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La Regione Lombardia ha diffuso un
comunicato stampa nel quale si
annuncia l’attivazione di 1.145 posti letto per le cure sub acute
(118 a Bergamo). È l’ennesimo annuncio, ma forse stavolta la cosa si farà
davvero perché nel comunicato si dice che è in corso di approvazione una
specifica delibera regionale (anche quella già data per approvata, sul
Sole 24 Ore, più di una settimana fa).
L’istituzione dei posti letto per cure “sub acute” è prevista dall’allegato
15 alla DGR 937/2010 sulle regole di sistema per il 2011
(ne abbiamo parlato in una
nota di commento del 17 dicembre
2010). Si tratta di posti letto dedicati a “pazienti, prevalentemente
anziani, dimessi dall’ospedale ma non in condizioni di poter essere
adeguatamente assistiti al proprio domicilio” e di “pazienti,
prevalentemente anziani e/o cronici caratterizzati da una tendenza alla
instabilità clinica, quando le possibilità di assistenza domiciliare non
offrano garanzie sufficienti”. La proposta, pertanto, viene incontro a
quella che è stata più volte denunciata come una delle principali
criticità del sistema sanitario bergamasco e per la quale sono state, nel
tempo, annunciate diverse soluzioni: l’incremento di 135 posti letto di
riabilitazione (proposto come obiettivo in più Documenti di Programmazione
dell’ASL), l’istituzione di posti letto di “cure intermedie” (annunciata e
quantificata negli Accordi Quadro per lo Sviluppo Territoriale, mai
realizzati), l’avvio sperimentale di posti letto contrattati con le
aziende ospedaliere nel quadro del progetto “Teseo” finanziato dall’ASL e
affidato con criteri sui quali sarebbe utile un supplemento di indagine
(contabile e giudiziaria).
I problemi nascono dal fatto che per istituire i nuovi posti bisogna
chiuderne altri: secondo la DGR 937, almeno mille a
livello regionale e preferibilmente di riabilitazione
perché, sulla base dell’accordo Stato Regioni (Patto per la salute)
la Lombardia dovrebbe scendere dall’1 allo 0,7 per mille.
La strada della riduzione di posti letto riabilitativi non è, a Bergamo,
assolutamente praticabile, vista la dotazione già carente. Piuttosto,
sarebbe praticabile, ma senza grossi risultati quantitativi, la
riconversione da riabilitazione specialistica a riabilitazione generale e
geriatrica o di mantenimento. I posti di specialistica sono stati
richiesti (e generosamente accreditati dall’ASL, in passato) perché meglio
tariffati, anche se di fatto sono a rischio di inappropriatezza essendo
che il fabbisogno è prevalentemente di mantenimento e geriatrico.
Bisognerà attendere la delibera sulle cure sub acute per poter fare dei
confronti con i conti precisi, ma se la tariffa giornaliera non dovesse
discostarsi molto da quella attualmente rimborsata per la riabilitazione
di mantenimento, per avere 100 nuovi posti bisognerebbe chiuderne 50 di
specialistica. Sulla carta è una strada praticabile, ma non colmerebbe il
fabbisogno e poi, come reagiranno le aziende che si sono buttate sulla
riabilitazione specialistica proprio perché la tariffa per la generale e
geriatrica è poco remunerativa e a stento consente di coprire i costi del
personale necessario per rispettare gli standard assistenziali?
Ancor meno praticabile è la strada di cui ha parlato in alcune occasioni
(tra cui l’incontro con Cgil Cisl Uil) il Direttore dell’ASL, dott.ssa
Mara Azzi e cioè riconvertire posti ospedalieri di medicina generale.
