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La mostra “Gli altri”,
nell’ex convento di San Francesco in Città Alta
EMIGRANTI D’ALTRI TEMPI E IMMIGRATI DI OGGI: CHI DA BERGAMO È PARTITO
E CHI, INVECE, CI È ARRIVATO
Venerdì 10
dicembre, i fotografi Balena e Giussani incontrano i visitatori
Chi è
finito in Francia, in Belgio, ma anche in
Asia,
Africa, Australia. Partito come boscaiolo, poi diventato esperto
tagliatore di canna da zucchero o minatore alla ricerca d’oro: sono
gli emigranti
bergamaschi
del secolo scorso, quelli che lasciarono una
provincia ora diventata
destinazione dei migranti di oggi.
Una mostra aperta
fino al 27 febbraio nelle
sale del Museo Storico di Bergamo Alta
li mette in
dialogo,
attraverso un allestimento fotografico suggestivo:
facce di allora e facce di
oggi, contrappunto le une delle altre.
L’esposizione si chiama “Gli altri.
La transizione del territorio bergamasco da luogo di emigrazione a
luogo di immigrazione” è stata curata dall’Istituto
Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di
Bergamo (Isrec), dalla Biblioteca “Di Vittorio” CGIL e dalla
Fondazione Bergamo nella Storia. I primi due istituti attraverso una
raccolta paziente che dura da anni hanno accumulato
immagini antiche che
documentano le vie migratorie dei bergamaschi del passato. Del tutto
nuove, anzi commissionate ad hoc,
sono invece le immagini dei migranti in arrivo, quelli che qui hanno
deciso di fermarsi.
I due fotografi del progetto, Roberto Giussani e Isabella Balena,
incontreranno i visitatori della mostra venerdì prossimo, 10 dicembre,
alle ore 17.30 nella sala Capitolare del Museo Storico.
“Ci siamo proposti di rappresentare le migrazioni attraverso le
immagini dei volti e, con l’aiuto delle storie che le didascalie
suggeriscono, abbiamo immaginato un dialogo tra coloro che a Bergamo
nacquero per poi partire e coloro che, invece, qui si sono stabiliti”
spiega Eugenia Valtulina,
responsabile della Biblioteca “Di Vittorio” e una delle curatrici
della mostra. “’Le mille storie di chi fa la storia senza
saperlo’, aveva scritto una volta Gian Carlo Pajetta, parlando delle
vite delle donne e degli uomini che hanno fatto il nostro paese,
lottando nelle battaglie per i diritti politici e sindacali,
combattendo il fascismo e partendo per l’estero, a cercar fortuna e
risorse. Chi è andato e chi è arrivato, chi si è fermato altrove per
sempre e chi spera di poter rientrare. Perché, come dice Samir,
operaio algerino che vive in Val Seriana, “il libro della vita è
scritto già prima di nascere, alcuni fanno fortuna in cinque anni,
altri in venti non riescono a combinare niente…io ci sto riprovando””.
Bergamo, lunedì 6 dicembre
2010 |