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Dove sarebbe servito di più assicurare continuità e stabilità, per
completare il lavoro di avvio del Nuovo Ospedale, è stata introdotta una
traumatica discontinuità.
Dove sarebbe servito maggiormente un ricambio, per interrompere i legami
di dipendenza personale e potere che inevitabilmente si instaurano (anche
nel sistema degli appalti, delle forniture, delle nomine e promozioni),
cioè a Seriate, si è invece optato per una rigida continuità.
La nomina dei nuovi direttori ha reso evidente il definitivo tramonto del
vecchio ceto di potere della DC bergamasca, che aveva governato la sanità
nella nostra provincia, anche con qualche capacità di contrattazione nei
confronti della Regione e del Governo nazionale. Da un lato la Lega,
dall'altro i fedeli a Formigoni e CL, non bergamaschi, dall'altro ancora
gli ex AN, il quadro esclude totalmente i personaggi bergamaschi eredi, a
destra, della DC. Del resto, che la pattuglia di consiglieri regionali
bergamaschi PDL contasse assai poco nei rapporti di forza con Formigoni lo
si era già visto nelle minori risorse per la spesa sanitaria e socio
sanitaria (quota capitaria, investimenti, posti letto in RSA, in
riabilitazione...) rispetto ad altre province.
Queste le principali osservazioni che si possono fare, dal lato
bergamasco, sul fronte delle nomine sanitarie di questi giorni, in attesa
che qualche segnale migliore arrivi con le nomine dei direttori sanitari,
amministrativi e del direttore sociale dell'ASL.
Più ancora che in passato, la vicenda delle nomine ha assunto l'aspetto di
una lotta di potere dove i temi di contenuto e di prospettiva sono
risultati assenti e così anche le valutazioni sulle qualità personali dei
candidati.
Se è giusto rivendicare il primato della politica (cioè della
responsabilità pubblica) rispetto al modello dell'autonomia
aziendal-manageriale (controriforma De Lorenzo), qui, però, più che
condivisione di un progetto si è trattato di fedeltà organizzativa e
spirito di parte (o, peggio, di sotto-componente), destinati poi a
riversarsi a cascata su tutti i gradi dell'istituzione, anche dove
l'appartenenza politica non dovrebbe avere alcun peso. Lo si è visto bene
nel caso di Bonometti, il direttore generale dei Riuniti: tra tutti i
direttori è quello che meno si è esposto politicamente e, al contrario,
maggiormente ha investito sul suo ruolo tecnico. E l'ha pagata cara. Forse
che il direttore di Treviglio si è particolarmente distinto per meritare
la riconferma più di Bonometti? Nessuno si è accorto di suoi particolari
meriti gestionali, anzi, gli ultimi pasticci sul Poliambulatorio di Ponte
non deporrebbero affatto a suo favore, eppure...
A tagliare il nastro del Nuovo Ospedale dovrà essere un fedelissimo, e già
prevediamo l'investimento di immagine e propaganda che accompagnerà
l'evento, specie se si avvicinano le elezioni.
Formigoni ha molto insistito sulle qualità personali dei candidati;
vedremo; da questo punto di vista speriamo in una discontinuità. Negli
scorsi anni abbiamo dovuto subire la presenza di manager con vicende
giudiziarie poco edificanti, o di altri con capacità personali non
adeguate al ruolo. Forse si sarebbe rivelato più utile un rigoroso
concorso per titoli ed esami.
Bergamo, 27 dicembre 2010.
(Or. Amb.)
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