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ENTRA NEL VIVO IL CONGRESSO DELLA CGIL DI BERGAMO: QUESTA SETTIMANA OLTRE 200 ASSEMBLEE. ALLA FINE SI SUPERERÀ QUOTA MILLE

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In questa prima settimana di settembre in programma ci sono già più di duecento assemblee in molti luoghi di lavoro della provincia di Bergamo: nei servizi, nella pubblica amministrazione, nel manifatturiero, tra i pensionati. Anche qui, come in tutt’Italia, prosegue ed entra ancora più nel vivo l’intenso periodo di confronto e discussione che porterà al VIII Congresso provinciale, XII Congresso regionale e poi al XVIII Congresso nazionale della CGIL.

Da una prima fase di lavori (la scorsa primavera, quando si sono tenute le assemblee generali delle diverse categorie sindacali e della Camera del Lavoro provinciale) sono scaturite proposte, idee e riflessioni che dal territorio sono state inviate ai livelli regionale e nazionale per l’arricchimento del Documento congressuale.
Alla fine di questa seconda fase, cioè entro il 5 ottobre, le assemblee nei luoghi di lavoro supereranno quota mille.
Due i Documenti congressuali presentati: c’è quello dell’attuale maggioranza che ha per titolo “Il Lavoro è” e un documento alternativo denominato “Riconquistiamo tutto! 10 parole per cambiare il Lavoro e la CGIL”, presentato dall’area di opposizione “Il sindacato è un’altra cosa”.

“Già oltre duecento assemblee in una settimana: questo rende l’idea dell’intenso lavoro sindacale che ci attende in centinaia di posti di lavoro del territorio provinciale” ha detto oggi Gianni Peracchi, segretario generale della CGIL di Bergamo. “Il documento ‘Il Lavoro è’ presentato dall’attuale maggioranza (ce n’è anche uno alternativo dell’area di opposizione) proposto ai nostri iscritti è stato costruito nei mesi scorsi con una discussione preventiva e con i contributi di tutte le Camere del Lavoro e di tutte le categorie, dalla più piccola alla più grande.
Si tratta di un documento che ha registrato un amplissimo consenso e ha raccolto voglia di unità, di consolidamento di legami umani e sociali, di progetti per il futuro.
Oggi, a causa della crisi economica, dello sfilacciamento sociale, dell’atomizzazione del lavoro, sentiamo con forza questa necessità e abbiamo bisogno ancor più che in passato di prossimità.
Quella contenuta nel documento maggioritario è una proposta che dovrà essere approvata, modificata, integrata dalla nostra base. Ma che già ora immagina di rinsaldare i valori di solidarietà e di umanità e che punta ad adeguare al cambiamento in atto la nostra capacità di rappresentanza, la capacità di ottenere risultati tangibili per i nostri iscritti, per i giovani, per i pensionati, per la società in generale.
È una proposta che tiene conto di quanto di buono fatto ma anche, senza alcuna remora, di sbagli ed errori da correggere e che, una volta perfezionata e approvata, stabilirà quale dovrà essere la nostra strategia per il futuro”.

“In un momento di crisi politica e sociale il sindacato può aiutare a ricostruire coesione, fugare paure e smontare la disinformazione che impera, soprattutto, sui social” prosegue Peracchi. “Può contribuire ad arginare derive illiberali che rischiano di peggiorare le condizioni stesse di chi lavora. Europa economica e sociale, investimenti per i giovani lotta alla povertà, diminuzione delle diseguaglianze, democrazia rappresentativa, salari, qualificazione del lavoro, formazione, welfare universalistico e contrattuale, flessibilità per poter andare in pensione, tutela del potere d’acquisto, accoglienza ed integrazione, riconoscimento delle differenze ma in un quadro solidaristico più generale, investimenti, sviluppo e manutenzione delle infrastrutture, tutela ambientale, unitarietà dell’azione sindacale: sono questi alcuni dei temi principali che vengono affrontati.
Per evitare fraintendimenti e rimpallo delle responsabilità, voglio ribadire con forza che il sindacato propone, lotta, contratta ma non siede in parlamento e non fa le leggi. Così, giusto per ricordare. E misura l’azione dei governi e delle associazioni datoriali sulla base delle proprie autonome proposte, con la consapevolezza della mediazione ma sapendo anche che sui valori di rispetto, convivenza democratica e civile non si può mediare. 
Valorizzeremo le esperienze positive del nostro territorio, a partire da una buona tenuta dei rapporti unitari, portandole alle istanze superiori, attraverso partecipazione e democrazia per definire le scelte del sindacato confederale: dal basso verso l’alto e non viceversa, almeno per quanto ci riguarda. Sono valori che non hanno tempo e che guidano e guideranno la nostra azione”.