CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

31 marzo 2011

CURE SUB ACUTE:
UN PUZZLE DIFFICILE DA COMPORRE

si annuncia l’istituzione, per Bergamo, di 118 posti letto ma senza dire quanti altri e quali se ne chiuderanno per riconversione;
non percorribile la strada di riconvertire posti dai reparti di MEDICINA e di RIABILITAZIONE;
pesano gli squilibri della rete ospedaliera accumulatisi nel passato
Cgil Cisl Uil hanno chiesto uno specifico incontro col Direttore dell’ASL  

 

La Regione Lombardia ha diffuso un comunicato stampa nel quale si annuncia l’attivazione di 1.145 posti letto per le cure sub acute (118 a Bergamo).  È l’ennesimo annuncio, ma forse stavolta la cosa si farà davvero perché nel comunicato si dice che è in corso di approvazione una specifica delibera regionale (anche quella già data per approvata, sul Sole 24 Ore, più di una settimana fa).
L’istituzione dei posti letto per cure “sub acute” è prevista dall’allegato 15 alla DGR 937/2010 sulle regole di sistema per il 2011 (ne abbiamo parlato in una nota di commento del 17 dicembre 2010). Si tratta di posti letto dedicati a “pazienti, prevalentemente anziani, dimessi dall’ospedale ma non in condizioni di poter essere adeguatamente assistiti al proprio domicilio” e di “pazienti, prevalentemente anziani e/o cronici caratterizzati da una tendenza alla instabilità clinica, quando le possibilità di assistenza domiciliare non offrano garanzie sufficienti”. La proposta, pertanto, viene incontro a quella che è stata più volte denunciata come una delle principali criticità del sistema sanitario bergamasco e per la quale sono state, nel tempo, annunciate diverse soluzioni: l’incremento di 135 posti letto di riabilitazione (proposto come obiettivo in più Documenti di Programmazione dell’ASL), l’istituzione di posti letto di “cure intermedie” (annunciata e quantificata negli Accordi Quadro per lo Sviluppo Territoriale, mai realizzati), l’avvio sperimentale di posti letto contrattati con le aziende ospedaliere nel quadro del progetto “Teseo” finanziato dall’ASL e affidato con criteri sui quali sarebbe utile un supplemento di indagine (contabile e giudiziaria).

I problemi nascono dal fatto che per istituire i nuovi posti bisogna chiuderne altri: secondo la DGR 937, almeno mille a livello regionale e preferibilmente di riabilitazione perché, sulla base dell’accordo Stato Regioni (Patto per la salute) la Lombardia dovrebbe scendere dall’1 allo 0,7 per mille.
La strada della riduzione di posti letto riabilitativi non è, a Bergamo, assolutamente praticabile, vista la dotazione già carente. Piuttosto, sarebbe praticabile, ma senza grossi risultati quantitativi, la riconversione da riabilitazione specialistica a riabilitazione generale e geriatrica o di mantenimento. I posti di specialistica sono stati richiesti (e generosamente accreditati dall’ASL, in passato) perché meglio tariffati, anche se di fatto sono a rischio di inappropriatezza essendo che il fabbisogno è prevalentemente di mantenimento e geriatrico. Bisognerà attendere la delibera sulle cure sub acute per poter fare dei confronti con i conti precisi, ma se la tariffa giornaliera non dovesse discostarsi molto da quella attualmente rimborsata per la riabilitazione di mantenimento, per avere 100 nuovi posti bisognerebbe chiuderne 50 di specialistica. Sulla carta è una strada praticabile, ma non colmerebbe il fabbisogno e poi, come reagiranno le aziende che si sono buttate sulla riabilitazione specialistica proprio perché la tariffa per la generale e geriatrica è poco remunerativa e a stento consente di coprire i costi del personale necessario per rispettare gli standard assistenziali?

