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CGIL
BERGAMO |
1 luglio 2008 |
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Migliorato
il sostegno economico alle famiglie per l’integrazione alle rette delle
RSA e dei disabili ricoverati in strutture residenziali |
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Verrà presentato all’approvazione del Consiglio Comunale di Bergamo, nelle prossime settimane, il nuovo testo del REGOLAMENTO relativo a “interventi di sostegno economico per l’inserimento di anziani e disabili in strutture residenziali” deliberato, nella prima versione, il 20 Novembre 2006. La gestazione del Regolamento fu lunga e complessa e il confronto con le organizzazioni sindacali durò quasi due anni sia per le numerose implicazioni della materia (etiche, sociali, di bilancio, giuridiche...) sia per i contrasti interni alla maggioranza del Consiglio Comunale che vedeva una parte dei consiglieri schierata contro ogni compartecipazione dei parenti al pagamento delle rette di ricovero in case di riposo o in strutture per disabili. Sulla materia, a suo tempo, ci siamo già espressi e rinviamo a quelle prese di posizione ancora presenti sul sito web del Dipartimento Welfare. Per il numero di utenti coinvolti e per la rilevanza dell’impegno finanziario (oltre 1,6 milioni euro all’anno) l’esperienza del Comune di Bergamo può offrire spunti di riflessione per tutti i Comuni della provincia. Il Regolamento del novembre 2006 aveva un carattere sperimentale e, sia da parte sindacale che da parte dell’Amministrazione, c’era l’impegno per un costante monitoraggio e per una verifica dei risultati dopo la prima applicazione. Questo confronto è avvenuto dapprima in sede tecnica con lo staff dell’Assessorato ai Servizi Sociali e, successivamente, in sede politica con l’Assessore Elena Carnevali ed ha visto la condivisione di un giudizio positivo sull’applicazione del Regolamento e l’individuazione di alcune modifiche di particolare importanza. Il Regolamento fissava le condizioni e i criteri in base ai quali il Comune interveniva a pagare, al posto dei parenti, la parte di retta eccedente le possibilità del ricoverato di farvi fronte con le proprie disponibilità. Oltre a prevedere che una parte di pensione (20% della pensione minima Inps) veniva lasciata in disponibilità del ricoverato, il Regolamento fissava soglie di “sopportabilità” oltre le quali i parenti smettevano di pagare e subentrava il Comune. Queste soglie erano calcolate in base all’ISEE (indicatore della situazione economica del nucleo familiare) e al grado di parentela e prevedevano, come filtro, che il ricoverato non avesse provveduto, nei tre anni antecedenti il ricovero, ad effettuare donazioni o cessioni di immobili oltre certi limiti. Il monitoraggio di questi primi mesi (aprile 2007 - febbraio 2008) ha dato i seguenti risultati: 1) Una parte degli assistiti (il 9%), piuttosto che rendicontare con l’ISEE la propria condizione economica, ha preferito rinunciare al beneficio e pagare integralmente la retta. 2) Ben il 30% degli utenti non ha una rete familiare di sostegno (chissà cosa succederà tra qualche anno con la rivoluzione demografica in atto e la scomparsa delle famiglie numerose). 3) Per più di 100 casi sono ancora in atto tentativi del Comune di raggiungere accordi con i parenti che, par vari motivi, non contribuiscono alle spese. 4) In maggioranza la rete parentale è costituita da fratelli e sorelle e, meno, da figli. 5) Più di un terzo delle dichiarazioni ISEE si colloca nelle fasce più basse, sotto i 10.000 euro. 6) Più della metà (55%) del reddito dei parenti che contribuiscono è costituito da redditi di pensione. 7) L’applicazione del Regolamento ha visto diminuire (circa il 3%) il contributo dei ricoverati e aumentare (1,5%) quello dei parenti e del Comune (1,3%); la contribuzione dei parenti era comunque esigua (l’1,43% della spesa complessiva) perché si tratta della fetta di utenti assistita, non della parte che ce la fa con i propri mezzi. 8) Gli assistiti sono stati 246, di cui 201 anziani e 45 disabili. I margini di intervento (scelte di bilancio dell’Amministrazione e reinvestimento della quota risparmiata grazie alla fuoriuscita del 9% di non bisognosi precedentemente assistita) hanno consentito di modificare il Regolamento in direzione di una maggiore copertura: a) la fascia esente passa da 5.000 a 10.000 euro di ISEE (ampliando notevolmente la platea degli assistiti); b) dall’Isee sono detraibili interamente le spese sostenute per la residenzialità o l’assistenza (anche domiciliare, con assistente familiare) di altro familiare; prima la detrazione era solo in quota percentuale inversamente progressiva; c) viene lasciato uno spazio maggiore di flessibilità agli operatori del Servizio Sociale. Il nuovo testo, poi, introduce dei correttivi per sanare alcune situazioni che l’esperienza di quest’anno ha posto in luce, come l’inclusione dei figli nella rete familiare di sostegno dei disabili (nel testo del 2006 non era previsto che dei disabili avessero dei figli), analogamente per i genitori nel casi di anziani. Il nuovo regolamento fa esplicito riferimento anche alla Legge Regionale 3/2008 che, all’art. 8, prevede esplicitamente la compartecipazione dei familiari alle spese per i ricoveri, ponendo così fine alle discussioni e alle cause legali sulla legittimità della richiesta ai parenti di tale compartecipazione da parte dei Comuni. Il discorso è tutt’altro che chiuso, invece, per quanto riguarda l’inadeguatezza dell’intervento regionale in materia di non autosufficienza, di quota sanitaria nelle RSA, di controllo e monitoraggio sulle rette, di aiuti alle famiglie che assistono a casa disabili o anziani. Il modello lombardo di welfare ha scaricato sulle famiglie il peso maggiore dell’assistenza ed ha indebolito la rete dei servizi comunali; su questi temi l’impegno delle organizzazioni sindacali dovrà restare elevato. L’accordo con il Comune di Bergamo costituisce una tappa importante di questo impegno. Bergamo,
1 luglio 2008.
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