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Diversificazione delle restrizioni anti-Covid? PERACCHI, CGIL DI BERGAMO: “POCO TEMPO, DA USARE BENE PER PROGETTARE LA RIPARTENZA”

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Sulla fase cruciale che l’economia provinciale (ma anche nazionale e oltre) sta vivendo in questa seconda ondata pandemica, interviene con una riflessione il segretario generale della CGIL di Bergamo Gianni Peracchi. Nei giorni scorsi, intanto, nella sede della Provincia di Bergamo si è tenuto un incontro per valutare l’ipotetica richiesta da rivolgere a Regione Lombardia di diversificare le restrizioni anti-Covid sul territorio provinciale. La CGIL, come altri soggetti del territorio, si è detta più propensa ad attendere l’ormai imminente 27 novembre, data già fissata con Regione Lombardia per una valutazione.

“Il blocco dei licenziamenti fino a marzo del prossimo anno e la proroga degli ammortizzatori sociali consentiranno di attenuare significativamente gli effetti economici e sociali della crisi (globale) causata dalla pandemia. La prima ondata in primavera ed ora la seconda di diffusione del virus hanno messo in difficoltà gran parte dei settori produttivi, in particolare quelli del commercio e dei trasporti, con le immaginabili conseguenze sulla tenuta occupazionale del paese.

Nel terzo trimestre di quest’anno, prima della seconda ondata, la capacità di resilienza del nostro tessuto produttivo e sociale si è dimostrata all’altezza, andando ben oltre ogni aspettativa e previsione.
Ora però siamo nuovamente in difficoltà; in una parte della nostra provincia, per fortuna, meno che in altre.
Una buona parte della responsabilità sta in capo a molti di noi oltre che ai decisori politici.
Se abbiamo imparato poco dalla prima lezione, non possiamo permetterci di sbagliare una seconda volta.
Per questa ragione non dobbiamo allentare precipitosamente, come accaduto questa estate, le misure di prevenzione e di contenimento del contagio messe in campo, perché più rigorose saranno, prima riusciremo a superare questa difficile fase. Un sacrificio oggi vale più di un investimento per il domani.

I mesi che ci separano da qui a marzo, cioè alla scadenza delle protezioni economiche ed occupazionali che citavo all’inizio, andrebbero utilizzati per ripensare la qualità e l’intelaiatura del nostro sistema economico e sociale. Una riprogettazione la cui necessità era già evidente alla fine del 2019, quando si erano manifestati indicatori sociali ed economici non certo brillanti.
E a Bergamo possiamo partire da solide e condivise basi di elaborazione: dalle macro-azioni dei tavoli Ocse, al progetto Bergamo città 2020, ai protocolli siglati per la messa in sicurezza degli ambienti di lavoro e di studio.
Riprogettare un modello di produzione e un sistema lavoro con una visione lunga, che eviti di restringere il bacino occupazionale e che anzi, consenta l’ingresso nel mondo del lavoro chi oggi non l’ha, che tenda a ridurre le diseguaglianze e, soprattutto, che non sia più divoratore delle risorse ambientali di cui disponiamo.

Dobbiamo imboccare, senza tergiversare ulteriormente, la direzione dell’economia circolare, degli investimenti green, dell’ecosostenibilità, dell’innovazione digitale.
Per fare questo bisogna mettersi subito all’opera per recuperare il gap scolastico e formativo causato dal Covid ed attivare percorsi di riqualificazione del lavoro che potrebbe andare perso quando, speriamo presto, ci sarà la ripresa.
Bisogna realizzare, accelerando e dando priorità a quanto previsto nei tavoli Ocse, aggiornati a luglio dello scorso anno, un piano di formazione e di aggiornamento professionale di ampia portata e una revisione delle politiche attive del lavoro per trasformare gli interventi assistenziali e di sostegno al reddito in interventi che aiutino le persone ad inserirsi nel mondo del lavoro.
Abbiamo poco tempo per farlo e abbiamo di fronte due incognite: una terza ondata epidemica e il tempo, quello necessario per corrispondere agli ingenti investimenti, in larga misura a debito, messi oggi in cantiere”.