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NUOVE
REGOLE SULLE ISPEZIONI AZIENDALI
LA CGIL DI BERGAMO: "ALTRO CHE PROGETTO TRASPARENZA,
COSÌ
SI SVUOTA IL SERVIZIO ISPETTIVO DELLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL
LAVORO"
La
CGIL di Bergamo torna a parlare del rischio che accompagna
l'applicazione delle nuove regole sulle ispezioni
aziendali: dopo la lettera indirizzata
alla Direzione Provinciale del Lavoro di Bergamo il 24 febbraio
scorso (in allegato, a firma di Luigi Bresciani), il sindacato di
via Garibaldi, insieme
al suo Ufficio Vertenze, ha organizzato, una
conferenza stampa sul tema.
Erano
presenti all'incontro, Luigi
Bresciani, segretario generale della
CGIL, Martino Signori della
segreteria provinciale e Carmelo
Ilardo, responsabile dell'Ufficio Vertenze: si è
discusso del rischio che la legge
n. 133/08 e la
Direttiva Sacconi del 18 settembre 2008 "svuotino
le professionalità di chi opera nei servizi ispettivi e di
vigilanza, in particolare nelle Direzioni Provinciali del Lavoro".
La Direttiva emanata dal Ministro del Lavoro, della Salute e
delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, stabilisce, infatti, le
nuove linee guida che le
Direzioni provinciali e regionali dovranno seguire nella
programmazione e nello svolgimento dell'attività di vigilanza e di
ispezione nelle aziende. La Direttiva indica agli ispettori il
quadro dei compiti e delle modalità di accertamento in una nuova
logica di servizio e di "collaborazione" con gli
imprenditori.
"Continua
l'attacco del Governo
al riconoscimento delle tutele dei lavoratori , soprattutto per
quanto riguarda la salvaguardia
della salute e la messa in sicurezza del proprio ambiente di lavoro.
Si tratta di un'azione avviata con la legge
133/2008 attraverso la cancellazione delle norme emanate
nella scorsa legislatura (che contrastavano il lavoro nero,
l'evasione contributiva e tentavano di agire contro i continui
incidenti nei luoghi di lavoro) e continuata con successive
disposizioni del Ministro del Lavoro (tra cui il "Progetto
trasparenza ed uniformità dell'azione ispettiva" avanzato dal
Ministero con una circolare lo scorso mese di aprile). Disposizioni
che sembrano facilitare
l'adozione di comportamenti collaborativi e di
"comprensione" verso le imprese, al posto degli
"obsoleti" comportamenti "censori".
Niente più ispezioni su denuncia del singolo lavoratore,
soprattutto se il suo contratto è già certificato dagli enti
bilaterali; il contenzioso d'ora in poi dovrà essere demandato
all'organo di conciliazione monocratica, con tutti i rischi che ciò
potrà comportare al lavoratore nei riguardi della propria azienda
allorché in prima persona sarà chiamato ad esporsi per denunciare
le irregolarità perpetrate e riscontrate.
Gli ispettori non andranno più a controllare le imprese a seguito
di richiesta d'intervento. Dovranno invece limitarsi ad effettuare
accertamenti alle aziende in base ai programmi ispettivi
prestabiliti, già predisposti.
Dei
Programmi ispettivi per il 2009, varati dal Ministero, non si
comprende affatto la ratio visto che non si è tenuto conto né
degli insediamenti imprenditoriali presenti nei territori, né tanto
meno del volume di irregolarità commesse negli anni precedenti. Di
conseguenza sono inevitabili dubbi e preoccupazioni riguardo allo
svolgimento di un'attività di vigilanza che metterà in prima fila,
per numero di accertamenti, regioni come la Calabria piuttosto che
la Lombardia o il Piemonte ed il Veneto.
Secondo la CGIL , l'obiettivo è
un altro: trasformare il ruolo ed i compiti dell'ispettore, così
come recita la circolare del Ministro, in una figura di
'accompagnatore-consulente' dell'impresa i cui ambiti di
competenza saranno, in un breve lasso di tempo, sempre più
ristretti e soggetti al controllo delle controparti; soprattutto se
l'ispettore non dovesse 'soddisfare' le attese delle aziende.
Diversamente
come spiegare il "Progetto trasparenza ed uniformità
dell'azione ispettiva", che, nell'allegato, fornisce una scheda
su cui riportare l'eventuale giudizio negativo sull'operato
dell'ispettore?
Siamo
in presenza di un'operazione politica che, attraverso questa
disposizione, intende portare a conclusione il processo di
normalizzazione dell'attività ispettiva già avviato con la legge
133.
In quest'ottica vanno, dunque, visti la riduzione del numero degli
accertamenti prevista dalla circolare del Ministro, che dovranno
essere effettuati solo per determinate fattispecie merceologiche; il
taglio degli stanziamenti destinati a questa attività.
Questo
depotenziamento della figura dell'ispettore
avrà effetti immediati e devastanti soprattutto per quanto riguarda
la lotta al sommerso e all'evasione contributiva, già in crescita
in conseguenza della grave crisi economica che stiamo attraversando.
Una
situazione assurda
A
"interlocutori qualificati" estranei all'amministrazione
(organizzazioni datoriali, consulenti del lavoro, sindacati) è data
la possibilità di effettuare un'azione di controllo sul merito
delle attività svolte dagli organi ispettivi e dagli ispettori del
lavoro.
A
questi soggetti è, infatti, attribuita la possibilità di segnalare
ai direttori delle Direzioni provinciali del lavoro le eventuali
violazioni che, a loro dire, gli ispettori avrebbero commesso in
base al Codice disciplinare ed alla prassi ministeriale (concetto
piuttosto difficile da definire, visto che le circolari e le
risposte agli interpelli su una stessa materia variano al cambiare
della maggioranza politica al governo!).
Ricevuta l'indicazione, il dirigente dovrà sentire il segnalante e
potrà anche arrivare ad annullare in via di auto-tutela l'atto
redatto dall'ispettore, anche senza procedere ad una sua eventuale
audizione (non ci sono menzioni al riguardo nella circolare!).
Qualora
la risposta del dirigente non sia ritenuta soddisfacente i soggetti
sopra definiti interlocutori qualificati potranno chiedere, tramite
le loro organizzazioni nazionali, un riesame della segnalazione
indirizzandola alle Direzioni generali dell'attività ispettiva.
E' una situazione palesemente
assurda nella quale le
controparti istituzionali degli ispettori del lavoro, controparti
sottoposte tra l'altro alla vigilanza dello stesso ispettorato del
lavoro, hanno facoltà di giudicare e determinare il comportamento
di questi funzionari pubblici.
E' uno stravolgimento che apre una contraddizione con la
natura di ufficiale di polizia giudiziaria che l'ispettore riveste e
per la quale risponde solo al Pubblico Ministero e non certo alle
contro parti individuate dalla circolare.
Siamo ancora in tempo per avviare una forte iniziativa di contrasto
volta ad impedire che queste disposizioni arbitrarie possano
diventare senso comune. La CGIL, insieme alla FP-CGIL, si sta
attivando in tutte le sedi per impedire che ciò avvenga".
(Estratti dal commento di Claudio Treves e Mauro Beschi, CGIL
nazionale)
Bergamo,
mercoledì 17 giugno 2009 |