Ricerche e convegni

Indagine sulla composizione del partigianato bergamasco

 

Ricerca commissionata dallo Spi e realizzata dall'Isrec di Bergamo

23 aprile 1999 

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INDAGINE SULLA COMPOSIZIONE SOCIALE
DEL PARTIGIANATO BERGAMASCO

Sommario

  • Introduzione
  • Nomi di battaglia
  • Luogo e provincia di nascita
  • Età
  • Nazionalità
  • Scolarità
  • Professioni
  • Servizio militare
  • Formazione partigiana di appartenenza
  • Dati vari
  • Caduti

Grafici

  • Età
  • Scolarità
  • Professione
  • Formazione partigiana
  • Caduti
  • Caduti per formazione partigiana

 

freccia2-15 INTRODUZIONE

L'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea (Isrec), per conto dello Spi- Cgil di Bergamo, ha condotto tra il 1997 e il 1998 un importante lavoro per sviluppare una ricerca sulla composizione sociale del partigianato bergamasco, i cui primi dati vengono di seguito analizzati.

Per tale indagine ci si è avvalsi di tre tipi di fonti archivistiche: le schede personali, rivolte alla Commissione del Corpo volontari della Libertà (Cvl), per il riconoscimento della qualifica partigiana, le domande per l'iscrizione all'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) ed, infine, i fascicoli dei caduti, redatti dall'Ufficio patrioti e provenienti dagli archivi provinciali dell'Anpi.

Tutti e tre i fondi archivistici (fondo Cvl, fondo Anpi e fondo Anpi – caduti), depositati presso l'Isrec, sono stati informatizzati, con lo scopo principale di preservare dagli inevitabili danni che il tempo e l'usura dovuta alle frequenti consultazioni riservano a documenti che risalgono agli anni 1945 – 1946 (e che comprensibilmente utilizzano una carta di scarsa qualità), salvandoli su un supporto tecnologicamente avanzato.

L'utilità di tale lavoro è evidente: per la ricchezza dei dati contenti nelle schede cartacee – data e luogo di nascita, titolo di studio, professione, durata del servizio militare, brigata ed azioni partigiane, ecc. -, l'informatizzazione permette di garantire un più facile e razionale accesso a tali dati a ricercatori ed a studenti, consentendo tra l'altro la compilazione di tavole sinottiche e di grafici, riguardanti le caratteristiche socio – culturali degli uomini e delle donne protagonisti della Resistenza bergamasca.

Va tuttavia precisato che tali schede personali non corrispondono alla totalità di coloro che effettivamente presero parte alla lotta di Liberazione, dal momento che molti di essi non presentarono affatto alcuna domanda per il riconoscimento dell'attività partigiana (né si iscrissero all'Anpi), ed altri ancora si rivolsero direttamente alla Commissione regionale per le qualifiche partigiane di Milano.

Pur con tanti limiti e lacune (dovute in primo luogo alle difficoltà pratiche della compilazione, effettuata in molti casi dai partigiani stessi), tali schede si rivelano una fonte assai utile e preziosa di dati e notizie - altrimenti non recuperabili - grazie, soprattutto, alla minuzia del questionario che le compone.

È stato possibile infatti operare, come mostrano le tabelle ed i grafici seguenti, una rigorosa e credibile ricostruzione della composizione sociale della Resistenza bergamasca, cioè restituire con i nomi, le caratteristiche peculiari degli uomini e delle donne che, pur in modi e con rischi molto diversi tra di loro, contribuirono alla conquista della libertà e della democrazia nel nostro paese, ottenendo una visione globale dell'apporto della provincia di Bergamo alla lotta di liberazione nazionale ed internazionale.

Si è potuta così dare anche un'adeguata valorizzazione ai tanti combattenti per la libertà, protagonisti di azioni coraggiose, ma spesso solitarie o comunque non in1quadrate all'interno dell'attività delle brigate, la cui memoria si è pressoché persa, anche negli stessi luoghi dove sono accadute.

