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CONTRATTO
DEL COMMERCIO: OLTRE
120 LAVORATORI AUCHAN DI BERGAMO FIRMANO
UN ORDINE DEL GIORNO CONTRO L’ACCORDO SEPARATO
Sono
state 126 le firme raccolte in
appena tre giorni fra
i lavoratori dell’Auchan di via Carducci a Bergamo
contro la firma separata, il 19 luglio scorso a Roma, di
FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL che hanno rinnovato, così, il Contratto
Nazionale di Lavoro del Commercio. In tutt’Italia sono circa 2
milioni i lavoratori del settore, mentre in bergamasca raggiungono
quota 55mila.
I lavoratori contestano con forza l’inserimento dell’obbligo del
lavoro domenicale e la riduzione dei permessi retribuiti per i nuovi
apprendisti. Ad essere contestate sono anche le modalità con cui si
è arrivati alla firma di un accordo che presenta condizioni diverse
da quelle contenute in piattaforma, senza che mai si sia tornati a
consultare i lavoratori.
Nel supermercato Auchan di via Carducci, dove lavorano circa 290
dipendenti, il 30 luglio scorso si erano svolte 5 assemblee. In
quella sede era sorta l’esigenza di stendere un ordine del giorno
da far sottoscrivere ai lavoratori. Per questo, il giorno
successivo, il 31 luglio, è cominciata la raccolta firme.
Di
seguito, il testo dell’ordine del giorno sottoscritto dai 126
lavoratori.
“I lavoratori di Auchan Bergamo riuniti in assemblea,
venuti a conoscenza della firma separata riguardo all’ipotesi di
accordo del CCNL Commercio, esprimono parere negativo sul contenuto
dello stesso, sulla mancata consultazione al riguardo dei lavoratori
quali diretti interessati e sul conseguente metodo disunito adottato
tra le parti sindacali. In particolar modo all’interno del
documento esprimono dissenso sull’obbligatorietà del lavoro
domenicale nonché sulle nuove norme regolatrici
dell’apprendistato e al riguardo di questi due punti in
particolare chiedono ai firmatari di ritornare sulle decisioni prese
al fine di difendere fermamente quelli che vengono reputati diritti
irrinunciabili della classe lavoratrice.
Essi vogliono infine ricordare come la frattura tra le
organizzazioni sindacali ricada direttamente su di loro costretti a
pagare in prima persona le scelte effettuate, oltre che causare un
clima di grande sfiducia che inevitabilmente mina la credibilità
dei sindacati stessi indebolendoli e rendendoli vulnerabili nel
futuro”.
Bergamo,
venerdì 8 agosto 2008
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