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Case di riposo e rete sociosanitaria. Bergamo in difficoltà

Resi noti i dati regionali 2017 sulla rete di offerta delle Case di Riposo
RSA: Bergamo sotto la media regionale sia per numero di posti letto che per intensità dell’assistenza
in difficoltà anche l’assistenza domiciliare, le cure palliative e le misure innovative di residenzialità leggera e RSA aperta

In un recente incontro con le Organizzazioni Sindacali la Direzione Generale Welfare della Regione ha fornito alcuni dati sulla rete delle RSA in Lombardia utili per confrontare l’offerta tra le varie ATS lombarde. Il quadro conferma una persistente situazione di debolezza della nostra provincia comparativamente ad altri territori.

Necessario cambiare la "riforma" sanitaria lombarda

TROPPI PROBLEMI. NECESSARIO CAMBIARE LA “RIFORMA” SANITARIA LOMBARDA
Documentate prese di posizione dagli Ordini dei medici e dalle associazioni dei primari ospedalieri.
Emerge con chiarezza l’errore di aver marginalizzato il ruolo dei medici di medicina generale e aver investito sul ruolo del “gestore”

Si stanno moltiplicando le prese di posizione ufficiali che mettono in luce sia l’impraticabilità che le conseguenze negative della riforma sanitaria lombarda. In questi giorni un gruppo di lavoro istituito all’interno dell’Ordine dei Medici di Milano ha reso pubblico un documento sulle “Possibili ricadute medico-legali in ambito di responsabilità medica …”:

Un nuovo grave caso di corruzione nella sanità lombarda

Un nuovo grave caso di corruzione nella sanità lombarda
DAI PIANI ANTICORRUZIONE DELLE AZIENDE SANITARIE EMERGE CHE LA LOTTA ALLA CORRUZIONE NON È PRESA SUL SERIO E NON È UNA PRIORITÀ
l’impronta mercantile della sanità lombarda favorisce i fenomeni corruttivi e la formazione di un ceto dirigente non orientato a spirito di servizio

Dopo l’ennesimo grave scandalo nella sanità lombarda è necessario cercare di capire meglio quali sono le ragioni profonde di questi fenomeni, come vengono contrastati, cosa si dovrebbe fare; certamente non basta fermarsi alla cronaca (un déjà vu: tangenti, pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche di cui non avevano bisogno, insaziabile sete di ricchezza da parte di dirigenti e medici già ricchissimi …).

La proposta di sostituire il Servizio Sanitario Nazionale con Fondi aziendali non garantisce né equità né efficienza

Entusiasmo di Sole24ore e Confindustria per un doppio servizio sanitario, uno pubblico per i poveri e uno a finanziamento aziendale per chi può pagare
IL PASSAGGIO DAL SERVIZIO SANITARIO UNIVERSALISTICO A FONDI AZIENDALI O CONTRATTUALI NON GARANTISCE NÉ EQUITÀ NÉ EFFICIENZA

Entusiasmo sul Sole24ore di oggi (1 febbraio) per il “nuovo modello USA” proposto dall’accordo tra Amazon, JP Morgan e Buffet per la gestione del welfare sanitario direttamente da parte delle aziende in alternativa a quello pubblico (che peraltro negli USA ha i buchi che tutti conosciamo). Confindustria entusiasticamente parla, per bocca del suo presidente, di “industria della salute come driver anche per l’estero”.
Che il servizio sanitario produca posti di lavoro (nel pubblico e nel privato) e favorisca la crescita non c’è alcun dubbio; ma questo effetto economico non deve essere scambiato per la finalità del servizio sanitario e neppure va scambiato il sistema misto pubblico/privato nell’erogazione dei servizi sanitari con il sistema misto o alternativo nel finanziamento e nell’accesso ai servizi tramite fondi aziendali o di categoria.
Sempre sul Sole24ore di oggi il presidente del gruppo “Scienze per la vita” di Confindustria dice chiaro e netto, senza diplomazia, che l’obiettivo è che “il sistema sanitario pubblico garantisca le cure ai meno abbienti e ai casi più gravi e complessi”. Quindi una sanità per i poveri e una sanità per chi può pagare di più.

In arrivo le lettere di Regione e ATS per la scelta del 'Gestore' dei percorsi di cura per i malati cronici

“nuovo percorso di presa in carico del paziente cronico e/o fragile”
IN ARRIVO LE LETTERE DI REGIONE E ATS PER LA SCELTA DEL “GESTORE” DEI PERCORSI DI CURA PER I MALATI CRONICI
sono molti gli aspetti critici del nuovo modello che stravolge il ruolo dei medici di base e degli specialisti, senza garanzie di una più efficace presa in carico dei pazienti

Sono già state spedite dall’ATS le prime lettere ai malati cronici per informarli sull’avvio del nuovo modello regionale di presa in carico dei malati cronici e per invitarli, in prima battuta, a recarsi dal proprio medico di medicina generale (MMG) per essere aiutati nella scelta del “gestore”.
Ma cosa dovranno scegliere i pazienti? Dovranno scegliere prima di tutto se aderire o non aderire al “nuovo modello”. Se scelgono di non aderire proseguono con le modalità precedenti; con l’adesione al “Percorso di presa in carico del paziente cronico e/o fragile” (DGR 7655 del 28/12/2017) il paziente, invece, deve scegliere un “Gestore” con il quale stipulare un “Patto di cura” cioè un vero e proprio contratto con impegni reciproci. Il paziente si impegna ad aderire alle terapie e alle indicazioni previste dal “Piano assistenziale individuale” (PAI) predisposto dal Gestore, il quale, oltre a predisporre il PAI e a controllare che il paziente lo segua davvero, si prenderà carico della prenotazione degli esami e visite specialistiche previsti nel Piano.
I medici di medicina generale possono assumere il ruolo di “gestore” solo se associati a delle cooperative. E qua sta il primo problema. In provincia di Bergamo i medici di famiglia che hanno aderito al progetto regionale sono il 57% (in realtà un po’ meno perché dal conteggio sono stati esclusi i medici più anziani), quindi circa la metà degli assistiti si troverà a poter scegliere il proprio medico di medicina generale mentre i pazienti dei MMG non aderenti alle cooperative dovranno scegliersi un gestore tra le tre ASST (le ex Aziende Ospedaliere: Bergamo, Treviglio e Seriate) o altri privati accreditati come gestori. Un numero modesto di MMG si è proposto con il ruolo di “co-gestore”, ovvero una forma di collaborazione parziale con gestori diversi dai medici curanti. È questo, forse, il punto più debole della riforma adottata in Lombardia perché, a seconda della scelta del proprio medico, il paziente avrà un trattamento oppure un altro e non sarà neppure tutto così semplice come recitano i volantini informativi.