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Sono
sempre da prendere con una certa dose di cautela le inchieste che si
concludono con classifiche a punti; sia che si tratti di spiagge pulite o
di città vivibili sia, più ancora, che si parli di stato di salute.
Ma la reazione
infastidita con cui i responsabili della politica sanitaria del Centro
Destra che amministra la Lombardia hanno liquidato i risultati
dell’inchiesta ERA (Epidemiologia e Ricerca Applicata, in collaborazione
con l’Istituto Superiore di Sanità e con l’ISTAT) va assai al di là
della necessaria prudenza (v. intervista a Pietro Macconi, AN, Presidente
della Commissione Sanità della Regione Lombardia); e così
sull’inchiesta e sui suoi contenuti è scesa rapidamente una coltre di
silenzio.
In realtà, se il Presidente Macconi avesse voluto dedicare un po’ di
tempo alla lettura della ricerca, e non solo della tabellina che mette
l’ASL di Bergamo al 152^ posto su 188, avrebbe potuto trovare più
d’un motivo di soddisfazione per la Lombardia e il suo stato di salute;
infatti, secondo la ricerca, la Lombardia è tra le regioni che hanno
avuto i più significativi miglioramenti rispetto alla precedente ricerca
sulla mortalità evitabile (1996-98).
La ricerca si propone di monitorare le morti “evitabili”, cioè i casi
di mortalità tra i 5 e i 69 anni di età, un’età “in cui non si
dovrebbe morire”. Più propriamente si dovrebbe parlare, quindi, di
mortalità “contrastabile”. Ed è proprio questo che si propone la
ricerca, “segnalare le situazioni più a rischio, studiare contromisure
e verificare nel tempo il successo delle politiche intraprese”.
Le cause di morte vengono ripartite in tre grandi gruppi:
a) i tumori (“che costituiscono la causa più rilevante tra quelle
esaminate, il 45% del totale delle morti evitabili”)
b) le patologie del sistema cardiocircolatorio (oltre il 20% del totale);
c) i traumatismi, soprattutto incidenti sulle strade e sul lavoro, ma
anche morti per droga e crimine, che hanno coinvolto un caso su sei.
L’aspetto di maggior interesse della ricerca sta nell’individuazione
di “azioni da intraprendere” per ridurre le morti evitabili. Sulla
base dei suggerimenti provenienti dalla letteratura scientifica, vengono
proposti tre tipi di intervento:
1. Prevenzione primaria
2. Igiene e assistenza sanitaria
3. Diagnosi precoce e terapia.
Con adeguate politiche di prevenzione primaria è possibile “contrastare
quasi 6 casi di morte evitabile ogni 10”, mentre le politiche igieniche
e assistenziali “hanno un bersaglio inferiore, di 3 casi ogni 10”; gli
interventi precoci di diagnosi e conseguente terapia “possono
contrastare poco più di un caso ogni 10”.
Invece delle sterili polemiche sul posto in graduatoria, sarebbe più
interessante che chi ha la responsabilità di determinare le politiche
sanitarie a Bergamo e in Lombardia dicesse quanto si spende per la
prevenzione (il 4%?, il 3%, o meno ancora?) oppure che spiegasse perché
la scelta di investimento operata finora è quella degli screening di
massa (carcinoma del colon retto) che, secondo l’inchiesta, hanno un
ruolo del tutto marginale.
Sarebbe interessante, anche, sapere in che misura i dati vengono
analizzati e discussi a livello distrettuale. Ci sono momenti di
riflessione tra gli addetti ai lavori? Anzi, esistono degli “addetti ai
lavori” che a livello di distretto si occupano dello specifico stato di
salute e definiscono conseguenti misure di sanità pubblica?
L’ASL di Bergamo ha pubblicato nel 2000 un’analoga ricerca su “20
anni di mortalità evitabile in provincia di Bergamo, 1981-1999”, a
cura del dott. Alberto Zucchi; la ricerca si concludeva con
l’indicazione di alcune strategie, in specifico sul problema dei tumori.
Ebbene, che si è fatto poi? Qualcuno ne ha tenuto conto? Sono stati
potenziati i servizi di prevenzione? Sono domande retoriche perché tutti
sappiamo bene che così non è stato e si è invece seguita la strada di
incentivare la spesa ospedaliera e in particolare quella della iper
produzione chirurgica di alcune strutture private.
Circa la evitabilità delle morti precoci per malattie cardiovascolari o
per infarto, la ricerca ribadisce quanto già noto e cioè che risulta
decisiva la tempestività dell’intervento (entro 30 minuti). Anche da
questo punto di vista è bene porsi alcune domande che interessano il
nostro territorio. Sono stati spesi bene, ad esempio, i soldi piovuti a
cascata sull’ospedale di Seriate e utilizzati per potenziare soprattutto
Alzano e Seriate, alle porte della città e vicinissimi ai Riuniti e alle
Gavazzeni? Non era forse il caso di potenziare, invece, l’ospedale di
Clusone e favorire così la raggiungibilità in breve tempo per i casi di
emergenza nella media e alta valle Seriana e del Loverese? Lo stesso si può
dire per l’ospedale di San Giovanni Bianco che copre un bacino ancora più
vasto.
