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COVID-19 E AMBIENTI DI LAVORO, I PROTOCOLLI SULLA SICUREZZA ELABORATI CON LA CGIL NELLE AZIENDE DI BERGAMO. I contenuti contrattati dai delegati sindacali per un rientro sicuro dei lavoratori

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Orari di ingresso e uscita riorganizzati, adozione dello smart working (e suo utilizzo anche dopo la fine del lockdown), casi di Covid-19 registrati sul luogo di lavoro e misure di confinamento adottate per circoscriverli, ma anche ricorso a Cassa integrazione e utilizzo più o meno puntuale dei dispositivi di protezione individuale: è una fotografia preziosa e interessante quella che emersa dalla raccolta e dall’analisi realizzata dalla CGIL di Bergamo sui Protocolli Sicurezza elaborati dai propri delegati sindacali, circa 200, con 120 aziende del territorio di Bergamo, durante e dopo il lockdown per far fronte alla pandemia e per un rientro sicuro dei lavoratori.
La platea di dipendenti coinvolti è di circa 35 mila persone.

Gianni Peracchi, segretario generale della CGIL di Bergamo, e Angelo Chiari, responsabile delle politiche della Salute e della Sicurezza sul Lavoro per la segreteria provinciale, hanno presentato oggi i dati. Eccoli a questo link.

È stata l’occasione per osservare come le aziende bergamasche, attraverso la contrattazione con il sindacato, abbiano reagito di fronte alla pandemia in termini di sicurezza e salute dei lavoratori. L’elaborazione dei Protocolli aziendali, anche grazie a un grande impegno e al protagonismo di tanti delegati RSU ed RLS, è avvenuta in applicazione del Protocollo integrativo provinciale del 20 aprile scorso (poi aggiornato il 5 maggio), a sua volta redatto declinando a livello provinciale le misure previste da un’intesa nazionale del 14 marzo scorso (aggiornata il 24 aprile) per l’identificazione e l’applicazione delle buone pratiche per il contenimento della diffusione del Covid-19.