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Uno ad uno, per un motivo o per l’altro, dall’ATS se ne stanno andando tutti i dirigenti. ATS: DARE LA COLPA AGLI ALTRI NON È UNA STRATEGIA DI USCITA DALLE DIFFICOLTÀ; COSÌ SI INDEBOLISCE L’AGENZIA.

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Arriva oggi la notizia che un altro dei dirigenti ATS lascia il suo posto. Stavolta è il turno del Direttore del Dipartimento Cure Primarie, dipartimento che ha la responsabilità di gestione dei Medici di Medicina Generale, professionista che aveva da poco ricevuto pubbliche attestazioni di stima da parte della categoria.

Non è che l’ultimo episodio di una lunga serie che ha visto andarsene molti dirigenti e responsabili di servizi, o per anticipato pensionamento (senza che si sia fatto il minimo tentativo per trattenerli), o per “motivi personali”, o per motivi “di salute”, o per mobilità verso altre strutture sanitarie. E non è finita qui perché altri medici che occupano posizioni delicate in materia di prevenzione se ne stanno per andare.
Un indubbio fattore di debolezza per l’ATS, proprio nel momento in cui c’è carenza di medici e soprattutto di medici con esperienza. E un indubbio segnale di disagio per il clima professionale che si è creato in azienda, un clima che induce ad andarsene prima possibile, contrariamente a quanto è avvenuto, ad esempio, negli ospedali dove molti medici si sono trattenuti in servizio o vi sono rientrati per collaborare alle cure anti COVID-19, anche a rischio personale.
La scelta aziendale di cercare dovunque capri espiatori, responsabili da colpevolizzare, operatori da sottoporre a improvvisati provvedimenti disciplinari – magari nel contesto di regolamenti di valutazione appositamente modificati in senso centralistico e di avvocati reclutati all’uopo – è una scelta sbagliata che non riuscirà certo a far dimenticare la tragedia di una provincia colpita da migliaia di morti, impreparata ad affrontare il disastro e che non ha potuto contare sull’Istituzione che più di ogni altra aveva il compito di organizzare i servizi.
È necessario, a questo punto, che si muova il mondo della politica e delle altre Istituzioni perché, in attesa delle indifferibili riforme del servizio sanitario regionale, si possa almeno porre termine alla strategia di azzeramento e far tornare a funzionare fondamentali servizi come la prevenzione, la gestione delle strutture sociosanitarie, la medicina di base.