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CASSA INTEGRAZIONE GIUGNO 2021. Un altro picco di richieste. Per il 78% è cassa COVID

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Nel primo semestre 2021 un ricorso alla cassa più elevato del 2020.
Nell’industria e nell’edilizia diminuisce l’effettivo utilizzo delle ore autorizzate; cresce, invece nell’artigianato, commercio e servizi (Cassa in deroga e Fondi di solidarietà).

1CASSA INTEGRAZIONE GIUGNO2021

2CASSA INTEGRAZIONE GIUGNO2021

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Il dato eccezionalmente basso di maggio (1,2 milioni ore autorizzate; bisogna risalire ai mesi pre-COVID per trovare valori inferiori) fa risaltare ancor di più il picco di giugno: 11,5 milioni di ore autorizzate dall’INPS per la cassa integrazione in provincia di Bergamo. Uno scenario simile a quello nazionale, ma in misura assai maggiore perché a Bergamo l’aumento da maggio a giugno è di 8,4 volte mentre a livello nazionale è di 1,4. Il picco di giugno ha toccato tutti i settori produttivi dall’edilizia al commercio (fondi di solidarietà compresi) ma soprattutto l’industria dove si è passati dalle 351mila ore autorizzate a maggio ai 9,5 milioni di giugno (di cui 4,2 per il solo settore metalmeccanico).
Si tratta di dati che sono giunti inaspettati e hanno sorpreso proprio perché preceduti dai dati molto positivi dei saldi positivi nelle assunzioni di personale in tutti i settori produttivi e dai dati sul fatturato e sull’esportazione, tutti segnali inequivocabili di ripresa produttiva e occupazionale.
Come spiegare un così ampio divario tra i dati della cassa integrazione e quelli della ripresa occupazionale e produttiva? Probabilmente sono diversi i fattori che possono spiegare questo divario. Come si è già visto in passato, spesso i picchi di cassa integrazione si spiegano con i tempi tecnici dei provvedimenti di autorizzazione che fanno confluire in un unico mese decreti che riguardano più mensilità. Un altro fattore, forse il più rilevante, è che le domande da parte delle aziende vengono presentate a scopo cautelativo, in concomitanza con l’apertura di “finestre” da parte dei decreti COVID (le 13 settimane, più volte riproposte) e favorite dalle agevolazioni normative (la cancellazione, per queste occasioni, del “contributo addizionale” pagato dalle aziende stesse). Questa interpretazione è confortata dai dati sul “tiraggio”, cioè sull’effettivo utilizzo delle ore autorizzate, dati pubblicati ora, per la prima volta da mesi: l’effettivo utilizzo si è assai ridotto passando dal 43% del 2019 al 40% del 2020, per scendere al 31% nel 2021 (cassa ordinaria); la riduzione è ancora più sensibile nella cassa straordinaria: dal 31% del 2019 si scende al 25% del 2020, per arrivare all’attuale 20%. Una tendenza opposta si ha, invece, nella cassa in deroga e nei fondi di solidarietà, cioè nei settori di commercio, artigianato e servizi dove il tiraggio è passato dal 17,8% del 2019 al 67,6% del 2020 per scendere all’attuale 56% (cassa in deroga); andamento simile nei Fondi di solidarietà dove il tiraggio si è assestato sul 48%. È evidente che in questi settori, più colpiti dalla crisi, la richiesta di cassa integrazione non è solo a scopo cautelativo.
Se i dati sulla ripresa occupazionale e produttiva vengono confermati, non possono non produrre effetti positivi a cascata, aumentando il reddito delle famiglie, favorendo la domanda interna e producendo nuova occupazione. È quindi prevedibile che le preoccupazioni generate dai dati della cassa integrazione possano ridimensionarsi.