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Rinnovo
del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del
Terziario, Distribuzione e Servizi.
Confcommercio rompe in maniera strumentale la trattativa, Filcams,
Fisascat e Uiltucs Nazionali dichiarano sciopero
Con
un comunicato pieno di falsità, la Confcommercio
ha rotto martedì pomeriggio, 25 settembre, a Roma la trattativa per
il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del
Terziario, della Distribuzione e dei Servizi, scaduto il
31 dicembre 2006 e che interessa quasi 2 milioni di lavoratori.
Le trattative sono iniziate, nei fatti, a metà marzo di
quest’anno. Fin da subito è apparso chiaro l’atteggiamento
dilatorio e strumentale della Confcommercio che, con argomentazioni
pretestuose, si è rifiutata di entrare nel merito delle richieste
della piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali e ha
posto come pregiudiziale una discussione sugli avvisi comuni (che
molto probabilmente avrebbe voluto che il sindacato accettasse a
scatola chiusa) da presentare al Governo sul tema del Mercato del
Lavoro. La faticosa mediazione raggiunta dopo due incontri nel mese
di aprile è stata quella di discutere sia degli avvisi comuni, sia
delle richieste della nostra piattaforma. Richieste che prevedevano,
tra l’altro, tra i punti più qualificanti un aumento salariale di
78 euro al 4° livello, miglioramenti normativi per il part-time, i
contratti a termine e l’apprendistato, attraverso una riduzione
della precarietà e una maggiore stabilizzazione dei rapporti di
lavoro, nonché un miglioramento dell’assistenza sanitaria
integrativa e un rilancio delle relazioni sindacali, della
bilateralità.
Il confronto sugli avvisi comuni in materia di apprendistato,
contratti a termine e contratti di inserimento su cui ci eravamo
lasciati a luglio, aveva prodotto un testo già quasi definito,
anche se con alcune nostre precisazioni di merito. Se l’avviso
comune sul Mercato del Lavoro non ha visto la luce la responsabilità
ricade tutta su Confcommercio che, a un certo punto, ha ritenuto di
toglierlo dal tavolo negoziale, magari per “buttarla in
politica” e avere poi più libertà per attaccare strumentalmente
il Governo e CGIL, CISL e UIL sul Protocollo del 23 luglio 2007.
Nella riunione del 13 settembre, dopo una decina di incontri in sede
di Commissione Ristretta, Confcommercio ha affermato che la nostra
piattaforma era troppo onerosa e che prevedeva un incremento del
costo del lavoro del 9% e che senza “concrete contropartite” il
negoziato non poteva andare avanti, che non era praticabile “una
linea di confronto tradizionale” e che si rendeva necessario un
incremento di produttività e un diverso concetto di flessibilità
organizzativa.
Le Segreterie Nazionali, nel contestare queste affermazioni, hanno
precisato che non esiste un rinnovo contrattuale a “costo zero”
e hanno chiesto a Confcommercio di chiarire cosa intendessero per
produttività, flessibilità e costi. Stiamo però ancora aspettando
una risposta.
Nell’incontro di martedì Confcommercio, così come si era
impegnata a fare, avrebbe dovuto illustrarci, punto per punto, i
“costi economici”e illustrarci le loro idee in materia di
produttività, flessibilità, ma, con un voltafaccia dell’ultima
ora, contravvenendo ad ogni regola di trattativa e venendo meno
anche ad un etica dei rapporti sindacali “si è data alla fuga”,
mandando all’incontro una propria “delegazione tecnica” che si
è limitata a leggere il comunicato poi dato alla stampa.
Prendiamo atto che Confcommercio ha paura del confronto di merito
sui problemi semplicemente perché non ha argomenti seri e quindi
accusa le organizzazioni sindacali di “rigidità” e di
“mancanza di flessibilità” che invece è tutta interna alla sua
delegazione trattante.
Le segreterie
nazionale di Filcams, Fisascat e Uiltucs, intendono dare
una risposta adeguata ad un atteggiamento lesivo della dignità
delle lavoratrici e dei lavoratori del Terziario, della
Distribuzione e dei Servizi per ottenere un rinnovo contrattuale che
recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni e che crei le
condizioni per un futuro meno incerto per le giovani generazioni,
per le donne e per gli uomini del nostro paese.
Per questi motivi le segreterie nazionali dei sindacati di categoria
dichiarano una giornata nazionale di sciopero (intero
turno di lavoro) quale risposta all’arroganza di Confcommercio per
SABATO 17 NOVEMBRE
(per chi lavora su sei giorni) e VENERDI’
16 NOVEMBRE (per chi lavora sui cinque giorni). Ulteriori
iniziative e modalità, saranno definite nella riunione nazionale
della delegazione trattante previsto per l’ 8 ottobre a Roma.
28
settembre 2007
Le
segreterie nazionali
FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTuCS-UIL |