I posti di medicina sono incomprimibili. Primo, sono pochi. Secondo, già
quei pochi non esistono davvero tutti ma, da quando è possibile un uso
flessibile dei posti letto, le aziende, pubbliche e private, tendono a
ridurli sempre più preferendo loro altre specialità, più remunerative. Ed
è un errore perché i reparti di Medicina Generale rispondo ai bisogni di
un ampio spettro di malattie proprie degli anziani. Già oggi è difficile
trovare ricovero in Medicina e quotidianamente succede che i malati
vengano dirottati da un ospedale all’altro in giro per la provincia.
Mentre altre province lombarde possono contare anche su specifici
reparti ospedalieri di Geriatria (Brescia, 102 PL; Como, 32;
Monza, 90; Lodi, 38; ecc.), Bergamo no e i reparti di Medicina Generale
sono l’unica risorsa, che peraltro va in sofferenza quando arrivano le
ondate stagionali.
Un’ulteriore complicazione è il preannunciato vincolo di istituire unità
di almeno 20 posti (vedremo se resterà nella versione finale della
delibera). Quale azienda è oggi in grado di chiudere 40 posti per aprirne
20? Quale “piccolo presidio ospedaliero” potrebbe riuscire a fare questa
operazione? Ci risulta difficile immaginarlo e, in ogni caso, l’operazione
rischierebbe di accentuare gli attuali squilibri territoriali tra aree già
servite (Bergamo e Est provincia) e aree fortemente carenti (Isola,
Bassa). Gli squilibri con cui è cresciuta, senza regia, la rete
ospedaliera bergamasca continuano a pesare e condizionare il sistema
sanitario provinciale.
Che fare allora? Come Cgil Cisl Uil abbiamo chiesto uno specifico incontro
alla Direzione dell’ASL. Abbiamo chiesto di verificare analiticamente i
tassi reali di occupazione dei posti letto per individuare se esistono e
dove esistono situazioni di sottoutilizzo che potrebbero essere
riconvertite. Le decisioni da prendere dovranno essere adottate solo sulla
base di criteri trasparenti ed è comunque difficile che da questa
operazione esca davvero la soluzione alle carenze assistenziali del
sistema bergamasco.
Bergamo, 31 marzo 2011.
(or amb)
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COMUNICATO REGIONE LOMBARDIA
Sanità, 1.145 posti letto per le cure sub acute
30 marzo 2011
(Ln - Milano) L'attivazione di oltre mille posti letto per le cure sub
acute (intermedie tra l'ospedale e il domicilio) e la sperimentazione in 5
Asl di un nuovo modello organizzativo per coordinare e integrare i servizi
extraospedalieri a favore dei pazienti cronici (con la nascita dei Chronic
Related Group). Sono queste le due principali novità contenute nella
delibera, approvata dalla Giunta regionale, su proposta
dell'assessore alla Sanità Luciano Bresciani,
che specifica le "regole" 2011 per la gestione del Servizio
Socio-Sanitario regionale (secondo provvedimento).
"Proseguiamo con decisione - spiega l'assessore Bresciani - nel percorso
già avviato, per rispondere a quella che è la vera sfida futura della
sanità e cioè la cronicità. Il cambiamento segnalato nel Programma
Regionale di Sviluppo e nel Piano Socio-Sanitario e cioè 'dalla cura al
prendersi cura' trova la sua piena realizzazione in questo provvedimento,
che mette al centro la persona e il suo bisogno di cura".
CURE SUB-ACUTE
- Sulla falsariga di alcune sperimentazioni già in atto (a Milano, Soncino
e Varese) saranno attivate in tutte le Asl della Lombardia strutture
intermedie tra l'ospedale e il territorio per l'erogazione di cure
sub-acute. L'obiettivo è assistere adeguatamente quei pazienti che, pur
avendo superato la fase di instabilità e di criticità clinica, continuano
ad avere bisogno di assistenza.
"Si tratta in definitiva - spiega Bresciani - di cure rivolte a persone
che altrimenti prolungherebbero senza necessità il ricovero in ospedale o
al contrario potrebbero essere ricoverate in ospedale in maniera
inappropriata. L'obiettivo è creare un contesto sanitario protetto
alternativo al domicilio ma anche a strutture di tipo socio-sanitario".
