (4,4), valle Cavallina (4,4), valle Imagna e villa d’Almè (4,2), valle Seriana superiore e valle di Scalve (4,8). Ne prendiamo atto, anche se non abbiamo un riscontro così evidente di forti criticità. Sarebbe utile un confronto con questi enti locali per approfondire questi punteggi. Sono risultati che sollecitano le Amministrazioni comunali e gli Ambiti di zona a potenziare l’intervento sociale, anche tenuto conto che il disimpegno sociale operato recentemente dallo Stato, come la riduzione della spesa sanitaria pubblica in termini reali, contribuirà a far crescere il fabbisogno d’intervento sociale nel territorio. Insomma, viste le proiezioni demografiche occorre riassegnare centralità ai temi della non autosufficienza, dell’assistenza agli anziani più fragili e dell’implementazione di politiche davvero efficaci per promuovere l’invecchiamento attivo”.

Via Garibaldi, 3 - 24122 Bergamo (BG)

SOCIAL

LINK

Cerca