L'ipotesi di poter confrontare queste schede con i dati dell'archivio degli iscritti allo Spi – Cgil di Bergamo, in una successiva fase di lavoro, apre un nuovo ed interessante campo di indagine: si potranno, cioè, precisare biografie di militanti sindacali, indagando quel fondamentale nodo che lega la scelta democratica ed antifascista del periodo resistenziale all'impegno nell'attività sindacale e politica del dopoguerra.


Al termine dell'informatizzazione dei dati contenuti nelle schede cartacee degli archivi Cvl (Corpo volontari della libertà) ed Anpi (Associazione nazionale partigiani italiana) depositati presso l'Isrec (Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea) si è giunti alla creazione di un nuovo archivio (informatico), contenente informazioni relative a 4933 persone coinvolte nella Resistenza bergamasca.

Il fondo Cvl, composto dalle domande presentate a tale ufficio, nei primi mesi successivi la fine della guerra (luglio 1945 – dicembre 1946), per il riconoscimento ufficiale dell'attività partigiana svolta, ha fornito 3671 nominativi (con i relativi dati).

Le restanti 1262 schede provengono dal fondo Anpi, composto, invece, dalle domande presentate da alcuni partigiani per l'iscrizione a tale Associazione e dai fascicoli relativi ai caduti (anche civili), raccolti dall'Ufficio Patrioti per le pratiche relative al premio di indennità, spettante agli eredi.

I dati contenuti nel nuovo archivio informatico si riferiscono, quindi, a:

  • Partigiani che hanno operato in formazioni bergamasche
  • Partigiani che hanno operato in altre province italiane
  • Partigiani che hanno operato all'estero
  • Partigiani caduti
  • Civili caduti ("per la causa della Liberazione").

PARTIGIANI DI FORMAZIONI BERGAMASCHE

4.354

PARTIGIANI DI FORMAZIONI DI ALTRE PROVINCE

331

PARTIGIANI DI FORMAZIONI ESTERE

160

PARTIGIANI CADUTI

329

CIVILI CADUTI

87

Ogni scheda contiene dati anagrafici e notizie relative all'attività partigiana di ogni singola persona.

Non sempre è stato possibile reperire tutti i dati, dal momento che non tutte le domande sono state compilate in maniera completa dall'interessato.

La scheda informatica risulta così strutturata:

  • Cognome
  • Nome
  • Nome di battaglia
  • Luogo e provincia di nascita
  • Data di nascita
  • Paternità e maternità
  • Nazionalità
  • Luogo e provincia di residenza
  • Scuole frequentate e titolo di studio raggiunto
  • Professione ed eventuali attitudini
  • Servizio militare prima e dopo l'otto settembre 1943*
  • Grado militare, corpo ed arma di appartenenza
  • Campagne militari estere
  • Giuramento alla Rsi *
  • Iscrizione al Pfr *
  • Formazione partigiana d'appartenenza
  • Durata partecipazione Resistenza
  • Azioni partigiane svolte *
  • Partecipazione all'Insurrezione *
  • Ferimento durante azioni partigiane *
  • Attività partigiana all'estero *
  • Località estera in cui si è espletata l'attività partigiana
  • Detenzione in carcere *
  • Reclusione in campo di concentramento *
  • Archivio di provenienza
  • Iscrizione all'Anpi *
  • Sesso
  • Caduto *

(* caselle con risposta affermativa o negativa)

 

freccia2-15 NOMI DI BATTAGLIA

I partigiani che dichiarano sulla propria scheda un nome di battaglia sono 2300 (pari a circa il 47%).

Alcuni di essi scrivono due o tre nomi diversi, che evidentemente sono stati cambiati nel corso dei venti mesi della lotta di liberazione per motivi di sicurezza.

La maggior parte dei nomi sono presi a prestito dalle più svariate provenienze, come fenomeni atmosferici (Fulmine, Lampo), animali (Volpe, Tigre), romanzi di avventure (D'Artagnan, Tarzan), ecc.

Essi rispondono ad autodefinizioni rafforzative e di gratificazione, con varie sfumature di astuzia, forza crudeltà (Patirai), destrezza, ecc.

Parecchi altri, invece, quasi per contrapposizione, accentuano miserie e difetti fisici, fino a nomi tragici che evidenziano una condizione di sofferenza.

