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Ripresa del lavoro: la sicurezza dall’emergenza COVID-19 al primo posto

Ripresa del lavoro: la sicurezza dall’emergenza COVID-19 al primo posto

Sta crescendo con forza in questi giorni la spinta ad una ripresa dell’attività produttiva con riapertura delle aziende. L’obiettivo è quello di evitare un crollo dell’economia e un conseguente crollo occupazionale e delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Un obiettivo giusto, quindi, ma da perseguire nell’assoluta sicurezza e nel totale rispetto delle indicazioni che provengono dal mondo della scienza e della ricerca.


Sarà una strada non semplice per molti motivi: ancora non ci sono, non solo il vaccino, ma nemmeno una certezza sui rischi di ulteriore contagio – attivo e passivo - anche per chi ha superato la malattia, e neppure una certezza sulla completa affidabilità dei vari test immunologici e tamponi.
Agire frettolosamente e senza prudenza può portare, come hanno scritto le Federazioni provinciali lombarde degli Ordini dei Medici, ad un disastro di proporzioni difficili da immaginare.
Per una ripresa in sicurezza bisognerà tener conto di moltissime variabili, a cominciare dalla diversità dei lavori a stretto contatto con le persone (sanità, assistenza, istruzione, servizi alla persona …) e quei lavori dove il “distanziamento” è più facile; ma anche in questo secondo caso va tenuto, però, conto del fatto che molti lavoratori devono servirsi, per raggiungere il proprio posto di lavoro, dei mezzi pubblici: una condizione in cui l’obiettivo del distanziamento appare poco realistico.
Vi sono, poi, le condizioni soggettive di cui tener conto: vanno sicuramente esclusi da un ravvicinato rientro al lavoro gli immuno-depressi o affetti da altre patologie che, in questo contesto, metterebbero a grave rischio la stessa vita, vanno verificate le compatibilità dei sintomatici e degli ex-COVID-19.
Bisogna, infine, tener conto delle limitate possibilità di esecuzione di test e tamponi, sia per la difficoltà di reperire a livello internazionale i reagenti, sia per evitare un sovra-utilizzo dei laboratori che, non dimentichiamolo, devono occuparsi anche di molte altre patologie.
È inevitabile, quindi, prevedere delle priorità di accesso a test e tamponi (come già ha fatto la circolare 3 aprile, del Ministero della Salute) evitando generalizzazioni o accessi fai-da-te che metterebbero ulteriormente in difficoltà le strutture sanitarie. Bisognerà, invece, attenersi scrupolosamente a quanto di volta in volta verrà indicato dagli organismi internazionali (OMS, ECDC) e nazionali (Ministero della salute, Istituto Superiore di sanità) deputati a questo compito.
Va, infine, tenuto presente che queste condizioni e queste priorità possono cambiare, anche rapidamente, se, come ci si augura, dovessero avere uno sbocco positivo gli studi in atto, ad esempio, al S. Matteo di Pavia per un affidabile test sierologico, anche questo, naturalmente, ad accesso tramite prescrizione medica, quindi gratuito e rispettando le priorità.
Un graduale rientro nelle condizioni di normalità dovrà vedere un impegno collettivo per ripensare l’organizzazione del sistema sanitario superando quei limiti che sono risultati evidenti (l’insufficiente dotazione di terapie intensive, la debolezza della rete territoriale e della continuità assistenziale, l’eccessivo protagonismo regionale nella gestione emergenze).

Bergamo. 9 aprile 2020.
(or amb)