CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

3 ottobre 2011

NUOVO OSPEDALE: Dopo il concordato preventivo della ditta Busi
EVITARE L’EFFETTO DOMINO E ULTERIORI RITARDI
A RISCHIO ALTRE AZIENDE CHE HANNO LAVORATO NEL CANTIERE
perché così tanti guai per il nuovo ospedale? Si potevano evitare?
Le responsabilità politiche della Lega Nord che amministra la sanità lombarda dal 2005

 


La richiesta di concordato preventivo della ditta Busi – che aveva in appalto i lavori per l’impiantistica nel cantiere del Nuovo Ospedale e aveva un ruolo di primo piano nella cordata che si era assicurato l’appalto generale dei lavori insieme alla capofila DEC – rischia di determinare ripercussioni a cascata su altre ditte sub-appaltatrici  che vedono allontanarsi rischiosamente i tempi di pagamento dei lavori già eseguiti.
Problemi seri per i lavoratori e per le loro famiglie, ma problemi anche per l’Ospedale. La Busi, infatti, rispondeva in solido per le aziende sub-appaltatrici e la sua uscita di scena lascia l’Ospedale senza uno degli interlocutori, il responsabile dell’esecuzione dei lavori di impiantistica elettrica.
Così il cantiere del Nuovo Ospedale è finito in prima pagina per la terza volta in pochi giorni: ritardi, errori, maggiori costi per importi molto rilevanti e ora il rischio di ulteriori nuovi possibili ritardi. La più importante opera pubblica bergamasca, che doveva rappresentare un esempio e un modello sotto vari punti di vista (operosità bergamasca, efficienza, trasparenza e correttezza), rischia di finire sullo stesso piano dei tanti scandali e sperperi che costano alla collettività anche in termini di immagine e di fiducia nel ruolo delle istituzioni, e questo nonostante l’impegno profuso dalle migliaia di lavoratori che a vario livello vi hanno contribuito col proprio lavoro.
Ma perché è andata così? Si poteva evitare?    
Dell’infelice localizzazione si è già detto e ne dovrebbero rispondere, almeno politicamente, coloro che l’hanno decisa. Ma, nonostante l’acqua affiorante, la costruzione poteva comunque essere completata correttamente e nei tempi stabiliti; certo, con costi in più per le opere di impermeabilizzazione e di staticità che dovevano essere previste da subito perché le caratteristiche del luogo erano note ed erano state accertate da preliminari sondaggi geologici. Il progetto vincitore del concorso prevedeva questi necessari lavori? Se sì, non si capisce perché servano costi aggiuntivi. Se no, perché ha vinto? Per evitare i sigilli al cantiere è meglio che un’eventuale inchiesta giudiziaria prenda il via DOPO il trasferimento e non prima, ma chi col proprio comportamento ha danneggiato la collettività per importi di milioni di euro, è giusto che risponda del proprio operato non solo in sede politica.
Bisognerebbe sapere in modo preciso quali sono i motivi di contrasto con la Regione che hanno fatto perdere il posto all’ex direttore Bonometti, dopo la famosa intervista al TG1: si dice che i contrasti fossero su chi deve pagare i maggiori costi: è vero? Con lo stanziamento degli 80 milioni di euro la Regione ha deciso che è la collettività che se ne deve fare carico, ma è giusto che sia così?
Eppure le premesse per fare le cose presto e bene c’erano tutte: finanziamenti certi, un accordo di programma preciso, un atteggiamento collaborativo delle varie istituzioni (ASL, organizzazioni sindacali, altri enti coinvolti) un contesto territoriale dei più favorevoli: infatti siamo uno dei territori economicamente più sviluppati d’Europa, con migliaia di aziende artigiane e oltre 50mila addetti all’edilizia. Il forte ribasso nella gara d’appalto (-23% sul prezzo base) ha determinato, invece, la corsa, nei sub appalti, a cercare imprese marginali, addirittura arrivavano impiantisti in aereo dai paesi dell’est per lavori di pochi giorni, pagati con salari di riferimento rumeno o bulgaro. I ritardi nei pagamenti hanno causato seri problemi a molte aziende e ora, si è visto, anche ad una delle capofila, la Busi. Eppure l’amministrazione pubblica avrebbe dovuto dare il buon esempio, specie in questo delicato settore degli appalti.
La Lega Nord, che amministra al massimo livello la sanità in Lombardia ininterrottamente dal 2005 non ha nulla da dire? Non pensa che sia il caso di assicurare che non ci saranno altri ritardi? Non trova il tempo per spiegare ai cittadini bergamaschi e lombardi come mai questa importante opera segue lo stesso copione delle opere pubbliche inquinate da corruzione e malaffare tanto deprecate se avvengono in altre regioni d’Italia? E qui non ce la si può cavare invocando la secessione. Alla testa del progetto c’è Infrastrutture Lombarde SpA, una società controllata al 100% dalla Regione e gestita da fedelissimi. Ma forse sta proprio qui il problema.

Bergamo, 3 ottobre 2011.
(or amb)

home page    home page dipartimento welfare