Altri ancora, infine, sfuggono a precise categorizzazioni, soprattutto quelli dialettali, in cui si ritrova qualche volta un'autentica creatività popolare (Tirem indrè).

La tipologia di tali nomi è assai simile in diverse formazioni, a causa dell'omogeneità di composizione e di aree geografiche, ma anche per i comuni schemi psicologici e riferimenti culturali.

Intere formazioni, tuttavia, specie le Brigate del popolo, mostrano una percentuale molto più bassa di nomi di battaglia, e la completa assenza di nomi politici (Stalin o Matteotti).

 

freccia2-15 LUOGO E PROVINCIA DI NASCITA

La grande maggioranza dei partigiani è nata nella provincia di Bergamo (88%), ciò conferma il carattere autoctono della Resistenza bergamasca, perché anche dove si incontrano nascite in altre provincie, si tratta quasi sempre di persone trasferitesi già da tempo nella nostra provincia (se si tiene presente la residenza, il dato riguardante la provincia di Bergamo sale al 95%).

Interessante è notare il dato, seppur esiguo, dei nati all'estero, indicativo del notevole ricorso all'emigrazione, magari stagionale, in molte famiglie di estrazione proletaria, di zone povere e senza possibilità di impiego delle valli orobiche.

NATI IN PROVINCIA DI BERGAMO

4.247

88%

NATI IN ALTRA PROVINCIA

539

11%

NATI ALL'ESTERO

59

1%

Tra i nati in altra provincia, spicca quella di Milano (117), Genova (31) e Napoli (18), più in generale è comunque la Lombardia la regione con il più alto numero di nascite (quasi 300).

La Francia è, invece, il paese estero dove sono nati un maggior numero di partigiani (23), seguita dalla Svizzera (13): ambedue nazioni meta comune dell'emigrazione stagionale bergamasca.

Il carattere spiccatamente autoctono della Resistenza bergamasca, determinata forse dalla scarsa capacità di attrazione militare ed operativa, non viene, però, sfruttato in tutte le sue potenzialità: ad un legame così organico ed esclusivo con la popolazione delle zone di stanziamento, non corrisponde un'iniziativa politica in grado di far maturare una nuova e diversa coscienza o di avviare tentativi di trasformazione dei rapporti di classe.

Tale fenomeno si lega, nel dopoguerra, al quadro politico fondamentalmente conservatore e spesso reazionario della provincia di Bergamo, che potrà arrivare anche al ripudio o alla rimozione dei contenuti anche più moderati, dell'unità antifascista.

 

freccia2-15 ETA'

La rilevazione dell'età ha tenuto come data di riferimento il 31 dicembre 1944 ed ha consentito di determinare l'età media dei partigiani corrispondente a circa 27 anni.

È, tuttavia, interessante notare che la maggioranza (52%) appartiene alle classi tra il 1921 ed il 1927, cioè quelle coinvolte dai bandi di arruolamento della Repubblica sociale di Salò. Da questo dato quantitativo, si può forse dedurre una scarsa "politicizzazione" della base partigiana, anche se sarebbe un errore limitarsi a questa constatazione, dal momento che più utili sarebbe analizzare anche i processi di trasformazione sia della soggettività del singolo partigiano, sia del tessuto sociale che lo circonda (l'organizzazione della lotta in alcune fabbriche importanti, ad esempio, ma anche le proteste spontanee della popolazione per le terribili condizioni di vita).

Uno studio più approfondito, con una lettura disaggregata del dato, consentirebbe inoltre di evidenziare che l'età media nelle formazioni non improvvisate, che sostennero effettivamente la lotta, risulta notevolmente più bassa.

ETA'

N° PARTIGIANI

% PARTIGIANI

< 17 ANNI

100

2%

17 – 20 ANNI

1.256

26%

21 – 24 ANNI

1.247

26%

25 – 30 ANNI

833

17%

31 – 35 ANNI

576

12%

> 35 ANNI

834

17%

partig eta

 

freccia2-15 NAZIONALITA'

Sono solo 15 i partigiani di nazionalità non italiana, infatti anche i nati all'estero sono registrati come italiani.

