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Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci chiede alla Regione di cambiare la proposta di riforma della Legge 23

Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci chiede alla Regione di cambiare la proposta di riforma della Legge 23 e di rinviare di un anno la scadenza dei Piani di Zona.
Contestato il ruolo puramente consultivo degli Enti Locali. I delegati CGIL di ATS e ASST Lombardia contrari allo spezzettamento del Dipartimento di Prevenzione. CGIL CISL UIL presentano emendamenti alla riforma.

Proprio in questi giorni si ha una nuova conferma di quanto sia stata grave l’incidenza della pandemia COVID-19 in Regione Lombardia e in particolare a Bergamo, dove si registra il dato più alto in Italia di diminuzione della speranza di vita alla nascita, e questo proprio a causa dell’elevata mortalità dovuta alla pandemia. In quei giorni molte voci si erano levate, soprattutto in campo scientifico ma anche dagli stessi vertici della Regione, per denunciare alcuni evidenti limiti del Modello Lombardo di organizzazione del servizio sanitario: estrema debolezza dei servizi territoriali a partire dalla rete dei Medici di Medicina Generale, scarso coinvolgimento dei Comuni e dei loro Servizi, depotenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione, scarso coordinamento con la rete ospedaliera e la specialistica, … ma, man mano che il tempo passava, queste voci si affievolivano, fino ad arrivare alle attuali proposte di riforma della Legge 23/2015 che, come se nulla fosse accaduto, introducono cambiamenti non all’altezza delle necessità.

Sanità pubblica / Sanità privata: la situazione a Bergamo

Un auspicabile equilibrio tra sanità pubblica e sanità privata non può basarsi su un progressivo indebolimento della sanità pubblica, pena pagare dei prezzi molto alti di fronte alle situazioni di crisi sanitaria.

Pochi giorni fa, il 28 giugno, l’ATS ha pubblicato la delibera (n. 558) con la quale viene attribuito il budget annuale alle strutture di ricovero. È una delibera importante perché le varie strutture devono programmare la propria attività cercando di non superare quel tetto di spesa. Nonostante, poi, siano anche altre le variabili che determinano la spesa effettiva (che può differenziarsi da quella di previsione), la delibera ha un rilevante valore indicativo perché i numeri mostrano le scelte di indirizzo della Regione, attraverso il proprio braccio operativo sul territorio, cioè l’ATS.

Il porto delle nebbie: nessuna chiarezza sui temi centrali di adeguamento del modello lombardo alle regole nazionali del servizio sanitario

Una “bozza riservata” presenta indicazioni generiche e a volte contraddittorie di revisione della Legge 23.
Disattese le richieste di ristrutturare e potenziare i Dipartimenti di prevenzione.

Il 16 dicembre 2020 il Ministro della Salute inviava al Presidente della Regione Lombardia una lettera che, sulla base di un documentato studio elaborato da AGENAS in collaborazione con la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, si concludeva stabilendo in 120 giorni il tempo ritenuto congruo per modificare la Legge 23/2015 (la cosiddetta riforma sanitaria lombarda) allineandola alle norme nazionali. Mancano quindi ormai pochi giorni allo scadere del termine ma ancora non si intravvede alcuna proposta di Legge Regionale che possa dare un’idea definita della direzione che la Giunta Regionale intende perseguire.

Incontro ATS Cgil-Cisl-Uil del 18 marzo

Un quadro ottimistico e rassicurante che purtroppo non rispecchia la realtà.
Le nostre proposte al Direttore Generale ATS.

Si è svolto lo scorso giovedì 18 marzo l’incontro delle Organizzazioni Sindacali col Direttore Generale ATS dott. Massimo Giupponi per il periodico monitoraggio della situazione provinciale rispetto al contrasto alla pandemia.
Ci è stato dipinto un quadro rassicurante e ottimistico della situazione, ma basta aprire i giornali o sentire un TG per imbattersi in una realtà molto diversa. Non che siano state fornite informazioni false (sugli organici della prevenzione ATS però, sicuramente reticenti) ma prevalentemente orientate a valorizzare il lavoro svolto dall’ATS e a vantare importanti risultati. Purtroppo negli stessi giorni, se non nelle stesse ore, sui giornali locali si leggevano titoli come “Prima dose e richiamo. La Bergamasca fanalino di coda” (Eco di Bergamo), “Verso l’esaurimento di posti di terapia intensiva COVID” (Corriere BG), oppure “Estremamente fragili, l’attesa infinita” (Eco di Bergamo). Non ci si può certo aspettare che il Direttore dell’ATS si metta sparare sull’azienda che dirige, anche se il cattivo esempio, su questo, lo stanno dando proprio i suoi superiori Fontana, Moratti e Bertolaso.

Mentre si avvicina la zona rossa, Regione Lombardia cambia la piattaforma per la prenotazione delle vaccinazioni

Esautorato l’ente regionale A.R.I.A. protagonista di disastrose e costose operazioni (dalla tessera sanitaria all’acquisto dei vaccini anti-influenzali). Ora la gestione passerà alle Poste.

Che il sistema informatico regionale avesse seri problemi non c’era bisogno dell’esperienza COVID per saperlo. Lo sapeva chiunque avesse avuto necessità di accedere a qualche prestazione di bonus regionale o alle varie doti (da ultimo l’inaccessibile bonus per assistenti familiari). Ora, però la situazione è diventata insopportabile: i giornali sono pieni di testimonianze raccolte da persone anziane inviate, per le vaccinazioni anti COVID-19, a chilometri di distanza o avvisate poche ore prima della convocazione o, ancora, per i numerosi casi di difficoltà di accesso.
C’è da chiedersi come mai un territorio, che in materia di tecnologia e servizi è all’avanguardia non solo in Italia, per i servizi di Regione Lombardia mostri, invece, inefficienza e inadeguatezza. Basta guardare i numeri: alla data del 4 marzo in Lombardia solo il 68,5% dei vaccini ricevuti è stato utilizzato, al 13° posto dietro Molise, Sicilia, Abruzzo e su su fino al Trentino Alto Adige, al primo posto con l’84,9%.

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