Ancor meno praticabile è la strada di cui ha parlato in alcune occasioni (tra cui l’incontro con Cgil Cisl Uil) il Direttore dell’ASL, dott.ssa Mara Azzi e cioè riconvertire posti ospedalieri di medicina generale. I posti di medicina sono incomprimibili. Primo, sono pochi. Secondo, già quei pochi non esistono davvero tutti ma, da quando è possibile un uso flessibile dei posti letto, le aziende, pubbliche e private, tendono a ridurli sempre più preferendo loro altre specialità, più remunerative. Ed è un errore perché i reparti di Medicina Generale rispondo ai bisogni di un ampio spettro di malattie proprie degli anziani. Già oggi è difficile trovare ricovero in Medicina e quotidianamente succede che i malati vengano dirottati da un ospedale all’altro in giro per la provincia. Mentre altre province lombarde possono contare anche su specifici reparti ospedalieri di Geriatria (Brescia, 102 PL; Como, 32; Monza, 90; Lodi, 38; ecc.), Bergamo no e i reparti di Medicina Generale sono l’unica risorsa, che peraltro va in sofferenza quando arrivano le ondate stagionali.

Un’ulteriore complicazione è il preannunciato vincolo di istituire unità di almeno 20 posti (vedremo se resterà nella versione finale della delibera). Quale azienda è oggi in grado di chiudere 40 posti per aprirne 20? Quale “piccolo presidio ospedaliero” potrebbe riuscire a fare questa operazione? Ci risulta difficile immaginarlo e, in ogni caso, l’operazione rischierebbe di accentuare gli attuali squilibri territoriali tra aree già servite (Bergamo e Est provincia) e aree fortemente carenti (Isola, Bassa). Gli squilibri con cui è cresciuta, senza regia, la rete ospedaliera bergamasca continuano a pesare e condizionare il sistema sanitario provinciale.

Che fare allora? Come Cgil Cisl Uil abbiamo chiesto uno specifico incontro alla Direzione dell’ASL. Abbiamo chiesto di verificare analiticamente i tassi reali di occupazione dei posti letto per individuare se esistono e dove esistono situazioni di sottoutilizzo che potrebbero essere riconvertite. Le decisioni da prendere dovranno essere adottate solo sulla base di criteri trasparenti ed è comunque difficile che da questa operazione esca davvero la soluzione alle carenze assistenziali del sistema bergamasco.

Bergamo, 31 marzo 2011.
(or amb)

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COMUNICATO REGIONE LOMBARDIA