È da sottolineare, purtroppo, il fatto che nonostante in diverse formazione abbiano operato partigiani russi - prigionieri dei tedeschi, si erano obbligatoriamente dovuti arruolale nella Wermacht e, giunti in Italia, avevano poi disertato - non vi siano traccia alcuna del loro operato nei vari archivi, se non nei singoli fondi delle varie brigate e nelle memorie dei partigiani che vi lottarono insieme.

È il caso, ad esempio, della 53° Bgt. Garibaldi, dove cinque dei caduti provengono dall'Unione sovietica: Starich, Kopchenko, Nogrin, Domez e Molotov.

ITALIANA 4.830
FRANCESE 5
BELGA 4
IRANIANA 2
TEDESCA 1
POLACCA 1
TURCA 1
SLAVA 1

 

freccia2-15 SCOLARITA'

I livelli di scolarità documentano direttamente l'estrazione popolare della maggioranza dei partigiani.

Nel 90% dei casi vengono fornite le indicazioni riguardanti gli studi compiuti e l'analisi di tali dati mostra la assoluta prevalenza degli studi elementari (il 60% dei partigiani frequenta le scuole elementari, ma solo il 56% raggiunge la licenza elementare, mentre il 4% si ferma alle classi seconda o terza).

Le percentuali calano, invece, drasticamente se si guarda la partecipazione alle scuole media inferiori, dove il 13% frequenta fino al terzo anno.

Scarsa è altresì il numero di diplomati (257) e di laureati (115), sebbene si debba tenere presente l'alto numero di studenti, che avendo dovuto interrompere gli studi per la guerra, non siano riusciti a conseguire il titolo di studio.

LICENZA ELEMENTARE

2.704

56%

LICENZA MEDIA INFERIORE

631

13%

DIPLOMA 257

6%

LAUREA

115 2%

Non conseguono alcun titolo di studio

635

13%

Non forniscono alcuna indicazione

503

10%

Il dato inerente alla licenza elementare riguarda anche coloro che hanno frequentato solo la quarta elementare (762), dato che prima della riforma della scuola operata da Gentile (nel 1933), a tale classe corrispondeva il termine degli studi obbligatori; mentre in 71 casi la frequenza è durata sino alla sesta classe.

Il numero dei laureati, seppur basso è importante dal momento che tali partigiani sono concentrati proprio nei comandi, o delle singole formazioni o dei raggruppamenti.

Spesso, inoltre, nelle brigate, l'unico laureato è il comandante, a conferma di come i condizionamenti di classe, legati alla diversa estrazione sociale, incidano già nello svolgimento della lotta armata.

partig scuola

 

freccia2-15 PROFESSIONI

La professione è stata rilevata in 4481 casi, pari al 92% del totale di partigiani.

Il dato più consistente è quello relativo agli operai, 44%, mentre i contadini raggiungono il 8% e gli artigiani il 6%.

Tali cifre andrebbero ulteriormente disaggregate, per analizzare la composizione sociale delle singole brigate, onde mettere in evidenza la natura spiccatamente proletaria di talune formazioni come le Garibaldi (in particolar modo la 53°, stanziata nella zona di Lovere, o la 171°, che agisce nella zona di Dalmine).

La griglia usata nella scheda informatica è così strutturata ed ha dato i seguenti risultati:

OPERAIO/A

1.958 44%

IMPIEGATO/A

449

10%

CONTADINO/A

343 8%

ARTIGIANO/A

266

6%

STUDENTE

194

4%

MILITARE IN SPE

70

1,4%

LIBERO PROFESSIONISTA

66

1%

INSEGNANTE

56

1%

CASALINGA

41

1%
MEDICO

18

0,5%

PENSIONATO/A

5

0,1%
ALTRO* 1.015

23%

(* Sotto la voce Altro vanno segnalati molti autisti (122), esercenti – commercianti (72), minatori (58), boscaioli (57) ed alcuni sacerdoti (27); la maggioranza di queste professioni, comunque, è riferibile al mondo operaio.)

Riguardo la partecipazione di un largo numero di operai nella lotta di liberazione, va precisato che solo alcuni di essi appartengono ad un vero e proprio proletariato di fabbrica, con tradizioni di lotta e di organizzazione – si tratta in particolare delle zone di Lovere, Dalmine ed in parte di Bergamo.

