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VACCINAZIONE IN AZIENDA, LA NOTA DELLA CGIL DI BERGAMO. "Decisione importante, ma nel rispetto del piano nazionale e senza lavoratori di serie A e di serie B"

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È stato sottoscritto ieri sera tra Governo, CGIL, CISL e UIL e parti datoriali il Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro: “Un’intesa significativa e importante che può offrire un contributo decisivo in termini di tempi e numero di persone coinvolte alla campagna di vaccinazione in corso nel nostro Paese che, come sappiamo, in Lombardia ha incontrato più di un ostacolo” commentano Angelo Chiari e Orazio Amboni della CGIL di Bergamo.
“L’accordo per le somministrazioni in azienda dovrà trovare attuazione nel pieno rispetto delle priorità definite dal Piano strategico nazionale di vaccinazione, senza che vengano avanzate richieste anacronistiche e inique di priorità per categorie né per gruppi di interesse” proseguono i due sindacalisti.

Nel testo firmato ieri si legge che:
“2. I datori di lavoro, singolarmente o in forma aggregata e indipendentemente dal numero di lavoratrici e lavoratori occupati, con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria di riferimento, possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2 (Covid-19) nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta. A tal fine, i datori di lavoro interessati si attengono al rispetto delle Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro richiamate in premessa (di seguito: Indicazioni ad interim) - che, allegate al presente Protocollo, ne costituiscono parte integrante - nonché di ogni altra prescrizione e indicazione adottata dalle Autorità competenti per la realizzazione in sicurezza della campagna vaccinale anti SARS-CoV-2/Covid-19. La vaccinazione di cui al presente Protocollo potrà riguardare anche i datori di lavoro o i titolari.
(…)
4. I piani aziendali sono proposti dai datori di lavoro, anche per il tramite delle rispettive Organizzazioni di rappresentanza, all’Azienda Sanitaria di riferimento, nel pieno rispetto delle Indicazioni ad interim e delle eventuali indicazioni specifiche emanate dalle Regioni e dalle Province Autonome per i territori di rispettiva competenza”.

“Nell’applicazione del Protocollo per la vaccinazione nei luoghi di lavoro” sottolineano i due sindacalisti, “vanno garantite in modo scrupoloso tutte le norme di igiene e sicurezza: la somministrazione deve essere svolta in ambienti adeguati che garantiscano la catena del freddo e le norme previste di distanziamento e uso dei DPI. Va inoltre evitato che si creino sul territorio differenze tra lavoratori di grandi aziende e lavoratori di piccole realtà, tra dipendenti diretti, e in subappalto, in somministrazione, …. o settori parcellizzati, come gli edili, i lavoratori agricoli, i dipendenti di imprese artigiani, ecc. Non si creino lavoratori di serie A e di serie B. Si deve per questo chiedere che gli enti bilaterali presenti sul territorio svolgano, ad esempio per gli edili, per i lavoratori del commercio e dell’artigianato, un ruolo attivo, diventando un centro vaccinale di zona per le aziende di riferimento. Inoltre, le aziende di grandi dimensioni e più attrezzate dovrebbero garantire l’accesso ai lavoratori delle zone limitrofe. Si dimostrerebbe così il valore e l’importanza di una collaborazione verso uno scopo comune anche a livello territoriale”.

Altra questione importante è quella di aver convenuto, sempre nel confronto di ieri, l’aggiornamento del Protocollo nazionale sulla sicurezza anti-Coronavirus.
“La decisione di aggiornare le disposizione anti-Covid nelle aziende conferma il valore e l’efficacia di questo strumento e la centralità della contrattazione svolta azienda per azienda sui temi di salute e sicurezza, che andrà strutturata e sviluppata anche al termine dell’emergenza. Ora, di conseguenza, come parti sociali territoriali dovremmo aggiornare anche le intese sottoscritte a Bergamo” concludono Chiari e Amboni.