COMUNICATO

CONTRIBUTO PER IL PAGAMENTO DELL’AFFITTO
AI LAVORATORI LICENZIATI O IN MOBILITÀ

Amboni, Dipartimento Welfare CGIL: “L’iniziativa va nella direzione giusta. Ma i requisiti restringono troppo la platea dei beneficiari

Bergamo, venerdì 2 ottobre 2009

“L’iniziativa di sostegno va nella direzione giusta” commenta
Orazio Amboni del Dipartimento Welfare CGIL di Bergamo. “Abbiamo verificato, infatti, che la maggior parte di coloro che si rivolgono agli sportelli attivati dai Comuni e dalla Caritas in aiuto alle famiglie colpite dalla crisi economica, lo fa perché è in difficoltà proprio col pagamento dell’affitto”.

Le ombre, però, nella procedura non mancano:

“I requisiti previsti da bando restringono eccessivamente la platea dei beneficiari. Innanzitutto non pare giusto limitare ai soli “licenziati” o “in mobilità” l’accesso al beneficio. Sono molti, ad esempio, i lavoratori caduti nella disoccupazione a causa del mancato rinnovo di contratti a tempo determinato. Formalmente non sono “licenziati” ma la condizione è di fatto la medesima. Si ricordi che, dai dati diffusi dai Centri per l’Impiego, ormai la maggior parte degli avviamenti lavorativi avviene a tempo determinato e non più a tempo indeterminato; analogamente per i lavoratori “somministrati”, cioè gli interinali o i collaboratori a progetto con contratti non rinnovati. Si tratta di categorie numerose e particolarmente svantaggiate, tant’è vero che le stesse norme per gli ammortizzatori sociali “in deroga” hanno tenuto conto anche di loro proprio perché spesso sono quelli che vivono le peggiori condizioni lavorative ed economiche.

Lascia perplessi, poi, anche la scelta di limitare il beneficio solo a chi abbia già fatto domanda per il Fondo Sostegno Affitti (per il quale occorre essere residenti in Italia da 10 anni e da almeno 5 in Lombardia) o a chi risieda in un appartamento di edilizia residenziale pubblica a canone non agevolato. Restano quindi esclusi dal beneficio quei lavoratori residenti in abitazioni del mercato privato (assai più costoso, come è noto) la cui situazione economica sia improvvisamente e drammaticamente cambiata con il licenziamento. Costoro, infatti, non hanno potuto fare domanda per il Fondo Affitti (perché avevano, allora, un ISEE superiore ai circa 13mila euro di soglia stabilita dal bando), non hanno la casa di edilizia residenziale pubblica e ora non possono nemmeno chiedere l’aiuto del nuovo provvedimento”.