Forte è anche la presenza di operai provenienti dal settore tessile, tradizionalmente "bianco", o di altri settori ancor più difficilmente riconducibili a livelli di coscienza di classe e tradizioni di lotta in qualche modo apprezzabili, come minatori e boscaioli.

La partecipazione diretta dei contadini è numericamente esigua; va, tuttavia, sottolineato che la grande maggioranza dei collaboratori delle formazioni era, però, costituita dai contadini delle zone di stanziamento, che aiutavano con viveri o indumenti i partigiani.

Si deve, inoltre, aggiungere che molte dichiarazioni, attestanti la professione di operaio, si riferiscano più ad una qualifica acquisita precedentemente, che all'occupazione del momento.

Anche per gli artigiani vale la pena di tener presente che al loro interno prevalgono le professioni di emergenza del periodo bellico (sarto, barbiere, calzolaio) o quelle tradizionali dell'economia povera (scalpellino, maniscalco, falegname).

La presenza del ceto medio si assesta intorno al 12% (impiegati, insegnanti e liberi professionisti), mentre gli studenti si fermano al 4%.

partig prof 

 

freccia2-15 SERVIZIO MILITARE

I dati sul servizio militare si sono potuti rilevare per il 61% dei partigiani presenti nell'archivio informatico e ciò ha permesso di delineare alcune linee di tendenza, soprattutto in certe realtà geografiche, come quelle di montagna, dove è assai frequente la presenza di ex – alpini, reduci spesso dalla campagna di Russia.

Ben 2757 sono coloro che dichiarano di aver svolto il servizio militare prima dell'otto settembre, fra cui 338 ammettono di aver proseguito anche dopo tale data.

Sono, invece, solo 534 i partigiani che dichiarano di aver svolto tale servizio dopo l'armistizio di Badoglio, in particolare 196 solo dopo tale data, rispondendo ai bandi della Repubblica sociale. In questo caso il dato numerico riscontrato è probabilmente inferiore alla realtà, per la comprensibile reticenza dei dichiaranti.

Altrettanta reticenza appare evidente riguardo i dati sul giuramento alla Rsi, dove solo 102 ammettono di aver compiuto tale gesto (i più precisando che era necessario loro per poter tornare in Italia, dopo essere stati deportati in Germania, come prigionieri militari).

Ancor più esiguo, praticamente nullo, il dato riguardante l'iscrizione al Partito fascista repubblicano: solo 2 i partigiani che, "perché costretti", si iscrissero.

La grande maggioranza dei dichiaranti ricopriva gradi bassi: i "soldato semplice", "scelto" o "caporale", sono ben più della metà (circa 2000), solo 35 sono i capitani ed uno è generale maggiore.

Per quanto riguarda, invece la suddivisione nei corpi di appartenenza e nelle varie armi (là dove è stato possibile riscontrarlo), era così composta:

CORPO D'APPARTENENZA*

REGIO ESERCITO ITALIANO

1.951

REGIA AERONAUTICA MILITARE

205

REGIA MARINA MILITARE

126

GUARDIA ALLA FRONTIERA

88

GUARDIA DI FINANZA

11

CARABINIERI REALI

70
ESERCITO RSI 335

AERONAUTICA MILITARE RSI

39

MARINA MILITARE RSI

14

MVSN – GNR

83

U.N.P.A

3

(* Per coloro che hanno svolto servizio militare prima e dopo l'otto settembre, si è considerato come corpo d'appartenenza solo quello relativo al periodo della Rsi.)

ARMA

ALPINI 433

ARTIGLIERIA

397
AUTIERI 30
AUTOCENTRO 35
BERSAGLIERI 74
CARABINIERI (dopo l'8 settembre)* 57
CARRISTI 31
CAVALLERIA 40
FANTERIA 673
GENIO 225
GRANATIERI 25
SANITA' 52
STATO MAGGIORE

 0

SUSSISTENZA 54
TRASMISSIONI 40

VIGILI DEL FUOCO**

44

(* I Carabinieri che dopo l'otto settembre, fanno giuramento alla Rsi, vengono inglobati nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, e pertanto non sono stati segnalati come Carabinieri reali)

(** Il dato relativo ai Vigili del fuoco, che appare forse numericamente alto, è da mettersi in relazione al fatto che la sesta Brigata GL Pianura era composta quasi esclusivamente da tali vigili)

Va, infine, segnalato che 553 partigiani dichiarano di aver preso parte a campagne militari all'estero: molti in Russia, un buon numero in Francia, alcuni in Africa e nei paesi dei Balcani. Taluni, poi, hanno partecipato a diverse campagne.

