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"A volte penso che il paradiso debba essere un continuo infinito leggere" (Virginia Woolf, luglio 1934)
Segnalazioni librarie, articoli interessanti, varie ed eventuali 



L'Emigrazione clandestina
Un mondo senza frontiere è un deserto? La recensione del libro di Rinauro, scritta da Gabriella Cavagna [...]
Con la vicenda della nave Pinar, il problema dell'emigrazione clandestina è tornato, per l'ennesima volta, drammaticamente di attualità. Per chi volesse provare a rfilettere sulla questione con gli occhi di chi sta "dall'altra parte" segnalo un importante studio appena pubblicato da Sandro Rinauro per Einaudi, Il cammino della speranza, che parla dell'emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra (pp.435, 35 €, è possibile prenderlo in prestito in Biblioteca). Inoltre, riporto di seguito il racconto di un emigrante clandestino che molti di noi hanno conosciuto bene: Giuseppe Brighenti, il partigiano Brach, segretario della Camera del lavoro di Bergamo e deputato comunista, che nel sul libro  Dopo il mese di aprile. Autobiografia di un giovane comunista 1945-1953 (Bergamo, Il filo di Arianna, 1987), così descrive il suo passaggio in Francia [...]
ENZO BARNABA’, MORTE AGLI ITALIANI. Il massacro di Aigues-Mortes, 1893 (Infinito edizioni)  
...non cambia le cose sapere che uno degli otto morti ufficiali, Paolo Zanetti, di 29 anni, era di Nese, e che 2 tra i feriti più gravi, padre e figlio, erano di Clusone. Ma dopo i fatti di Rosarno e le dichiarazione del Ministro degli interni mi sembra ancora più da ricordare...
Recensione di  Serge Latouche

Muratori bergamaschi, tra i quali Giuseppe Scalvenzi, in una baracca a Gsteig in Svizzera nel 1955: a destra Giovanni Amaglio, morto in un infortunio sul lavoro nei primi anni Novanta, sempre in Svizzera.
(archivi Biblioteca "Di Vittorio" - Isrec Bg. Grazie a Edoardo Del Bello) 


           RINALDO GIANOLA, DIARIO OPERAIO
         La condizione del lavoro nella crisi italiana (Ediesse, 2010)

       “Questo libro nasce da un’inchiesta pubblicata sull’Unità a cavallo tra il 2009 e il   2010       che voleva rappresentare una fotografia parziale ma significativa della  crisi italiana e         delle sue gravi ripercussioni su milioni di lavoratori e l e loro famiglie. Se questo volume        susciterà nei lettori almeno un po’ di solidarietà e di impegno a fianco di chi sta peggio      avrà raggiunto il suo scopo” (dalla Introduzione di R. Gianola)

       Rassegna stampa


Un paese di ricordi personali, mai condivisi...
E così oggi, al mercato delle parole, la "memoria" tira: memorie di valle e di quartiere, al servizio di assessorati e pro loco, a ciascuno la sua memoria, che, essendo 'sua', è insindacabile...
L'intervista di Paolo Mereghetti allo storico Mario Isnenghi dal "Corriere della Sera", 1 agosto 2009 [...] 


LO SCIOPERO
Grande forza umana è lo sciopero, totale demistificazione del giorno del giudizio, misurazione concreta, intima, solenne e collettiva della potenza dell'uomo di trasformare la sua società e di plasmarla secondo giustizia. Lo sciopero non è violenza: quanto più esso è se stesso, responsabile, disciplinato, esteso a centinaia di migliaia di operai, tanto meno esso ha bisogno di picchettaggio di episodi di violenza e di ribellioni alla polizia e tanto più esso si svolge in una calma tremenda, che non raccoglie provocazioni, che è sicura di sé e della propria illimitata potenza, e fine ideale a cui tende lo sciopero è questa atmosfera, questo ethos: al limite lo sciopero è pura irresistibile forza morale e materiale insieme, che suscita ondate di crescente solidarietà, e contro cui la forza-violenza non può nulla. Basta un carro armato per battere decine di migliaia di operai decisi alla violenza materiale, ma non basta tutta la potenza nucleare di cui dispongono gli stati moderni per costringere un solo operaio a capitolare. Lo sciopero è l'arma moderna del mondo nuovo, l'arma che gli apre il varco.
Ernesto De Martino, La fine del mondo. Contributo all'analisi delle apocalissi culturali, p.445
 


COME ERA LA CRISI DEL '29?
Walker Evans, 1936

In questi giorni tribolati di crisi finanziaria, non vi è giornalista o commentatore, televisivo e non, che non abbia fatto riferimento alla grande depressione americana, iniziata con la crisi delle borse del 1929: ci sono state fornite molte ricostruzioni storico-economiche di quel periodo ed è abbastanza facile, consultando Google o inserendo le parole-chiave nell’Opac Sbn trovare indicazioni a riguardo.
Quello che  invece vorremmo fare qui è segnalarvi un paio di volumi che dalla crisi del 1929 prendono le mosse, per entrare nel catalogo dei “libri da non perdere per nessuna ragione”:ragione”: ovviamente si tratta di un parere assolutamente personale, ma abbiamo la presunzione di pensare che se avrete voglia di riprendere in mano
Furore di John Steinbeck o Sia lode ora a uomini di fama di James Agee e Walker Evans, magari ascoltando The ghost of Tom Joad, di Bruce Springsteen, ce ne sarete grati...


Dal revisionismo al rovescismo 
C'è una qualche ragione di stupore nel fatto che alla celebrazione della difesa di Roma l'8 settembre - l'8 settembre!, nel giorno in cui quelli come lui, i nostalgici della Patria Littoria e, insieme, i ministri della difesa, dovrebbero, per decenza, chiudersi in silenziosa meditazione -, il ministro La Russa non abbia trovato di meglio che tessere l'elogio dei combattenti di Salò?[...] (Revelli e D'Orsi da "Il manifesto", 9 settembre 2008)


Bruno Trentin, Diario di guerra (settembre-novembre 1943)
Saggine. Con una introduzione di Iginio Ariemma e una postfazione di Claudio Pavone. Traduzione dal francese di Adelina Galeotti e Alessia Piovanello pp. LVI - 230,  2008, € 16,00, Donzelli editore
Dopo 65 anni, riemerge la gemma più preziosa. Un ragazzo «straordinario» inaugura la sua Resistenza


Vite a salario
Ho battuto di martello pneumatico per otto ore in un ambiente chiuso senza altra protezione per le orecchie della carta igienica. Ho scavato sterri senza travature di contenimento delle sponde, rischiando la sepoltura da vivo. Ho imparato nei circa venti anni da operaio che la vulnerabilità delle vite a salario è una variabile e dipende dai rapporti di forza tra direzione e maestranze, non dalle leggi.[...]. Erri De Luca ("Corriere della sera Magazine" , n.17/2008)