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Riorganizzazione della rete riabilitativa. Nasce la nuova struttura "Degenze di comunità"

NASCE LA NUOVA STRUTTURA “DEGENZE DI COMUNITÀ”
La DGR XI/2019 prevede la riorganizzazione della rete riabilitativa: Presidi Socio Sanitari Territoriali (PreSST) e Presidi Ospedalieri Territoriali (POT). Nella nuova struttura “Degenze di comunità” confluiranno le “Cure intermedie”, i posti sub-acuti e post-acuti.

I molti tentativi, succedutisi negli ultimi anni, di riorganizzare la rete riabilitativa regionale stanno a dimostrare come sia obiettivamente difficile applicare alla riabilitazione classificazioni rigide (come quelle utilizzate per i ricoveri per “acuti”). I provvedimenti regionali hanno, nel tempo, oscillato tra poli opposti: da un lato la netta separazione tra riabilitazione sanitaria e riabilitazione socio-sanitaria (cui corrispondevano le due Direzioni Generali di Sanità e Famiglia, spesso in concorrenza tra loro), dall’altro il tentativo di superare questa divisione cercando di uniformare le regole. Il risultato di questi tentativi è stata la proliferazione di classificazioni e categorie: riabilitazione specialistica, di mantenimento, generale e geriatrica, intensiva, estensiva, di alta complessità, posti tecnici, sub acuti, post acuti, cure intermedie … categorie spesso complicate da suddivisioni interne in ulteriori “profili” o “livelli”: un ginepraio in cui gli stessi operatori sanitari fanno tuttora difficoltà ad orientarsi, per non parlare degli utenti.


La nuova DGR, frutto anche di un confronto con Cgil Cisl Uil, prevede di far confluire in un “livello base” delle Degenze di comunità le attuali “degenze post-acute e di riabilitazione di mantenimento/stabilizzazione (afferenti alle cure intermedie)”; le attuali degenze sub-acute confluiranno, invece, in un “livello avanzato” sempre delle Degenze di Comunità.
A questo processo sono interessate soprattutto strutture sociosanitarie mentre resteranno con il regime attuale i posti letto di riabilitazione ospedaliera.
La DGR elenca i requisiti strutturali e di personale (il “minutaggio”) ma nulla dice sulla cosa più importante e cioè le tariffe. Ogni struttura sociosanitaria, per decidere se aderire o meno all’operazione, dovrà fare bene i conti e verificare se il rimborso tariffario regionale consentirà di far fronte alle spese che requisiti strutturali e di personale comportano.
La novità più importante di questa operazione è l’investimento sulla figura dell’infermiere nelle degenze “a gestione infermieristica” del “livello base” previste per “attività di ricovero breve a elevato impegno sanitario, rivolta a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di un supporto clinico di medio/bassa intensità non erogabile a domicilio, per inidoneità del domicilio stesso (strutturale e/o sociale) o perché necessitano di assistenza o sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna”. Questi moduli organizzativi, di 20 posti letto al massimo, saranno posti sotto la responsabilità igienico sanitaria di un medico (che può essere anche un medico di medicina generale) e sotto la responsabilità gestionale-organizzativa di un coordinatore infermieristico. I moduli di “livello avanzato” saranno invece previsti per “pazienti affetti da postumi di un evento acuto o da scompenso clinicamente non complesso di una patologia cronica, che necessitano di supporto medico ed infermieristico nelle 24 ore giornaliere, di procedure diagnostiche e/o terapeutiche di base che non devono essere necessariamente eseguite in un ospedale per acuti e di supporto all’autonomia”; per questi moduli la presenza del medico deve essere assicurata nelle 24 ore giornaliere.
A differenza di quanto prevede il Piano Nazionale della cronicità che attribuisce all’Ospedale di comunità con “reparti a gestione infermieristica” un importante ruolo nell’assistenza dei malati cronici, nella DGR manca qualsiasi riferimento all’integrazione della nuova struttura nel modello lombardo di presa in carico dei pazienti cronici. Vista la complessità del modello lombardo non risulterebbe peraltro semplice prevedere l’integrazione delle Degenze di comunità nell’affollata serie di figure già presenti (gestore, co-gestore, clinical manager, centro servizi …).
Nonostante i limiti, comunque, la nuova struttura vale la pena di essere avviata perché contribuisce a semplificare e razionalizzare il confuso catalogo delle unità d’offerta riabilitative e perché, se sostenuta da investimenti sul personale, contribuisce a dare risposta a bisogni assistenziali in crescita.

La DGR detta disposizioni anche per il riordino di POT e PRESST. Nella nostra provincia di POT ce n’è uno solo – Calcinate – non ancora entrato nel pieno delle funzioni soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale; su questo tema, comunque, la DGR non introduce nuove disposizioni.
Più complessa è la situazione dei PreSST che dovrebbero sostituire il ruolo degli ex Distretti per quanto riguarda le attività di medicina di territorio previste dai LEA. Un’operazione difficile per le ASST che, secondo la DGR dovrebbero coordinare e integrare Medici di Medicina Generale e strutture sociosanitarie, ma il “Modello Lombardo” assegna all’ATS il ruolo di coordinamento e integrazione su MMG e strutture sociosanitarie, e non alle ASST cui fanno capo i PreSST. Maggiori possibilità di successo hanno, invece, la gestione delle dimissioni protette,il ruolo di aiuto e informazione agli utenti nelle richieste di accoglienza in unità d’offerta sociosanitarie e l’apertura di ambulatori infermieristici. Si tratta di attività che, in molti Distretti, erano già da tempo avviate e che hanno ora la possibilità di proseguire e generalizzarsi, ma solo se i PreSST saranno dotati del personale necessario.
In quali territori e in quali strutture dovranno essere avviati i nuovi servizi sono decisioni che dovranno ora vedere un confronto con i Comuni e gli Ambiti e con le Organizzazioni Sindacali.

Allegati: DGR 2019/2019. Delibera ATS budget anno 2019 cure intermedie (ex post acuta e riabilitazione strutture sociosanitarie)

 

Bergamo. 6 settembre 2019.
(or amb)