L’ISEE diventa R.E.T.E.
La Regione Lombardia cambia l’ISEE
una scelta non condivisibile

La decisione era stata preannunciata ufficialmente nel DPEFR ed è stata, poi, confermata in un incontro con le Organizzazioni Sindacali regionali. Per la Regione Lombardia, nel quadro della definizione del cosiddetto “modello lombardo di welfare”, è una priorità abbandonare l’ISEE e passare a R.E.T.E. (Reddito Equivalente per i Trattamenti Equitativi).
Il nuovo strumento di misurazione del grado di benessere (per quanto se ne sa; manca infatti un testo completo della proposta; ci si basa su una sintesi fornita alle OO.SS. durante l’incontro) dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

Nucleo familiare. Non sono previsti cambiamenti.

Reddito. Si passa dal reddito imponibile Irpef al “reddito effettivamente disponibile”. Il cambiamento comporta il conteggio sia delle detrazioni (non vengono però precisate) sia di tutte le entrate attualmente non conteggiate (ad es. assegno di accompagnamento).

Patrimonio immobiliare. Scompare la detrazione fissa per l’abitazione in proprietà. Va dichiarato solo il valore eccedente i 200.000 euro (circa 400 milioni di lire per il valore catastale: rientrano nella franchigia quindi anche abitazioni di lusso). Viene prevista ancora la detrazione del mutuo residuo (fino a 150.000 euro).

Valutazione del patrimonio. Mentre con l’ISEE il patrimonio veniva conteggiato nella misura fissa del 20%, con RETE si distingue una quota che varia dal 20%, fino ad una soglia di 50.000 euro e il 40% per la parte eccedente i 50.000 euro. Una sorta di maggiore progressività, quindi.

Scala di equivalenza. Invece dell’attuale parametro aggiuntivo (0,5) per la presenza di un disabile, è prevista una detrazione in cifra fissa. È quindi percentualmente più rilevante per i redditi più bassi.

Reddito familiare ricalcolato. Viene prevista la soglia di un reddito minimo di 5.000 euro sotto la quale - essendo ritenuto a rischio di dichiarazione falsa - scatterebbero controlli automatici.
Lo strumento di RETE non sarebbe “rigido” ma “
flessibile”, verrebbe cioè adattato, caso per caso, ad ogni singola prestazione (sostegno affitti, borse di studio, buono scuola, prestazioni assistenziali...).

Alcune valutazioni sulla proposta

Prima ancora di entrare nel merito tecnico della proposta va sottolineato l’impatto della decisione su tutti gli enti erogatori (comuni, case di riposo, scuole materne, asili nido....).
Con difficoltà l’utilizzo dell’ISEE si sta progressivamente estendendo ad un numero crescente di servizi. Gli enti locali si sono dovuti dotare di procedure, hanno dovuto formare il personale, hanno stipulato convenzioni con i centri di assistenza fiscale, hanno dovuto ricalcolare le tariffe e le fasce, con un lavoro non semplice, come bene sanno tutti gli addetti ai lavori. Anche ammettendo che il nuovo strumento sia davvero più efficace nella misurazione del grado di benessere, vale la pena? I miglioramenti sono tali da giustificare una vanificazione di tutto il lavoro fatto finora? A noi pare di no; ci pare che alcuni indubbi limiti dell’ISEE potevano (come hanno già fatto amministrazioni intelligenti - ad es. tavolo tecnico per buoni L. 328) essere corretti con facilità facendo leva sulle fasce e le percentuali di contribuzione o prevedendo comunque, come elemento aggiuntivo di selezione previsto dalla normativa, il conteggio dell’assegno di accompagnamento.
La proposta di adozione di uno strumento “lombardo”, poi, vanifica anche tutto il lavoro di costruzione di una banca dati nazionale presso l’INPS. Va rilevato che una circolare della Guardia di Finanza (11 novembre 2002, prot. 393000 - controlli sostanziali della posizione reddituale e patrimoniale dei nuclei familiari dei soggetti beneficiari di prestazioni sociali agevolate), nell’assicurare un impegno del Corpo ad effettuare controlli “limitati e selettivi rispetto al numero complessivo di prestazioni sociali agevolate” fa esplicito riferimento alla banca dati INPS come strumento per consentire e favorire i controlli. Ovviamente la soluzione “lombarda” obbligherebbe a ripartire da zero anche qui; casomai controlli se ne volessero davvero fare.
Ma la scelta della Regione avrebbe anche dei costi aggiuntivi; attualmente i CAAF erogano gratuitamente il servizio in quanto sono già compensati da una tariffa INPS e usufruiscono di un software integrato con quello delle dichiarazioni fiscali. Con il nuovo strumento RETE, invece, non si potrà più contare sul rimborso INPS e tutta la spesa ricadrà sulla Regione (ad es. Fondo Affitti) o sui Comuni. Per non parlare delle ben note difficoltà di accesso ai servizi on line della Regione.
La soluzione regionale, inoltre, non dà nessuna risposta ai due problemi più grossi che ha comportato la normativa nazionale sull’Isee e cioè la questione del nucleo familiare a se per gli ultra65enni utenti di prestazioni integrate e la questione posta dall’art. 2, comma 6, del 130/2000 (rivalsa sui parenti obbligati art. 433 codice civile), questione che sta provocando ricorsi al TAR (per lo più bocciati) in molte regioni e, da qualche tempo, anche a Bergamo tra i parenti degli ospiti del Gleno.
Vi sono, infine, anche altri dubbi, più di carattere politico. Ad esempio, la scelta di prevedere una flessibilità di RETE a seconda del tipo di prestazione sociale non può non insospettire se si considera quanto è successo con il buono scuola e le borse di studio. Mentre per le borse di studio cui potevano accedere tutti gli studenti delle scuole, pubbliche e private che fossero, si applicava con rigore l’Isee standard, per il buono scuola (scuole private) si utilizzava un “isee” addomesticato, senza il patrimonio e senza i redditi di altri componenti del nucleo familiare che non fossero i genitori.
C’è anche il fondato timore di una progressiva riduzione del carattere universalistico delle prestazioni di welfare e di una accentuazione ed estensione della selettività anche alla sanità: l’Isee o RETE si trasformerebbero da strumenti di prova dei mezzi per una compartecipazione ai costi di alcuni servizi a strumento per l’accesso a prestazioni residuali di un “welfare dei poveri” essendo previsto, per gli altri, un welfare a pagamento, finanziato (come propone il DPEFR) con fondi che da integrativi si trasformerebbero in sostitutivi, in particolare del servizio sanitario nazionale.

Bergamo, 21 novembre 2003

Orazio Amboni - Segreteria Cgil Bergamo