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Non sono ancora terminati i convegni e i seminari sul decennale della 328
che già questa esperienza rischia di essere cancellata.
Da un lato il taglio del Fondo Nazionale Politiche Sociali, dall’altro le
norme sulle forme societarie degli enti locali, dall’altro ancora il
regime fiscale delle società di gestione di servizi sociali lasciato,
senza governo, in balia di sentenze che introducono trattamenti fiscali
molto differenziati per istituzioni che fanno le stesse identiche cose
(RSA, CDI, centri riabilitativi, ecc.).
In assenza di interventi chiari e responsabili del governo nazionale e di
quello regionale, negli Ambiti Territoriali è iniziata una riflessione
sulla possibile destrutturazione degli organismi costruiti a fatica nel
corso degli ultimi dieci anni. L’idea è che, con meno fondi, è meglio
chiudere le società (consortili, aziende speciali, SRL a capitale
pubblico, ecc.) e tornare a gestire ognuno, nel proprio comune, i propri
servizi.
Un’idea errata non solo perché queste forme societarie costano di più solo
se vengono erogati dei compensi per i consiglieri d’amministrazione (ci
risulta che in genere, però, i consiglieri lavorino gratis) ma soprattutto
perché in assenza di una gestione sovra-comunale i piccoli comuni, che
nella nostra provincia sono la maggioranza, non sarebbero in grado di
assicurare servizi sociali costosi e complessi e l’assistenza ai cittadini
bisognosi diventerebbe una variabile dipendente dalle dimensioni del
comune.
È sbagliata anche l’ipotesi, su cui stanno riflettendo alcuni Ambiti, di
devolvere le politiche sociali ad altri organismi sovra-comunali già
esistenti, come le Comunità Montane. A parte il fatto che la dimensione
territoriale di Ambiti e Comunità non sempre coincide, il destino futuro
delle Comunità Montane è coperto da fitte nebbie, forse più di quello
delle Province.
In attesa di provvedimenti normativi che facciano chiarezza, sia sul
fronte dimensionale e gestionale che su quello fiscale, è meglio astenersi
da decisioni che potrebbero dover essere riviste a breve. Meglio non
sciogliere, quindi, le Aziende Consortili ora esistenti (sono quattro:
Isola, Valle Imagna, Romano, Treviglio); non sono un costo ma una risorsa.
Meglio attendere, per assumere decisioni, un quadro normativo e fiscale
più certo.
Bergamo, 11 luglio 2011.
(or amb)
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