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L’ALLARME NELLE CASE DI RIPOSO DI BERGAMO: SINDACATI A CONFRONTO CON LA PREFETTURA, INSIEME AI RAPPRESENTATI DI ATS E RSA

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Come chiesto nei giorni scorsi da CGIL, CISL e UIL di Bergamo, insieme ai sindacati dei pensionati, del Pubblico Impiego e del lavoro cooperativo, sulla delicata questione della sicurezza e della salute nelle RSA della provincia si è tenuto nel tardo pomeriggio di oggi un confronto in videoconferenza con il vicario del Prefetto Giuseppe Montella, alla presenza dei rappresentanti dell’ATS e delle associazioni delle RSA.

Dopo le continue e drammatiche notizie in arrivo dalle case di riposo bergamasche e a seguito dell’impennata di morti che ha portato, almeno secondo le stime ufficiali, a 600 decessi totali (cioè il 10% del totale degli ospiti), i sindacati del territorio hanno deciso di “pretendere” l’intervento di autorità civili e di quelle sanitarie.

Già diverse segnalazioni di allarme erano state inviate alle istituzioni locali e regionali nei giorni scorsi: “Secondo quanto riscontriamo direttamente i dati ufficiali sono molto distanti dalla realtà, che vede invece più decessi” hanno ribadito dopo la videoconferenza i tre segretari generali, Gianni Peracchi della CGIL, Francesco Corna della CISL e Angelo Nozza della UIL di Bergamo.

“Operatori e ospiti non devono essere trattati diversamente dai lavoratori e dai pazienti degli ospedali. Perciò è necessario che ogni dipendente, diretto o di cooperative, sia dotato dei dispositivi di protezione e che le sue condizioni di salute siano costantemente monitorate” proseguono i tre sindacalisti. “Come pure occorre che i pazienti possano essere seguiti in totale sicurezza, che i familiari siano tenuti in contatto tramite strumenti che permettano di comunicare con i propri cari e che vengano fornite tutte le informazioni sulle condizioni sanitarie di ogni struttura. Si eviti che alla tragedia dell’epidemia di questi tempi, si aggiunga anche la tragedia della solitudine degli ospiti e della lontananza dei familiari. Le RSA e la rete delle strutture socio-sanitarie bergamasche non siano considerate le cenerentole dell’assistenza socio-sanitaria. Per queste ragioni, l’eventuale destinazione di posti letto di alcune RSA a pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali devono rispondere a cogenti caratteristiche di sicurezza, a partire dalla netta separazione fisica, strutturale e delle equipe del personale, rispetto alle degenze ordinarie”.

“Anche a seguito di queste nostre sollecitazioni, ATS si è impegnata a implementare la fornitura di DPI alle RSA, a disporre la sorveglianza sanitaria per il personale con rilevazione della temperatura corporea ed effettuazione del tampone oltre i 37.5°. I rappresentanti delle organizzazioni datoriali delle RSA, confermando l’alta percentuale di decessi nelle proprie strutture, hanno assicurato il proprio impegno su questo drammatico fronte come anche la disponibilità a entrare nel sistema Covid-19 dimessi o a bassa intensità, solo laddove possibile e con le garanzie di totale separazione dell’assistenza e delle strutture. Un’altra importante rassicurazione ha riguardato la disponibilità a consentire di allacciare contatti tra parenti e ospiti con tablet o telefoni”.