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GREEN PASS E MENSE, SERVE CHIAREZZA DAL GOVERNO. GIUSTO POTENZIARE TUTTI I POSSIBILI STRUMENTI DI PREVENZIONE. Le dichiarazioni del segretario provinciale Peracchi

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Si alla vaccinazione obbligatoria in virtù di una norma generale? In CGIL siamo tutti d’accordo, e anche se così non fosse non si potrebbe fare altrimenti.
Bene che CGIL, CISL e UIL abbiamo sollecitato su questo il governo e male che Confindustria non l’abbia sostenuto allo stesso modo? Si, anche qui credo tutti d’accordo.
Ok al green pass per andare al ristorante? Amplissima condivisione.

Ok alla didattica in presenza con l’accesso con il green pass nel sistema scuola? Si, quasi tutti d’accordo.
Obbligo vaccinale stabilito con decreto per alcune tipologie di lavori, a partire dall’ambito sanitario? Si, quasi tutti d’accordo e ripetute conferme in sede di contenzioso giudiziario.
No a gestioni discrezionali e discriminatorie da parte dei datori di lavoro nei confronti dei non vaccinati sul piano dei diritti? Anche qui totale convergenza.
Allora dove divergono strade e pareri, anche all’interno della nostra organizzazione?
Mi soffermo sulle mense aziendali e non sul tema scuola.
Qualcuno ritiene che in mensa ci debbano e ci possano andare tutti, a prescindere dal green pass e che non si possa equiparare un ristorante alla mensa. E’ vero che il ristorante è un “optional” prescindibile mentre la mensa è spesso una necessità, ma è pur vero che il virus non conosce questa distinzione. E proprio perché la mensa è una necessità, ancora più importante diventa garantire la sicurezza di tutti.
Io penso, invece, che il green pass per entrare nelle mense aziendali sia una tutela aggiuntiva - e non sostitutiva - alle attuali forme di prevenzione per la sicurezza e salute dei lavoratori e, quindi, un obiettivo di cui il sindacato dovrebbe farsi carico. Per tutti i lavoratori, in particolare per quelli vaccinati o che per motivi medici reali non possono farlo. Trovo giusto che un dipendente sia tutelato almeno quanto, se non di più, un qualunque cittadino che vada a mangiare in un locale pubblico al chiuso.
Naturalmente vanno pensate modalità diverse ed alternative per dare comunque una risposta anche a chi il green pass non ce l’ha, sapendo che le mense aziendali interessano una parte minoritaria dei lavoratori e che, probabilmente, chi non vuole il green pass (che non è obbligo vaccinale) è una parte ancora più minoritaria.
E poi, per chi brandisce il termine discriminazione ad ogni piè sospinto, se passasse l’idea che senza green pass si può accedere liberamente nei luoghi organizzati per il consumo dei pasti nelle grandi fabbriche, come la metteremmo con gli edili o i lavoratori del trasporto e del commercio che hanno l’obbligo di esibire il certificato se vanno al ristorante, convenzionato o meno?
Il confronto sindacale va fatto, come è già accaduto per i protocolli per la sicurezza, con indirizzi e linee guida generali stabiliti a livello nazionale prima e poi nel territorio, nei luoghi di lavoro, negli ambiti deputati per definire organizzazione ed applicazioni pratiche di norme ed orientamenti.
Credo che qualche tutela in più per la salute dei lavoratori ben valga un certificato riconosciuto a livello europeo, conseguito con la vaccinazione o un tampone preventivo; tutela che peraltro, in termini di salute, potrebbe riverberarsi paradossalmente anche su chi il vaccino non lo vuol fare (vedi immunità di gregge). E se si fosse convintamente avversi al vaccino, posizione per nulla condivisibile ma da rispettare fino a normazione diversa, non ci si dovrebbe scandalizzare di non poter andare al ristorante o accedere alla mensa, avendo peraltro in quest’ultimo caso un servizio “sostitutivo”.
Quindi il sindacato dovrebbe farsi interprete prioritariamente delle istanze di chi, in larga maggioranza, ha già esercitato un livello di responsabilità collettiva vaccinandosi, senza ledere i diritti essenziali di chi non l’ha fatto; almeno fino a quando non ci sarà una normativa cogente e generale, che nel quadro politico di oggi non vedo immediatamente all’orizzonte.
Deve cioè garantire mense e scuole ancora più sicure di prima, per chi ci lavora e per chi ne usufruisce, caricandosi anche in questo caso di una responsabilità collettiva e generale.
Il sindacato confederale non può avere alcuna assonanza, ancorché strumentalmente attribuita, con le posizioni politiche più “conservatrici”, per usare un eufemismo, del Paese
Dopo le polemiche di questi giorni, vista l’incertezza e la difformità di orientamenti nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, CGIL CISL e UIL hanno chiesto un incontro al ministro della salute e del lavoro per fare chiarezza. Aspettiamo, fiduciosi, di vedere quali saranno gli esiti di questo incontro.