Domani in Consiglio provinciale l’ordine del giorno dell’Unione delle Province d’Italia
LA SCOMPARSA DELLE PROVINCE: LE CONSIDERAZIONI DEL SEGRETARIO DELLA FUNZIONE PUBBLICA-CGIL DI BERGAMO, MARCO BRUMANA
“Ci auguriamo che emerga con chiarezza il problema legato ai servizi ed al personale”

Anche a Bergamo, come nel resto d’Italia, domani la Provincia sarà impegnata in una seduta di Consiglio aperta per ribadire il dissenso ad una Italia senza le Province.
Di seguito, il commento di Marco Brumana, segretario generale provinciale della Funzione Pubblica CGIL.

“Al primo punto in discussione domani in Provincia ci sarà l’ordine del giorno proposto dall’ufficio di presidenza dell’Unione Province d’Italia, un testo che ha per titolo: ‘No all’Italia senza le province’. Lo stesso ordine del giorno verrà sottoposto all’approvazione di tutti i Consigli provinciali di tutte le province d’Italia. L’Amministrazione provinciale di Bergamo arriva a questa scadenza senza aver attivato un minimo di confronto con le organizzazioni sindacali e con la RSU dell’ente su un tema così delicato per il futuro di centinaia di lavoratori, anzi avendo sostanzialmente sospeso qualsiasi trattativa sul contratto decentrato per gli anni 2012-2014.
Eppure anche le organizzazioni sindacali si sono chiaramente espresse contro l’abolizione di fatto delle province
, o meglio contro lo svuotamento delle loro funzioni, come previsto nell’articolo 23 della manovra Monti, perché dietro la facciata della riduzione dei costi della politica, (riduzione, peraltro, già prevista in modo drastico sia per il numero dei consiglieri e che degli assessori e che avrebbe dovuto entrare in vigore con il primo rinnovo di tali organi - art.15, comma 5 del D.L. 138/2011), in realtà c’è un provvedimento demagogico, assai poco tecnico ma molto di immagine, le cui conseguenze potrebbero portare alla lievitazione dei costi dei servizi ed a un incremento di spesa anzicchè ad un risparmio.
A dirlo, non sono solo gli amministratori provinciali o il sindacato: lo dice anche l’Università Bocconi, tanto cara al suo ex Rettore, oggi Presidente del consiglio, Monti Monti. Il Professor Roberto Zucchetti, presentando all’Assemblea dell’UPI una ricerca curata dalla Università Bocconi, ha evidenziato che secondo tale studio il passaggio di funzioni dalle Province a Regioni e Comuni creerebbe sprechi e inefficienze. Analizzando le spese di tutte le istituzioni locali la ricerca certifica che, nel totale della spesa corrente, quella delle Province rappresenta solo 4,5%, contro il 72,7% delle Regioni e il 22,8% dei Comuni. Analizzando i bilanci e le spese per le funzioni, Zucchetti ha infine sostenuto che le ‘Province svolgono funzioni essenziali. Se si cancellano le Province si aboliscono i servizi, non i costi della politica’.
Un punto che ci sta a cuore è il fatto che, di fonte a scelte che rendono incerto il futuro di centinaia di lavoratori, la Provincia di Bergamo, a differenza di altre Province, non è giunta a scadenza consigliare manifestando la propria preoccupazione per i destini dei propri dipendenti e dei pubblici servizi da essi forniti, cercando di coinvolgere le rappresentanze dei lavoratori in una battaglia che si presume comune. Questo riteniamo sia stato un errore”.

Ricordiamo che
secondo la nuova disciplina introdotta dall’articolo 33 del D.L. 201/2011, nel testo definitivo derivante dalla sua conversione in legge, spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. Inoltre, entro il 31 dicembre 2012: “Lo Stato e le Regioni, con propria legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni, entro il 31 dicembre 2012, le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, le stesse siano acquisite dalle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. In caso di mancato trasferimento delle funzioni da parte delle Regioni entro il 31 dicembre 2012, si provvede in via sostitutiva, ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, con legge dello Stato.” Infine: “Lo Stato e le Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedono altresì al trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferite, assicurando nell’ambito delle medesime risorse il necessario supporto di segreteria per l’operatività degli organi della provincia”.
Per le Province che devono rinnovare i loro organi entro il 31 dicembre 2012 è, inoltre, previsto il loro commissariamento, ai sensi dell’art. 141 del D.Lgs 267/200, sino al 31 marzo 2013,
mentre per le altre Province gli organi resteranno in carica fino alla loro naturale scadenza, procedendo poi alla loro elezione secondo la disciplina contenuta nello stesso articolo 23 della D.L. 201/2011.

In merito alle sopraccitate disposizioni “sono stati annunciati ricorsi alla Corte Costituzionale”, continua Brumana, “ma  le scadenze risultano estremamente ravvicinate generando tra amministratori e dipendenti un clima di incertezza, tale da minacciare il regolare funzionamento degli uffici e dei servizi, visti, peraltro, anche gli ulteriori tagli di risorse nei confronti delle Province disposti nei diversi provvedimenti finanziari che si sono succeduti nel corso del 2011. Non mancano, inoltre, quelli che vedono nello svuotamento di compiti e funzioni delle province, un’occasione per ridurre il numero dei dipendenti pubblici ed acquisire al settore privato la gestione di importanti servizi pubblici. Per ora, si rimane in attesa della individuazione da parte dello Stato e delle Regioni delle funzioni indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni affidate alle Province, distinte da quelle che, invece, verranno direttamente svolte dalle Regioni, c’è da chiedersi come potranno essere concretamente ed efficacemente gestiti quegli importanti servizi, nonché i relativi compiti amministrativi, che oggi sono affidati alle Province proprio in quanto ente intermedio tra il comune (troppo piccolo) e la regione (troppo grande e distante) in materie quali: la viabilità e la manutenzione delle strade provinciali, i trasporti, la caccia e pesca con il relativo apparato sanzionatorio, i compiti svolti in materia di lavoro e di formazione professionale, di edilizia scolastica e di istruzione secondaria, di tutela del territorio e dell’ambiente provinciale, ecc.
Hanno ragione dunque quegli amministratori, di altre province, che si sono dichiarati preoccupati del futuro dell’amministrazione ambientale, della gestione della viabilità e del personale dipendente.
Un aspetto che finora è mancato in Provincia di Bergamo è proprio quello del confronto coi dipendenti e le loro rappresentanze sindacali. Ci auguriamo, quindi, che nella discussione dell’ordine del giorno dell’UPI, domani, emerga con chiarezza il problema legato ai servizi ed al personale e non soltanto quello del ridimensionamento degli organi politici e della riduzione dei costi della politica. Per parte nostra sicuramente ci impegneremo perché il futuro occupazionale dei dipendenti della provincia non venga posto in secondo piano, ma anzi costituisca l’argomento qualificante dell’attività della prossima RSU”.

Bergamo, lunedì 30 gennaio 2012