Questo dato è importante anche alla luce dei 160 bergamaschi che prenderanno parte alla guerra di liberazione di Francia, Albania, Grecia e Iugoslavia, come si vedrà in seguito.

 

freccia2-15 FORMAZIONE PARTIGIANA DI APPARTENENZA

Il quadro riassuntivo generale presenta un totale di 4845 partigiani: di essi 4354 ha prestato servizio in una formazione bergamasca, 331 in brigate di altre province italiane e 160 ha partecipato ai movimenti di liberazione di altri paesi europei.

PARTIGIANI DI:

%

FORMAZIONI BERGAMASCHE

4.354

90%

FORMAZIONI DI ALTRE PROVINCE

331 7%

FORMAZIONI ESTERE

160

3%

TOTALE 4.845 100%

PARTIGIANI DI FORMAZIONE BERGAMASCA

La ripartizione dei partigiani all'interno dei vari raggruppamenti si presenta in questo modo:

BRIGATE GL

1.408

31%

BRIGATE GARIBALDI

1.243

27%

BRIGATE DEL POPOLO

973

21%

BRIGATE FIAMME VERDI

490

10,5%

BRIGATE MATTEOTTI

146 3%
BRIGATE AUTONOME* 156

3,5%

PRIME BANDE**

157

3,5%

COMANDO GENERALE CVL

24

0,5%

N.B.: I partigiani che hanno fatto parte di due o più brigate sono stati conteggiati in entrambe le brigate, poiché è apparso corretto dare della realtà resistenziale anche questo aspetto di estrema mobilità fra diverse formazioni.

Il conteggio complessivo del numero di partigiani supera, pertanto il dato di partenza.

(* Brigate autonome sono state considerate la Bgt. Vittorio Veneto e la Bgt. Barba, perché entrambe si sono dichiarate apolitiche.)

(** Sono state considerate Prime Bande, quei gruppi partigiani sorti all'indomani dell'occupazione tedesca del territorio bergamasco, non del tutto organizzate, volte soprattutto all'assistenza di sbandati e di ex – prigionieri alleati fuggiti dal campo di concentramento della Grumellina, ad eccezione della Banda E. Locardi che si rende protagonista di un importante azione all'Ilva di Lovere. Quasi tutte sono costrette alla smobilitazione entro il dicembre del 1943, a causa di arresti e fucilazioni.)

partig formaz

Il primo, importante, dato su cui riflettere è che complessivamente il 61% dei partigiani bergamaschi appartengono allo schieramento di sinistra (Brigate Garibaldi, GL e Matteotti), che anche nella provincia bianca sostiene il massimo peso della lotta armata.

Va, inoltre, sottolineato che il primato giellista (GL ha il maggior numero di mobilitati fin dai primi mesi del 1944) merita un'approfondita indagine che collochi il ruolo e l'importanza di questa forza politica nella composita realtà della provincia.

Non va dimenticato, inoltre, che per numero di azioni svolte e di partigiani caduti, le brigate Garibaldi e GL risultano senz'altro essere quelle più attive e protagoniste dei maggiori successi riportati a danni di nazi-fascisti, anche a costo di grossi sacrifici (i rastrellamenti più dolorosi, di cui si conserva ancora la memoria, sono proprio quelli subiti a Fonteno, nel novembre1944, dalla 53° Bgt. Garibaldi, e a Cornalba, nello stesso periodo, dalla Bgt. GL XXIV Maggio)

Non stupisce, comunque, il ragguardevole peso numerico delle forze cattoliche, che raggiungono complessivamente il 31,5%, è però singolare il rovesciamento dei rapporti di forza tra Fiamme Verdi (490) e brigate del Popolo (973).

