Le promesse del Ministro Moratti sulla continuità per il tempo pieno si rivelano una beffa
Ridotto il personale nelle scuole a tempo pieno e insufficienti dotazioni in tutte le altre
Prevale una concezione assistenziale del tempo scuola

Le scuole con modello di tempo pieno “storico” hanno potuto finora contare su un organico di 2 insegnanti per ogni classe (1:2) e questo ha consentito di realizzare, grazie alle compresenze, un modello organizzativo ricco, articolato e flessibile, con percorsi individualizzati, gruppi di livello, laboratori, progetti speciali per alunni stranieri e nomadi...
Il ministro Moratti, all’avvio della sua riforma, in risposta alla mobilitazione di tutto il mondo della scuola, aveva a più riprese assicurato che il tempo pieno non sarebbe stato toccato.
Ora che la riforma è a regime e in molte scuole la richiesta dei genitori si è orientata verso i modelli orari più lunghi (27ore obbligatorie più 3 opzionali più 10 di assistenza mensa), ecco che mancano i docenti per assicurare la copertura del tempo scuola, del puro e semplice orario di base, senza pensare alle compresenze, ai laboratori e ai percorsi personalizzati che caratterizzano i modelli del tempo pieno. La soluzione adottata è allora quella di togliere i docenti dalle scuole a tempo pieno (passando dal rapporto 1:2 ad un rapporto 1:1,5) e distribuirli su tutte le altre scuole. Le scuole a tempo pieno, con la loro dotazione di personale, vengono così presentate come “un lusso”, un “privilegio” che stride con la carenza di personale delle altre scuole. Le promesse del ministro Moratti si rivelano dunque per una beffa: ora le scuole a tempo pieno si trovano a dover scegliere tra la chiusura di un laboratorio o di un percorso personalizzato per alunni con difficoltà di apprendimento, senza peraltro che i problemi di organico siano completamente risolti a livello provinciale.
Come ampiamente denunciato fin dall’inizio, l’unica variabile presa in considerazione dal Ministro è il tempo scuola come pura variabile oraria assistenziale; nessuna sensibilità per i modelli organizzativi, per le attività realizzate, l’articolazione delle figure docenti, che hanno portato la scuola elementare italiana ad essere una delle migliori del mondo.
Sale la protesta dei genitori nelle scuole a tempo pieno, ma sale anche quella dei genitori nelle altre scuole, che giustamente non accettano una versione puramente assistenziale del loro tempo scuola (nella maggior parte dei casi 2 sole ore settimanali di compresenza!), hanno ugualmente bisogno di personale per articolare laboratori e gruppi (come peraltro prevede la stessa riforma Moratti) che non devono essere una opportunità solo per le scuole a tempo pieno….
Nella logica della riforma è evidente che a pari struttura oraria debba corrispondere pari organico. Quello che la riforma non ha fatto è di introdurre, nella definizione degli organici, un’analisi del grado di complessità delle scuole (quanti alunni con handicap, quanti stranieri, in che territorio..) ed elementi di valutazione qualitativa (su quali progetti). Le scuole a tempo pieno sono così danneggiate per la perdita di un precedente - ed a lungo sperimentato – modello didattico-pedagogico; le altre scuole sono danneggiate perché messe nell’impossibilità di qualificare il proprio orario.
La CGIL sostiene e condivide l’iniziativa di protesta dei vari comitati genitori e chiede che tutte le scuole siano messe in grado di assicurare un servizio educativo di qualità e venga consentita la prosecuzione dei modelli scolastici di tempo pieno.

Bergamo, 29 aprile 2005

Sportello genitori CGIL
Pierfranca Longoni
Segreteria CGIL Bergamo
Orazio Amboni



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