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Certificazioni
della Commissione istituita presso la Fondazione Marco Biagi di
Modena
“UN
CATTIVO ESEMPIO DI USO DEGLI STRUMENTI ‘ATIPICI’,
PROPRIO LÀ DOVE SONO NATI”
Due
contratti impugnati dall’Ufficio vertenze CGIL di Bergamo
Due
lavoratori,
Adjei Clement e Qouanini Johan Appiah, vengono assunti con un
contratto a progetto. La mansione richiesta, però, è quella di
consegnare giornali alle edicole. “Quale
autonomia della prestazione e quale tipo di progetto stanno dietro
ad un’attività di trasporto e consegna di prodotti editoriali?”
si chiedono i sindacalisti della CGIL di Bergamo. Ciò
che più li ha sorpresi è
che a dare il via libera
all’inquadramento a progetto dei due lavoratori, cioè
a certificare la genuinità dei contratti, è stata la
Commissione istituita presso la
Fondazione Marco Biagi all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Dunque, il presunto cattivo uso degli strumenti “atipici”
forniti dal legislatore è stato realizzato proprio là dove questi
strumenti sono stati messi a punto.
I
due lavoratori, entrambi immigrati, alla scadenza del loro contratto
a progetto dopo 11 mesi di lavoro presso la Cooperativa Isonzo
Multiservices di Azzano San Paolo (Bergamo), si sono rivolti
all’Ufficio Vertenze CGIL provinciale per chiedere tutela.
La cooperativa non si è presentata alla convocazione presso la
Direzione provinciale del lavoro (Dpl) per il tentativo di
conciliazione. Ha, invece, risposto inviando il documento di
certificazione rilasciatole dalla Commissione istituita presso la
Fondazione Marco Biagi, che nel periodo della certificazione, fra
novembre e dicembre 2008, era presieduta dal professor Michele
Tiraboschi. Per effetto
della certificazione, così come previsto dal decreto legge 276/2003
(cioè il decreto attuativo della Legge Biagi), la cooperativa non
riconosce alla locale Dpl alcuna titolarità per la fase di
conciliazione. Pretende, invece, che il tentativo di conciliazione
si tenga presso la sede della Commissione di Certificazione, cioè a
Modena.
“Ci sembra irragionevole che una Commissione di Certificazione
composta da ben 9 membri, apparentemente tutti super qualificati, possa
certificare un’attività di trasporto e consegna di giornali quale
contratto di lavoro autonomo con esistenza di un progetto di
lavoro” commentano Mauro
Rossi segretario generale provinciale di NIDIL-CGIL, Carmelo Ilardo
dell’Ufficio vertenze CGIL e Cesare Beretta segretario generale
provinciale FILT-CGIL,
i tre soggetti sindacali che stanno lavorando alla vertenza già
avviata. Dal sindacato di via Garibaldi a Bergamo è partita il 10
aprile
una
lettera (in
allegato)
in cui si spiegano i termini del caso e che è stata indirizzata
alla Commissione di Certificazione della Fondazione Marco Biagi di
Modena e ai Servizi Ispettivi alla Direzione Provinciale del Lavoro
di Bergamo.
“Davvero non capiamo quale progettualità esista in una simile
attività, che coincide tra l’altro con l’attività ordinaria
dell’azienda, e quale autonomia di orario e organizzazione del
lavoro possa avere un lavoratore che, con il furgone dell’azienda,
deve consegnare i giornali nelle edicole di una prestabilita zona
della provincia di Bergamo” continuano i tre sindacalisti della
CGIL. “Riteniamo
grave tale provvedimento di certificazione che va addirittura al di
là della pur contestata Legge 30/2003. Ci
sembra veramente curioso che rinomati professori che hanno difeso
dal primo giorno i contenuti di quella legge (sostenendo che
l’introduzione dei contratti a progetto avrebbe contribuito a
smascherare le false Co.Co.Co.) certifichino come veri contratti a
progetto che, invece, sono stipulati per il trasporto di
giornali”.
A dimostrazione degli enormi dubbi legati all’utilizzo
del contratto a progetto per attività quali quelle esercitate dai
due lavoratori della Isonzo Multiservices si ricorda anche la
vicenda dell’accordo sindacale regionale firmato da Legacoop e
dalla sola Clacs-CISL: si tratta di un accordo del 2007 che
regolamentava l’utilizzo dei contratti a progetto nel settore
dell’autotrasporto e per il quale Legacoop ha ritirato la firma
nel gennaio del 2008, anche a seguito delle numerose segnalazioni
sindacali della CGIL.
"A preoccuparci davvero” concludono dalla CGIL di
Bergamo, “è la diffusione sempre più vasta delle forme di lavoro
in qualità di socio-collaboratore a progetto, in cui agli svantaggi
dell’essere socio di una cooperativa spuria si aggiungono gli
svantaggi del contratto di collaborazione a progetto. Oltre al caso
della Isonzo Multiservices ci risultano altri casi di cooperative
che ‘assumono’ soci a progetto per attività di facchinaggio se
non addirittura all’interno della produzione (intermediazione di
manodopera)”.
Bergamo,
martedì 14 aprile 2009
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