Le F.V. pur avendo una loro precisa storia, anche operativa, sono superate notevolmente dalle brigate del Popolo, che al contrario vengono praticamente organizzate intorno ai giorni dell'insurrezione – le azioni svolte da queste formazioni sono scarse, se si eccettuano quelle del 25 aprile.

La rigida apoliticità dei comandi locali delle Fiamme Verdi, probabilmente, lo stretto controllo operato dal clero, ma soprattutto la presenza in tali brigate di partigiani di orientamento socialista, rendono queste formazioni poco funzionali e docili all'organizzazione politica della Democrazia Cristiana.

Le donne presenti sono solo 131: esse ricoprono per lo più incarichi di staffetta e di informatrice, ma non mancano casi, isolati, di "partigiane combattenti", anche se tuttavia l'impressione è quella di una emarginazione ancora più marcata rispetto ad altre realtà.

Per tale motivo, un'indagine più approfondita consentirebbe di evidenziare le situazioni economico – sociali ed i condizionamenti culturali e religiosi, che hanno determinato uno simile scenario.

PARTIGIANI DI FORMAZIONI DI ALTRE PROVINCE

I bergamaschi che operarono esclusivamente in province diverse da quella bergamasca sono 331.

Riguardo ad essi non è stato possibile operare uno studio dettagliato, ma sono state analizzate le brigate d'appartenenza e, dove vi erano indicazioni, sono state indagate (solo in 322 casi), anche le regioni in cui hanno agito.

Tale analisi ha evidenziato l'enorme prevalenza (più della metà) delle formazioni Garibaldi, confermando del resto il dato nazionale, con 177 partigiani (pari al 54%), seguito dalle Fiamme Verdi (90 partigiani, equivalenti al 27%), in particolar modo di quelle formazioni geograficamente vicine alla provincia bergamasca: la Bgt. FV Lorenzini (operante nella zona della Val Camonica, Val di Scalve, con 42 partecipazioni) e la Bgt. FV Dieci Giornate (della bassa bresciana, con 28 dichiarazioni).

La regione, invece, in cui più si è fatta sentire la presenza di bergamaschi è la Lombardia (132 partigiani), seguita da Piemonte (57), Emilia Romagna (46) e Liguria (44): tutte zone in cui la guerra di liberazione coinvolse un numero ben maggiore di partigiani, provenienti da tutta Italia.

BRIGATE D'APPARTENENZA

BRIGATE GARIBALDI

177

54%

BRIGATE FIAMME VERDI

90

27%

BRIGATE GL

33

10%

BRIGATE MATTEOTTI

4

1%

BRIGATE AUTONOME O VARIE

27

8%

REGIONI IN CUI OPERARONO

LOMBARDIA 132

41%

PIEMONTE 57 18%

EMILIA ROMAGNA

46 14%
LIGURIA 44

14%

TOSCANA 10

3%

FRIULI E TRENTINO

9

3%

VALLE D'AOSTA

9

3%

VENETO 6

2%

MARCHE ED ABRUZZI

5

1%
LAZIO 4 1%

PARTIGIANI DI FORMAZIONI ESTERE

I bergamaschi che, probabilmente impegnati in campagne militari all'estero, decisero dopo l'armistizio dell'otto settembre 1943, di unirsi alle forze della Resistenza degli stessi paesi, in cui stavano combattendo e contro cui stavano lottando, sono 160 (di cui 3 caduti).

Tale dato è importantissimo, anche se numericamente esiguo, perché indice dello scarso consenso, se non vero e proprio malcontento, che si era andato diffondendo all'interno dell'esercito italiano, soprattutto fra i militari di più basso grado, destinati sui fronti più difficili.

Esso è stato scomposto geograficamente, nei cinque paesi europei, che come l'Italia hanno provato a liberarsi con le proprie forze dall'occupante tedesco.

IUGOSLAVIA 71

44%

GRECIA 54 33,5%
FRANCIA 26

16%

ALBANIA 9 6%
BELGIO

1

0,5%

* Va precisato che in un caso il dichiarante non ha indicato i paese in cui prestò attività partigiana e che due partigiani, invece, combatterono in due paesi diversi (uno in Iugoslavia e poi in Grecia e l'altro in Iugoslavia ed Albania).