Sanità, 1.145 posti letto per le cure sub acute
30 marzo 2011 

(Ln - Milano) L'attivazione di oltre mille posti letto per le cure sub acute (intermedie tra l'ospedale e il domicilio) e la sperimentazione in 5 Asl di un nuovo modello organizzativo per coordinare e integrare i servizi extraospedalieri a favore dei pazienti cronici (con la nascita dei Chronic Related Group). Sono queste le due principali novità contenute nella delibera, approvata dalla Giunta regionale, su proposta
dell'assessore alla Sanità Luciano Bresciani, che specifica le "regole" 2011 per la gestione del Servizio Socio-Sanitario regionale (secondo provvedimento).
"Proseguiamo con decisione - spiega l'assessore Bresciani - nel percorso già avviato, per rispondere a quella che è la vera sfida futura della sanità e cioè la cronicità. Il cambiamento segnalato nel Programma Regionale di Sviluppo e nel Piano Socio-Sanitario e cioè 'dalla cura al prendersi cura' trova la sua piena realizzazione in questo provvedimento, che mette al centro la persona e il suo bisogno di cura".
CURE SUB-ACUTE - Sulla falsariga di alcune sperimentazioni già in atto (a Milano, Soncino e Varese) saranno attivate in tutte le Asl della Lombardia strutture intermedie tra l'ospedale e il territorio per l'erogazione di cure sub-acute. L'obiettivo è assistere adeguatamente quei pazienti che, pur avendo superato la fase di instabilità e di criticità clinica, continuano ad avere bisogno di assistenza.
"Si tratta in definitiva - spiega Bresciani - di cure rivolte a persone che altrimenti prolungherebbero senza necessità il ricovero in ospedale o al contrario potrebbero essere ricoverate in ospedale in maniera inappropriata. L'obiettivo è creare un contesto sanitario protetto alternativo al domicilio ma anche a strutture di tipo socio-sanitario".
Il servizio delle cure sub acute è rivolto principalmente a due categorie di persone: pazienti, prevalentemente anziani, dimessi dall'ospedale ma non in condizioni di poter essere adeguatamente assistiti al proprio domicilio (si riduce la durata della degenza e si assicura al paziente l'assistenza in un ambiente protetto); pazienti, prevalentemente anziani e/o cronici caratterizzati da una tendenza alla instabilità clinica, quando le possibilità di assistenza domiciliare non offrono garanzie sufficienti, ma che possono essere risolte con modalità diverse dal ricovero ospedaliero.
Condizione essenziale è la predisposizione di un piano di assistenza individuale, che ha lo scopo di far recuperare indipendenza ai pazienti in vista di un loro ritorno a casa.
La durata della degenza in queste strutture dovrebbe essere non inferiore ai 10/15 giorni e non superiore ai 30/40. Il fabbisogno di posti letto ipotizzato è di 1.145 in tutta la Lombardia con questa distribuzione nelle diverse Asl: Bergamo 118, Brescia 97, Como 54, Cremona 37, Lecco 55, Lodi 27, Mantova 30, Milano città 249, Milano 1 146, Milano 2 59, Monza e Brianza 66, Pavia 91, Sondrio 26, Varese 76, Valle Camonica 14. Compito delle stesse Asl sarà quello di proporre alla Regione la distribuzione territoriale dei posti letto per cure sub acute.
Le strutture in cui saranno attivati questi posti letto potranno essere indipendenti rispetto a quelle per la cura degli acuti o farne parte, occupando un'area specifica dello stesso ospedale per acuti.
Si tratterà in via preferenziale di ospedali medio-piccoli, non inseriti nella rete dell'emergenza urgenza, nei quali siano presenti solo alcune specialità ospedaliere di base.
CRONICITA' - "Sarà sperimentata in 5 Asl della Lombardia (Milano, Milano 2, Bergamo, Como, Lecco) - spiega ancora Bresciani - una innovativa modalità di presa in carico dei pazienti cronici (oltre 200.000 le persone potenzialmente coinvolte)".
Attraverso una quota di risorse stabilita in anticipo (Chronic Related Group), dovranno essere garantiti con continuità ai pazienti tutti i servizi extraospedalieri necessari per una buona gestione della patologia cronica (prevenzione secondaria, follow up, monitoraggio persistenza terapeutica, specialistica ambulatoriale, protesica, farmaceutica). In una prima fase, le patologie individuate per la sperimentazione sono: bronco pneumopatie cronico ostruttive, scompenso cardiaco, diabete di tipo I e II, ipertensione e cardiopatia ischemica, osteoporosi, patologie neuromuscolari.
"Il cardine del progetto - sottolinea l'assessore - è rappresentato dalla individuazione - a livello di distretto in ognuna delle Asl coinvolte dalla sperimentazione - del soggetto gestore in grado di garantire la continuità del percorso e della presa in carico dei pazienti, interagendo con tutti gli attori coinvolti nella gestione della patologia e garantendo le necessarie competenze di tipo amministrativo, organizzativo e gestionale".
Sarà compito delle Asl individuare il soggetto gestore: medico di medicina generale, Onlus, fondazioni, aziende ospedaliere, strutture sanitarie accreditate e a contratto sia intra che extraospedaliere, ecc.
A questo soggetto sarà data la responsabilità della continuità delle cure dei pazienti e le relative risorse. Nelle 5 Asl in cui sarà sperimentato il Chronic Related Group, le strutture sub acute si integreranno con il percorso di presa in carico della cronicità

(Lombardia Notizie)

 

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