CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

11 luglio 2011

SERVIZI SOCIALI: SI RISCHIA IL RITORNO A PRIMA DELLA LEGGE 328
nell’assenza di governo (regionale e nazionale) tra sentenze e norme di legge improvvisate, si rischia di cancellare l’esperienza della gestione associata dei piani di zona.
In questa situazione di incertezza meglio non prendere decisioni affrettate di cui poi ci si debba pentire

 

Non sono ancora terminati i convegni e i seminari sul decennale della 328 che già questa esperienza rischia di essere cancellata.
Da un lato il taglio del Fondo Nazionale Politiche Sociali, dall’altro le norme sulle forme societarie degli enti locali, dall’altro ancora il regime fiscale delle società di gestione di servizi sociali lasciato, senza governo, in balia di sentenze che introducono trattamenti fiscali molto differenziati per istituzioni che fanno le stesse identiche cose (RSA, CDI, centri riabilitativi, ecc.).
In assenza di interventi chiari e responsabili del governo nazionale e di quello regionale, negli Ambiti Territoriali è iniziata una riflessione sulla possibile destrutturazione degli organismi costruiti a fatica nel corso degli ultimi dieci anni. L’idea è che, con meno fondi, è meglio chiudere le società (consortili, aziende speciali, SRL a capitale pubblico, ecc.) e tornare a gestire ognuno, nel proprio comune, i propri servizi.
Un’idea errata non solo perché queste forme societarie costano di più solo se vengono erogati dei compensi per i consiglieri d’amministrazione (ci risulta che in genere, però, i consiglieri lavorino gratis) ma soprattutto perché in assenza di una gestione sovra-comunale i piccoli comuni, che nella nostra provincia sono la maggioranza, non sarebbero in grado di assicurare servizi sociali costosi e complessi e l’assistenza ai cittadini bisognosi diventerebbe una variabile dipendente dalle dimensioni del comune.
È sbagliata anche l’ipotesi, su cui stanno riflettendo alcuni Ambiti, di devolvere le politiche sociali ad altri organismi sovra-comunali già esistenti, come le Comunità Montane. A parte il fatto che la dimensione territoriale di Ambiti e Comunità non sempre coincide, il destino futuro delle Comunità Montane è coperto da fitte nebbie, forse più di quello delle Province.
In attesa di provvedimenti normativi che facciano chiarezza, sia sul fronte dimensionale e gestionale che su quello fiscale, è meglio astenersi da decisioni che potrebbero dover essere riviste a breve. Meglio non sciogliere, quindi, le Aziende Consortili ora esistenti (sono quattro: Isola, Valle Imagna, Romano, Treviglio); non sono un costo ma una risorsa. Meglio attendere, per assumere decisioni, un quadro normativo e fiscale più certo.

Bergamo, 11 luglio 2011.
(or amb)

 

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