CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

15 giugno 2011

DOTE CONCILIAZIONE DELLA REGIONE LOMBARDIA
GIUSTO L’OBIETTIVO, SBAGLIATI GLI STRUMENTI

 

 La Regione Lombardia ha pubblicato un bando per l’accesso alla “Dote conciliazione”, un contributo alle madri per conciliare lavoro e impegni familiari.
Giustissimo dunque l’obiettivo, ma, per molti motivi, la Regione ha scelto strumenti sbagliati, anzi, strumenti che rischiano di avere risultati controproducenti e che si pongono in contrasto con il lavoro svolto fin qui dalle parti sociali e da molti Comuni.
Per favorire la conciliazione tra lavoro e tempi della genitorialità, infatti, si è sempre cercato di FAVORIRE IL PART TIME, e invece il bando della Dote Conciliazione pone come condizione per l’accesso la rinuncia al part time.

Si è sempre cercato di favorire l’accesso ai CONGEDI PARENTALI (ad esempio il progetto “A casa con tuo figlio il primo anno di vita” del Comune di Bergamo) e, invece, il bando prevede espressamente la rinuncia all’utilizzo dei congedi.
Un’altra scelta fondamentale è sempre stata la ricerca di coinvolgere entrambi i genitori e favorire un’assunzione di responsabilità anche da parte del padre, e invece il bando si rivolge esclusivamente alle madri.

Un grande passo indietro, quindi; ma c’è anche dell’altro.

Per questa iniziativa la Regione mette a disposizione 480.000 euro (cioè 300 Doti di 1.600 euro ciascuna) per ognuna delle sei province che parteciperanno alla “sperimentazione”: Mantova, Monza, Brescia, Cremona, Lecco, Bergamo. Ma, mentre Lecco e Cremona hanno 300.000 abitanti, Bergamo e Brescia ne hanno più del triplo. Le risorse quindi non sono proporzionate alla popolazione.

Non è previsto nessun limite di ISEE o di reddito e pertanto potranno ricevere lo stesso aiuto donne in difficoltà economica e donne in condizione agiata.

L’accesso alla dote è riservato solo alle madri con un figlio inferiore all’anno nel periodo giugno-dicembre 2011; si privilegia la casualità della nascita e dell’età rispetto a parametri più importanti come la condizione economica o la situazione di monogenitorialità.

Risulta davvero difficile capire, poi, il perché siano state escluse le lavoratrici dipendenti da grandi aziende (sopra i 250 dipendenti) mentre siano ammesse libere professioniste o imprenditrici. La Dote è infatti riservata a “dipendenti” di piccole-medie-imprese o riservata a libere professioniste e imprenditrici. Con queste limitazioni restano escluse tutte le lavoratrici precarie (*) (con contratti a progetto, di collaborazione; come ha ben documentato il recente convegno della Diocesi di Bergamo, questa è la condizione prevalente di tante giovani mamme). Si arriva al paradosso che la precaria impiegata a progetto in uno studio professionale con uno stipendio ridottissimo venga esclusa dalla dote, ma ci possa accedere la sua datrice di lavoro ingegnere o avvocatessa. Ma nemmeno se la dipendente fosse assunta con normale contratto a tempo indeterminato potrebbe accedervi perché uno studio libero-professionale non è una piccola media impresa, o meglio, lo è solo se è costituito in società, e molti studi non lo sono.
Se l’obiettivo era davvero un aiuto alla genitorialità, perché introdurre queste assurde discriminazioni? Bisognava guardare solo le condizioni di reale bisogno, e non altro.

Un’altra obiezione, radicale, a questa iniziativa della Regione, è che si tratta dell’ennesima iniziativa occasionale, una tantum (come la dote lavoro, la dote formazione, i vari bonus che si sono succeduti con annunci strepitosi e poi lasciati cadere). Non è l’avvio di una politica che guarda al futuro, che cerca di rendere stabili e solidi i servizi per la famiglia e l’infanzia. Tant’è vero che i Comuni e gli Ambiti Territoriali sono stati totalmente esclusi. I nidi territoriali (siano essi pubblici o privati) sono messi sullo stesso piano del baby parking o della baby sitter a ore. E l’utilizzo dello strumento “dote”, vero feticcio per questa amministrazione regionale, non aiuta la crescita e il consolidamento di servizi territoriali qualificati, con personale professionalmente preparato e stabile. Quale genitore affida il proprio bambino (inferiore all’anno!) in mani non sicure?

E, infine, anche le parti sociali sono state escluse dalla partita, chiamate solo ad applaudire in sala l’assessore davanti alle TV lo scorso 7 aprile, in un’indecente presentazione di un “accordo territoriale per la conciliazione”. Sindacati e Associazioni datoriali non hanno potuto partecipare a nessun momento di programmazione, sebbene anche nel nostro territorio non siano mancati progetti e iniziative di conciliazione, per favorire il part time, per favorire il rientro in azienda dopo la maternità, per favorire orari flessibili.

L’impressione è che la Regione, come spesso accade, abbia voluto fare un’iniziativa di facciata, propagandistica, lanciare uno spot per promuovere la propria immagine sui giornali, ma della sostanza dei problemi poco si sia curata, altrimenti avrebbe agito diversamente.

Dopo questa prima tappa della “Dote Conciliazione” si passerà alla seconda tappa, il finanziamento di progetti territoriali per la “consulenza” e la “promozione” della conciliazione. Vedremo se si continuerà sulla stessa strada o se si vorranno ascoltare quei soggetti che, nei rispettivi campi di intervento e di responsabilità hanno qualcosa da dire oltre a quello che già fanno (non solo i Comuni e le parti sociali, ma anche le cooperative che gestiscono servizi, le associazioni di volontariato che gestiscono i doposcuola interculturali e gli spazi gioco nei periodi di chiusura delle scuole …).

Bergamo, 15 giugno 2011.
(or amb)

(*) dopo le numerose proteste ricevute, la Regione ha deciso di equiparare le lavoratrici precarie parasubordinate (a progetto, collaborazione, ecc.) alle libere professioniste e pertanto anche a loro è possibile accedere alla dote conciliazione. (settembre 2011)

Scheda informativa a cura dello Sportello Genitori Cgil
Allegato A al Decreto Regionale (Indicazioni per la partecipazione alla dote conciliazione)
Allegato B al Decreto Regionale 5353 del 14/06/2011 (Regole per il riconoscimento e la gestione della Dote Conciliazione Servizi alla Persona e Dote Conciliazione Premialità Assunzione)
Depliant informativi ASL Bergamo: per mamme, per aziende.
(or amb)

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