Il servizio delle cure sub acute è rivolto principalmente a due categorie
di persone: pazienti, prevalentemente anziani, dimessi dall'ospedale ma
non in condizioni di poter essere adeguatamente assistiti al proprio
domicilio (si riduce la durata della degenza e si assicura al paziente
l'assistenza in un ambiente protetto); pazienti, prevalentemente anziani
e/o cronici caratterizzati da una tendenza alla instabilità clinica,
quando le possibilità di assistenza domiciliare non offrono garanzie
sufficienti, ma che possono essere risolte con modalità diverse dal
ricovero ospedaliero.
Condizione essenziale è la predisposizione di un piano di assistenza
individuale, che ha lo scopo di far recuperare indipendenza ai pazienti in
vista di un loro ritorno a casa.
La durata della degenza in queste strutture dovrebbe essere non inferiore
ai 10/15 giorni e non superiore ai 30/40. Il fabbisogno di posti letto
ipotizzato è di 1.145 in tutta la Lombardia con questa distribuzione nelle
diverse Asl: Bergamo 118, Brescia 97, Como 54, Cremona 37, Lecco 55, Lodi
27, Mantova 30, Milano città 249, Milano 1 146, Milano 2 59, Monza e
Brianza 66, Pavia 91, Sondrio 26, Varese 76, Valle Camonica 14. Compito
delle stesse Asl sarà quello di proporre alla Regione la distribuzione
territoriale dei posti letto per cure sub acute.
Le strutture in cui saranno attivati questi posti letto potranno essere
indipendenti rispetto a quelle per la cura degli acuti o farne parte,
occupando un'area specifica dello stesso ospedale per acuti.
Si tratterà in via preferenziale di ospedali medio-piccoli, non inseriti
nella rete dell'emergenza urgenza, nei quali siano presenti solo alcune
specialità ospedaliere di base.
CRONICITA'
- "Sarà sperimentata in 5 Asl della Lombardia (Milano, Milano 2, Bergamo,
Como, Lecco) - spiega ancora Bresciani - una innovativa modalità di presa
in carico dei pazienti cronici (oltre 200.000 le persone potenzialmente
coinvolte)".
Attraverso una quota di risorse stabilita in anticipo (Chronic Related
Group), dovranno essere garantiti con continuità ai pazienti tutti i
servizi extraospedalieri necessari per una buona gestione della patologia
cronica (prevenzione secondaria, follow up, monitoraggio persistenza
terapeutica, specialistica ambulatoriale, protesica, farmaceutica). In una
prima fase, le patologie individuate per la sperimentazione sono: bronco
pneumopatie cronico ostruttive, scompenso cardiaco, diabete di tipo I e II,
ipertensione e cardiopatia ischemica, osteoporosi, patologie
neuromuscolari.
"Il cardine del progetto - sottolinea l'assessore - è rappresentato dalla
individuazione - a livello di distretto in ognuna delle Asl coinvolte
dalla sperimentazione - del soggetto gestore in grado di garantire la
continuità del percorso e della presa in carico dei pazienti, interagendo
con tutti gli attori coinvolti nella gestione della patologia e garantendo
le necessarie competenze di tipo amministrativo, organizzativo e
gestionale".
Sarà compito delle Asl individuare il soggetto gestore: medico di medicina
generale, Onlus, fondazioni, aziende ospedaliere, strutture sanitarie
accreditate e a contratto sia intra che extraospedaliere, ecc.
A questo soggetto sarà data la responsabilità della continuità delle cure
dei pazienti e le relative risorse. Nelle 5 Asl in cui sarà sperimentato
il Chronic Related Group, le strutture sub acute si integreranno con il
percorso di presa in carico della cronicità
(Lombardia
Notizie)
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