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Un'altra
idea di scuola |
Il documento
“Bertagna”: fra utopia (poca)
e rassegnazione (tanta)
di Giancarlo Cerini
Giornata della Memoria:
per non dimenticare la Shoa
Un'altra
scuola è possibile:
analisi
critica della proposta di riforma scolastica Bertagna - Moratti
Il
documento “Bertagna”: fra utopia
(poca) e rassegnazione (tanta)
di Giancarlo
Cerini
..le conseguenze sociali del modello educativo che il testo della riforma Moratti propone (con una netta divaricazione dei percorsi formativi a 14 anni, di tipo "qualitativo") desta grandi preoccupazioni. Aleggia, magari al di là delle stesse intenzioni degli estensori, l’idea di una scuola "funzionalista" che deve collocare nella società a diversi livelli di responsabilità (con o senza compiti dirigenziali, si esplicita con molta ingenuità a proposito dei corsi di istruzione superiore, di minor pregio rispetto ai paralleli corsi universitari). La collocazione avverrà certamente secondo i meriti (e tra di essi "spicca" anche la "buona" condotta dell’allievo), ma ci si dimentica che senza un consapevole intervento educativo i meriti sono spesso frutto di contesti sociali e culturali di per sé avvantaggiati. Già oggi, ci ricordano le ricerche del Censis, il successo scolastico si "tramanda" da una generazione all’altra della stessa famiglia. Allora, perché accentuare questo "familismo" individualista, questo rapporto "personalizzato" con l’istituzione scolastica, quasi un "fai da te" che finisce per avvantaggiare i ceti sociali più avvertiti ? Dove sta, in questo approccio "liberista" la legittimità di un riferimento al pensiero di Don Milani, che pure campeggia in qualche pagina del documento? Insomma, molti commentatori hanno interpretato diversi passaggi del documento, nei quali la proposta culturale intenzionale della scuola diventa una "libera offerta" ai genitori (come nel caso della scuola dell’infanzia), come una rinuncia ad un ruolo più incisivo delle istituzioni scolastiche pubbliche. Non emerge l’idea-guida di una scolarizzazione "estesa" come sfida culturale, difficile ma affascinante; della scuola come luogo dell’incontro con la cultura che si fa stimolo dell’intelligenza e della conoscenza, fonte degli indi-spensabili "saperi di cittadinanza e responsabilità". E’ emblematico che perfino la Confindustria abbia messo in guardia circa l’impoverimento della proposta formativa della scuola, perché una precoce canalizzazione dei percorsi formativi (anticipata a 14 anni come in nessun altro paese europeo) potrebbe ridurre la forza formativa dell’istruzione (mentre il mondo delle imprese richiede lavoratori a più alto tasso di intelligenza creativa e di intraprendenza cognitiva) e confermare la tradizionale marginalità del canale "professionale", indebitamente riservato alla parte più debole della popolazione. La differenziazione dei percorsi, che era già emersa anche nel primo modello di riforma dei cicli proposto dal Ministro Berlinguer (con lo schema 6+6 una prima scelta veniva compiuta a 12 anni), ci era stato rimproverato dall’OCSE nel suo rapporto 1998 di "check-up" della riforma scolastica italiana. Ma in quelle proposte, la precocità delle scelte (a 12 anni nel progetto iniziale, a 13 anni nella legge 30/2000) veniva poi "compensata" dall’estensione dell’obbligo scolastico fino a 15 anni (rispettivamente con un triennio o un biennio di scolarità secondaria obbligatoria per tutti). Nel documento Bertagna l’obbligo scolastico è invece declassato a ferrovecchio di fine ottocento (meraviglia la dimenticanza di un richiamo alla Legge 9/99, che aveva elevato a 10 anni l’obbligo scolastico – e solo in via provvisoria esteso a 9 anni). E’ vero che nella proposta odierna si riconferma l’obbligo formativo fino ai 18 anni, ma questa soluzione, nel nostro paese, è ancora assai gracile, perché soggetta a troppi elementi aleatori (insensibilità civile e culturale, difficoltà economiche, mancanza di strutture adeguate, debolezza del canale formativo non scolastico). Inoltre, nel documento resta l’ambiguità del rapporto tra dimensioni dell’istruzione "disinteressata", della formazione professionale, dell’apprendistato lavorativo (che rappresentano tre "fasi" ben distinte, necessarie ed in sequenza di un percorso verso l’adultità ed invece sono considerati quasi "momenti" intercambiabili e fungibili).
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CGIL
Scuola - Camera del lavoro di Bergamo
Sportello genitori @ CGIL - Associazione Pro.TEO
MERCOLEDI’
23 GENNAIO 2002
ORE 15,30
Casa
del Giovane - via Gavazzeni, 13 - Bergamo
Un'altra
scuola è possibile
Analisi
critica della proposta di riforma scolastica
Bertagna-Moratti
GIANCARLO
CERINI
Dirigente tecnico - Direzione regionale Emilia Romagna - CIDI
Interverranno:
DAMIANO PREVITALI - Dirigente Scolastico Scuola di base
MICHELE NICASTRI - Dirigente Scolastico Istituto Superiore
GIANGABRIELE VERTOVA - Docente Liceo Classico
EMILIA NALDI – Comitato Genitori Istituto Superiore
CANTALUPO LIVIO - Studente Istituto Superiore
Al termine del dibattito concluderà i lavori
MAURIZIO LAINI - Segretario Camera del Lavoro di Bergamo