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ESENZIONE TICKET. Approvata una legge regionale per rinviare a dopo le elezioni, senza alcuna modifica, il pagamento delle sanzioni sulle presunte evasioni

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Di corsa a fine anno la Regione ha approvato una Legge (LR 28 dicembre 2017 n. 37) con la quale viene “differito al 31 marzo 2018 il termine per il pagamento del ticket a titolo di compartecipazione alla spesa sanitaria, della relativa sanzione amministrativa pecuniaria …”. Cioè si rinvia a dopo le elezioni, senza alcuna modifica, il pagamento di ticket e sanzioni per chi abbia ricevuto il “verbale di accertamento e notificazione di illecito amministrativo“ entro il 31 dicembre 2017.
In realtà ci sarebbe stato bisogno di un intervento ben più sostanziale che di una goffa proroga per allontanare il pagamento delle sanzioni dal giorno delle votazioni. Si sarebbe dovuto distinguere bene tra chi è evasore e chi, invece, è stato vittima di norme contraddittorie e mutevoli, di informazioni carenti e imprecise, di archivi fiscali e occupazionali spesso non attendibili.
L’ultimo comma dell’art. 13 della Legge si limita a prevedere interventi “volti ad assicurare un’applicazione uniforme da parte delle ATS”, davvero un po’ poco di fronte agli interventi di cui ci sarebbe bisogno.
A parte il vero problema, cioè la riforma del sistema di compartecipazione (da fondare sull’ISEE e non sul reddito, da regolare con franchigia minima e tetto massimo, da collegare alla situazione effettiva e non a quella del reddito di due anni prima) alcuni aspetti di criticità che questa vicenda ha evidenziato potrebbero essere superati anche con semplici interventi amministrativi:

  • la definizione dello status di disoccupato. Oggi la condizione di disoccupato (con relativa indennità NASPI) si conserva anche se si fanno altri lavori, purché il reddito sia inferiore a quello minimo esente da imposizione (8mila euro all’anno); questo, giustamente, per evitare la cosiddetta “trappola della povertà” cioè la situazione in cui per il disoccupato è più conveniente rinunciare ad un’offerta di lavoro perché questa lo danneggerebbe economicamente facendogli perdere esenzioni e facilitazioni. Questo principio, seppur con alcune variazioni nel tempo, era in vigore nel 2011 ed è confermato ancora oggi da norme di Legge ma è smentito dalla circolare di un dirigente del Ministero della Salute. Sulla base di questa circolare, che evidentemente conta più delle Leggi della Repubblica, lo status di disoccupato si perde indipendentemente dal reddito, anche con lavori saltuari o con bassissima retribuzione (è il caso della disoccupata che, con un contratto annuale di collaborazione col suo Comune per la rilevazione del Censimento, retribuito con 356 euro all’anno, è stata sanzionata come evasore e multata). Applicare le Leggi invece che una circolare non sembra essere un’impresa impossibile. In ogni caso, su questo punto, noi sosterremo le azioni di opposizione con ricorsi alla magistratura.
  • le contestazioni devono essere precise e consentire una difesa. Oggi, invece, i verbali di accertamento sono ambigui (si contesta la condizione di occupazione “e/o il reddito sopra soglia”; “e”, oppure “o”? da cosa si deve difendere il destinatario del verbale? Dall’accusa di non essere disoccupato, o da quella di avere un reddito sopra soglia, o da tutte e due?). Vengono elencate tutte le prestazioni sanitarie dell’anno mentre dovrebbero essere riportate solo quelle per le quali il destinatario non era incontestabilmente in condizione di disoccupazione. Non si può chiedere al destinatario del verbale di andare alla ricerca di documentazione già in possesso dell’Amministrazione (certificati dei centri per l’impiego, estratti conto INPS, dichiarazione dei redditi …).
  • vanno accertate d’ufficio le esenzioni per patologia.
  • vanno esclusi d’ufficio i semplici errori nell’utilizzo di un modulo (o codice di esenzione) invece che di un altro, dal momento che in molti casi gli utenti hanno sottoscritto moduli che venivano presentati loro dagli sportelli dei Distretti o degli erogatori.
  • vanno definite modalità certe per mettere gli utenti in condizione di conoscere subito (e non con un ritardo di cinque anni, come è avvenuto finora) quali sono le eventuali situazioni da sanare per gli anni successivi al 2012. Vanno definite in modo concertato le modalità e i tempi per sanare le eventuali situazioni di errore, tenendo conto delle condizioni di povertà di molti dei destinatari.
    Su questa materia la Regione deve dimostrare di essere disponibile al confronto; finora le richieste di incontro delle Organizzazioni Sindacali regionali sono state disattese.