La terza tipologia di morti evitabili (traumatismi, alcoolismo, droga...)
è quella che, probabilmente, ha determinato la conquista dell’ultimo
posto in classifica (188^) per la ASL della Valle Camonica-Sebino; insieme
all’alto dato dei tumori (comune a tutta la Lombardia) pesano le
“stragi del sabato sera” un evento certamente contrastabile sia con
opportune politiche educative nelle scuole sia con più rigorose politiche
repressive dei comportamenti a rischio (patente a punti; multavelox;
controlli stradali....). Purtroppo non è necessario spendere molte parole
per ricordare che fine hanno fatto i SERT o su quante risorse possono
contare i servizi psicologici per gli adolescenti nelle scuole.
Il fatto che praticamente tutte le USL del Nord, quelle con le strutture
sanitarie più efficienti, siano agli ultimi posti della classifica è il
dato più significativo della ricerca. È evidente come le morti evitabili
siano direttamente connesse allo stato di industrializzazione, alle
condizioni dell’ambiente naturale, alla qualità della vita, certamente
diversa in Puglia o nelle Marche rispetto a Bergamo e Milano.
Non vale quindi fare solo appello, come sembra fare Macconi,
all’efficienza delle rete ospedaliera; è decisivo il ruolo della
prevenzione primaria: “la prevenzione è di conseguenza
indiscutibilmente la parola chiave principale, in termini di politica
sanitaria attiva, che emerge da questo studio”. Da questo punto di
vista varrebbe la pena di ripensare le scelte fatte in questi anni e
ridisegnare la priorità degli interventi.
Bergamo, 26 aprile 2006.
(Or. Amb.)
Per scaricare i testi della ricerca torna alla home
page del Dipartimento Welfare
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Da L’Eco di Bergamo
del 25 Febbraio 2006
Morti evitabili, Bergamo maglia nera
Alta l'incidenza dei tumori. Macconi: intensificheremo la medicina
preventiva
Viene anche dall'Atlante della mortalità evitabile curato
dall'Istituto superiore di Sanità l'ennesima conferma che l'alta
incidenza dei tumori nella popolazione bergamasca fa precipitare la nostra
provincia tra le ultime della graduatoria stilata a livello nazionale,
come peraltro più volte sottolineato sia dall'Asl di Bergamo sia da altri
studi nazionali. Sulle 188 Usl e Asl italiane, quella di Bergamo si piazza
infatti al 152° posto, mentre l'Asl della Valle Camonica fa addirittura
peggio, piazzandosi all'ultimo posto. Nello specifico il fattore che più
incide tra le cause di morti evitabili è appunto quello dei tumori, tra i
più alti (5,2 giorni perduti per mortalità evitabile) se rapportato al
territorio nazionale. Altro valore interessante è la vita media che a
Bergamo è di 74,9 anni: al disotto della media regionale (76,0) e
nazionale (76,5).
Nelle 300 pagine fittissime di dati e cifre, frutto di due anni di
collaborazione tra Iss, Università di Tor Vergata, Istat, Nebo Ricerche
Pa, emergono dati sorprendenti che complessivamente premiano le regioni
del Centro-Sud, dove è minore il numero di morti evitabili. In testa
allora ci sono le Marche, seguita da Liguria, Toscana e Calabria. Le
ultime due posizioni sono invece ricoperte da regioni del Nord: Piemonte e
Valle d'Aosta. La Lombardia è al 14° posto.
«Accettiamo questi dati con serenità - dice il bergamasco Pietro Macconi,
presidente della commissione Sanità e Assistenza della Regione Lombardia
- ma mi domando se i cittadini bergamaschi si sentirebbero più sicuri dal
punto di vista sanitario se risiedessero a Palermo. Bisognerebbe capire
quali sono i criteri con cui è stato realizzato questo Atlante. Perché
mi riesce difficile comprendere come la Lombardia, che ha in assoluto la
migliore sanità, possa essere collocata in una posizione di classifica
così bassa. Se questo può servire a migliorarci ulteriormente, ben venga
anche questa analisi. Per quanto riguarda invece il dato specifico sui
tumori è una situazione che conosciamo. E su questo ci siamo impegnati ed
intendiamo impegnarci con ancor più efficacia. Il nuovo Piano
socio-sanitario prevede un'azione di medicina preventiva che mira a mutare
non solo stili di vita ma anche ad individuare e mutare situazioni
ambientali che ingenerano malattia. Nel prossimo quadriennio faremo ancora
di più di quanto già fatto in passato».
«A caldo - gli fa eco Luigi Bisanti, direttore del Servizio di
Epidemiologia dell'Asl di Milano - mi sembra che il concetto di
"morte evitabile" è un po' troppo largo. Sono convinto che una
lettura attenta toglierebbe molto dell'apparente clamore».
A livello nazionale, dal 1995 queste morti sono progressivamente diminuite
per un numero stimato di vite risparmiate di almeno centomila persone.
Anche se nel 2002 (l'ultimo anno disponibile) sono ancora quasi 70 mila le
persone che muoiono per cause evitabili con adeguate politiche sanitarie e
di prevenzione.
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