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Tutti i
risultati dello studio e il commento di
Luigi Bresciani
QUANTO C’È IN BUSTA PAGA?
Un’indagine
CGIL sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e
degli atipici nella provincia di Bergamo
Su quale stipendio possono contare i lavoratori
dipendenti di Bergamo e della provincia?
Quanto ha inciso la cassa integrazione in busta
paga nelle singole realtà e dove si ricorre ancora agli
straordinari?
Se lo è chiesto la CGIL di Bergamo che negli ultimi due mesi ha
svolto un’indagine sugli stipendi reali dei lavoratori di 19
aziende del territorio, appartenenti a settori diversi, da
quello metalmeccanico a quello edile, dall’agricolo a quello
chimico, ma anche di lavoratori della scuola (con
un’anzianità di 15 anni, sia per i docenti che per gli ATA), del
mondo del lavoro interinale e dei pensionati.
Unendo i compensi previsti dai diversi contratti nazionali a quelli
che derivano, azienda per azienda, da singoli contratti aziendali,
passando attraverso un calcolo di approssimazione fiscale e
previdenziale, la segretaria provinciale CGIL Luciana Fratus che
ha curato la raccolta dei dati e la loro elaborazione, ha
illustrato ieri in conferenza stampa i valori netti che
verosimilmente in questi mesi si trovano nelle buste paga dei
lavoratori del territorio.
“Dal 1980 ad oggi il peso delle ritenute alla fonte sui redditi da
lavoro dipendente e da pensione rispetto al totale delle imposte
dirette è passato dal 40 al 52%, mentre i pagamenti in sede Irpef
dei redditi non da lavoro dipendente (autonomo, impresa) più il
gettito delle imposte sostitutive sui redditi da capitale si sono
ridotti dal 37 al 24% del totale” ha detto ieri all’inizio del suo
intervento Luigi Bresciani, segretario
generale provinciale della CGIL di Bergamo durante la conferenza
stampa per la presentazione dell’indagine.
“Siamo al 5° posto dei paesi OCSE per pressione fiscale sul lavoro e
22esimi nella classifica dei salari (appena sopra la Grecia). Il
10% delle famiglie più ricche possiede il 45% dell’intera ricchezza
netta delle famiglie italiane: 2.380.000 di famiglie possiedono,
ognuna, mediamente, 1.547.000 euro. A fronte di questa situazione
generale, la nostra ricerca ha rivelato quanto i salari siano bassi
nella nostra provincia, troppo
bassi rispetto all'aumento
del costo dei mutui, della benzina, delle tariffe dei trasporti
pubblici, delle addizionali comunali oltre a considerare la ripresa
dell'inflazione. Inoltre, 45 pensionati
su 100 in provincia di Bergamo vivono con meno di 500 euro al mese
(102.000 pensionati su 227.000). Questo ci fa dire con convinzione
che Bergamo è una
città ricca, certo, ma non per tutti. I risultati dell’indagine ci
preoccupano seriamente: è l’ora di una riflessione sulla questione
fiscale, è l’ora di scelte che conducano ad una redistribuzione del
reddito, facendo pagare quelli che negli ultimi anni hanno
guadagnato di più”.
Bresciani ha anche sottolineato che “occorre
estendere la contrattazione aziendale (oggi riguarda non più del 35%
dei lavoratori dipendenti), come anche sperimentare la
contrattazione territoriale per le piccole e medie imprese dove non
esiste contrattazione aziendale. Infine, ci serve maggiore
collaborazione da parte dei Comuni sulle questioni della
contrattazione sociale (addizionali, tariffe, servizi, assistenza)”.
Bergamo, giovedì 23 giugno 2011
STIPENDIO NETTO MENSILE COMPRENSIVO DI
INTEGRAZIONE
CONTRATTAZIONE AZIENDALE, STRAORDINARIO E CASSA
INTEGRAZIONE
GRAFICO 1 -
GRAFICO 2
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