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Prima
vittoria dopo il decreto
Restauratori, prorogati i
termini del bando per ottenere la qualifica
FILLEA-CGIL
da mesi denuncia: “Le nuove norme restringono accesso a
professione”
Una
prima vittoria è arrivata
nella vicenda della nuova normativa che
regolamenta lo svolgimento della “prova di idoneità” per ottenere
la qualifica di restauratore di beni culturali e quella di
“collaboratore” di beni culturali. È,
infatti, stato prorogato al 30 aprile 2010 il termine di scadenza
(inizialmente previsto per il 31 dicembre 2009)
per la presentazione delle domande per
il conseguimento delle qualifiche professionali. Dunque c’è
più tempo per presentare la documentazione.
La
proroga dei termini del bando era, per FILLEA-CGIL,
FILCA-CISL e FENEAL-UIL, una
pre-condizione per garantire i tempi tecnici per l'analisi e la
valutazione delle proposte.
I restauratori, un po’ in tutt’Italia, sono in subbuglio a causa
di un Decreto
del 30 marzo scorso (n.53/2009)
che, per il sindacato, “limita l’accesso all’esame di idoneità
e continua a lasciare indefiniti e poco esigibili i sistemi di
attestazione anche per coloro che non dovrebbero necessitare della
prova per definire legittimamente la propria posizione
professionale”.
“Se
la legge resta immutata, sarà molto più complicato diventare
restauratori” ripete da mesi Luciana
Fratus della segreteria provinciale FILLEA-CGIL. “Il
testo del Decreto tende ad
escludere dalla prova d’esame tutti quei lavoratori che si sono
formati, lavorando per anni, direttamente nei cantieri. Già
di per sé si tratta di lavoratori che, malgrado una grande
specializzazione e con tanti anni di studio alle spalle, godono di
meno tutele e spesso di minor salario rispetto agli altri lavoratori
dell’edilizia. C’è gente che si trova da dieci anni nel settore
ma è ancora in condizioni di precarietà. Quella
del riconoscimento dei titoli professionali è una questione che si
trascina da anni”.
In
tutta Italia nei mesi scorsi si era levata la protesta degli operatori
del restauro
contro le novità sul bando per l'accesso alla professione. Contro
questo provvedimento, infatti, FILLEA-CGIL,
FILCA-CISL e FENEAL-UIL avevano lanciato unitariamente una petizione
al presidente della Repubblica. Il
12 dicembre in piazza Santi Apostoli a Roma si è anche svolta una
manifestazione su questo tema. Nelle ultime settimane è stato aperto
un confronto formale sulle proposte del sindacato per la modifica
della normativa.
A livello nazionale la FILLEA-CGIL ha deciso di promuovere un ricorso
dei lavoratori del restauro e sostenere legalmente l’impugnazione
del Decreto davanti al TAR del Lazio (il ricorso è stato presentato
il 23 luglio scorso).
A
Bergamo
e in provincia sono una cinquantina i restauratori con contratti di
lavoro dipendente (rintracciabili perché iscritti alla Cassa edile),
a cui vanno aggiunti molti altri che sono liberi professionisti,
quelli assunti con contratti a progetto, o contratti diversi da quello
dell’edilizia (legno, chimica…). Il settore del restauro è quasi
esclusivamente al femminile (si tenga conto, ad esempio, che alla
riunione organizzata dalla FILLEA-CGIL regionale a Milano su 160
restauratori presenti, 140 erano donne).
Bergamo,
lunedì 18 gennaio 2010
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