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LE RESPONSABILITÀ DELL'ACCADUTO, PERACCHI, CGIL BERGAMO: “RICOSTRUITE CIRCOSTANZE PRECISE. INTERVERREMO PER SEGNALARE INADEMPIENZE"

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Dopo numerose segnalazioni fatte dalla CGIL di Bergamo e dai propri sindacati di categoria alle autorità competenti e alla stampa su delicate e dolorose questioni al centro del dibattito in queste settimane di emergenza (da quanto accaduto all’ospedale di Alzano, alla mancata estensione dei provvedimenti di sorveglianza sanitaria, al terribile livello di mortalità nelle R.S.A.), Gianni Peracchi, segretario generale della CGIL di Bergamo, interviene di nuovo per fare il punto e sottolineare che l’attenzione del sindacato resta alta, anche su chi davvero abbia responsabilità dell’accaduto.

“Siamo ancora in piena emergenza per la pandemia da Covid-19 ma alcuni segnali fanno pensare ad una diminuzione della velocità e dei volumi del contagio, almeno nella nostra provincia. Non per questo dobbiamo oggi abbassare la guardia, anche perché rischieremmo di vanificare gli sforzi e i sacrifici di distanziamento sociale compiuti sino ad oggi; ma soprattutto perché correremmo il rischio di una pericolosissima ondata di ritorno del contagio. In questo contesto stanno emergendo con forza le spinte a ricercare le responsabilità e le inadempienze in questa drammatica vicenda e, come al solito, si è scatenata la gara a scaricare (sempre su altri) le proprie. Sì, perché per quanto il servizio sanitario nazionale si sia mosso con difficoltà, nella nostra regione, che ha competenze di organizzazione e di governo della sanità pubblica e accreditata e del sistema delle R.S.A., pesantemente colpito dalla pandemia, le responsabilità, piaccia o meno, stanno prevalentemente proprio al livello regionale. Sin dall’inizio la Regione e una parte della politica hanno addossato al livello nazionale ogni genere di responsabilità, ignorando le proprie e dimenticando che situazioni analoghe sono state affrontate più efficacemente in altre regioni. Se ci sono mancanze a livello locale è giusto che siano perseguite; ricordo la reazione stizzita di alcuni sindaci che avevano visto come un attacco nei loro confronti la richiesta, anzi la diffida, perché mettessero in campo le azioni di riduzione dei contatti del personale con il pubblico. Per la verità la sollecitazione riguardava i Comuni (una parte minoritaria) che non avevano ancora adottato le misure previste dalla norma. Questo per dire che conosciamo bene l’impegno e la portata del contributo di chi sta sul fronte, dalle strutture sanitarie, ai medici di medicina generale, alle autonomie locali e al sistema socio assistenziale bergamasco. Ci siamo, per quanto possiamo fare, anche noi! Ma il caso della chiusura e della rapida riapertura del pronto soccorso e dell’ospedale ad Alzano, di quella maledetta domenica del 23, la mancanza di una maggiore estensione dei provvedimenti di sorveglianza sanitaria, il livello di mortalità elevatissimo nelle R.S.A., nonostante queste avessero allertato gli organismi competenti ricevendo in cambio, nel migliore dei casi, indifferenza se non , addirittura, ‘minacce’ di revoca degli accreditamenti, sono circostanze precise, verificabili e riconducibili a chiare responsabilità. Interverremo in questi ambiti per segnalare le inadempienze che abbiamo verificato e contrasteremo ogni tentativo di scaricare le responsabilità sempre sugli ultimi anelli della catena, che siano operatori sanitari, autonomie locali, rsa e strutture socio assistenziali del territorio. E’ bene mettere le mani in avanti perché in genere, quando tutti sono responsabili nessuno è responsabile e quando si gioca a scaricabarile il cerino rimane nelle mani degli ultimi, dei più esposti che magari responsabilità proprio non ne hanno”.