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Il nuovo ospedale serve, la collettività, a livello nazionale e a livello
locale, ha deciso di investire risorse ingenti perché è un’opera di cui
c’è bisogno. L’opera va quindi terminata, bene e in fretta. Ogni ulteriore
ritardo non fa che aggravare la situazione e peggiorare i costi (non va
dimenticato che per tutta questa fase vanno sostenute le spese di
funzionamento sia per il nuovo che per il vecchio il quale deve essere
perfettamente operativo e per questo ha bisogno di manutenzioni,
riparazioni, adeguamenti fino al giorno prima di essere abbandonato).
Nessuno stop, dunque, ma è necessario comprendere le cause dei ritardi e
dei maggiori costi e individuare le responsabilità.
Alcune colpe stanno nella sciagurata scelta del luogo. Tutti a Bergamo
sapevano, e per primi gli abitanti di Longuelo, che in quel terreno e nei
dintorni l’acqua affiora. Lo si è voluto fare lo stesso lì nonostante i
maggiori costi e nonostante il carattere di ospedale di rilievo nazionale
per il quale qualche chilometro più in qua o in là non era così rilevante
come per un ospedale a vocazione territoriale. Sul fatto che le nuove
opere idrauliche previste possano davvero risolvere i problemi è legittimo
nutrire qualche dubbio. Come si sa, l’acqua si infiltra, aggira, tende ad
inabissarsi per riaffiorare più in là, nonostante i muri. L’unica certezza
è che le opere costeranno.
Ma il problema dell’acqua non va sopravvalutato: qualche infiltrazione nei
sotterranei non può essere la causa di ritardi così rilevanti (l’opera
doveva essere pronta per l’autunno 2009, ora si parla del 2012) e neppure
dell’incremento dei costi in una misura superiore al 30%. Ci sono altre
cause che meritano di essere analizzate.
Il ribasso del 23% con cui la ditta costruttrice si è aggiudicata i lavori
è uno dei fattori che hanno portato a far lievitare i costi. Per quanto
una grossa impresa possa contare su economie di scala, far quadrare i
conti con un ribasso di queste dimensioni è davvero difficile. Ecco allora
i ritardi (anche nei pagamenti delle ditte di sub appalto), le richieste
di revisione, le cause legali. Per chiudere le vertenze servivano dei
soldi e i soldi che non c’erano per Bonometti ora ci sono per Nicora.
Evidentemente la maggior affinità politica non serve solo per ispirare le
linee di politica sanitaria.
Ad un certo punto la Regione ha voluto prendere in mano completamente la
gestione dell’opera attraverso Infrastrutture Lombarde SpA, una scelta che
esautorato lo staff dell’Ospedale e che abbiamo
criticato fin dall’inizio.
È stata una scelta giusta? Ha fatto risparmiare tempo e denaro? A cose
fatte è possibile riconfermare il giudizio negativo: l’affidamento di
tutta la progettazione di dettaglio e della realizzazione concreta dei
lavori ai fedeli e ben pagati manager della società partecipata non ha
fatto che moltiplicare la spesa. Dalle finestre non a norma, alle luci, ai
pavimenti, alle reti (gas, elettricità telefonia, ecc.) collocate in posti
che rendono difficilissima la manutenzione, alla divisione degli spazi che
renderà complicato sia il trasporto dei pazienti che l’uso di attrezzature
per la pulizia, una serie di scelte tecniche che hanno costretto a
interventi correttivi o che faranno sentire il loro peso in futuro. Il
progetto iniziale lasciava ampi spazi a successive progettazioni
particolareggiate: questi spazi sono stati male utilizzati.
Dopo Piario anche Bergamo. Non c’è propaganda che possa smentire le nude
cifre dei mesi e anni di ritardo e dei costi lievitati. Chi amministra la
Regione ha dimostrato nei fatti di non saperlo fare: la realizzazione
della più grande opera della nostra provincia poteva e doveva essere in
linea con le caratteristiche di laboriosità, sobrietà, concretezza della
popolazione bergamasca è stata invece un esempio, se non di sperpero,
quanto meno di scarsa oculatezza nell’uso dei soldi pubblici e di
incapacità a rispettare tempi e scadenze. E manca ancora l’ultima puntata:
la vendita del vecchio ospedale. Dopo la prima asta andata deserta c’è il
rischio che con speculazioni al ribasso non si riesca a recuperare le
somme preventivate e si debba mettere mano di nuovo alle risorse pubbliche
mentre un’area della città rischia uno stravolgimento urbanistico. Una
puntata che ci richiederà la massima attenzione.
Bergamo, 28 luglio 2011.
(or amb)
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