Tra questi bergamaschi, 3 sono i caduti, due dei quali, fratelli, di Dossena, muoiono in Francia (il 3/3/1944), ed il terzo in Iugoslavia.

 

freccia2-15 DATI VARI

Meritano di essere evidenziati alcuni dati generali sull'attività partigiana dei bergamaschi, le cui dichiarazioni hanno permesso di ricostruire, sebbene in maniera parziale e lacunosa un quadro complessivo della Resistenza.

Un primo punto da sottolineare è la partecipazione solo insurrezionale di un buon numero di bergamaschi: persone, cioè, che solo nei giorni della liberazione decidono di unirsi alle forze resistenziali e di collaborare con esse negli ultimi, talvolta cruenti, scontri contro nazi-fascisti.

Tale dato, infatti assomma a 893 partigiani e se ad essi si aggiungono coloro che sono giunti in brigata solo nei mesi della primavera del 1945, si scopre che il numero di coloro che effettivamente sostennero il peso della lotta di liberazione si assottiglia maggiormente.

Alcune brigate, inoltre, come le Bgt. del Popolo o talune Fiamme Verdi, incrementano il loro organico, più che raddoppiandolo, proprio nei giorni intorno al 25 aprile.

La partecipazione complessiva alla liberazione, comunque, è sostenuta da quasi il 50% dei partigiani: sono infatti 2224 coloro che dichiarano di aver preso parte, in città (nella zone della Prefettura) o in alcune località della provincia (Costa Monticelli o Paratico, ad esempio) a combattimenti armati negli ultimi giorni di aprile o nei primi di maggio.

1795 partigiani riferiscono di aver preso parte ad azioni durante le loro permanenza in brigata; si tratta per lo più di azioni di sabotaggio, di rastrellamenti subiti o di disarmi isolati ai danni di militi tedeschi o fascisti.

Pochi sono coloro che dichiarano la propria partecipazione alle azioni più importanti della Resistenza bergamasca (l'attacco al Passo della Manina, la battaglia di Fonteno, l'attacco al treno di Gazzaniga, ecc.).

Le brigate più attive appaiono, comunque, le Garibaldi (in particolar modo la 53° e la 171°) e le GL (soprattutto la Camozzi e la XXIV Maggio).

I partigiani feriti duranti queste azioni sono 489.

A causa delle proprie idee politiche antifasciste, della attiva militanza in formazioni politiche o a causa della partecipazione alla lotta di Resistenza , 493 partigiani dichiarano la propria detenzione in carcere, taluni precisando anche di aver subito percosse o vere e proprie torture nel periodo detentivo.

Alcuni di essi, poi, saranno ulteriormente reclusi in campi di concentramento (114), dove troveranno morte in 30.

Il numero delle domande di iscrizioni all'Anpi, infine, fornisce un dato importante: 2167 partigiani, pari a meno della metà, inoltra tale richiesta.

PARTECIPANO SOLO ALL'INSURREZIONE

893

18%

PARTECIPANO ALL'INSURREZIONE

2.224

16%

COMPIONO AZIONI PARTIGIANE

1.797

37%

RIPORTANO FERITE

489

10%

DETENUTI IN CARCERE

493

10%

INTERNATI IN CAMPI DI CONCENTRAMENTO

114

2%

ISCRITTI ALL'ANPI

2.167

45%

 

freccia2-15 CADUTI

Il numero complessivo di caduti è 416, così suddivisi:

  • 276 partigiani di formazioni bergamasche
  • 50 partigiani di formazioni di altre province
  • 3 partigiani di formazioni estere
  • 87 civili.

partig caduti

Tra partigiani di formazioni bergamasche il dato numerico, ulteriormente scomposto ha evidenziato la netta prevalenza di caduti fra le formazioni garibaldine, gielliste e Matteotti (rispettivamente 105, 82 e 8), arrivando insieme a coprire più del 70% dei caduti bergamaschi, segno inequivocabile di una attiva e reale partecipazione alla lotta.

Stupisce, invece, il dato relativo a brigate del Popolo, Fiamme Verdi e Matteotti, che, se confrontato con il numero di partigiani delle proprie formazioni, appare esiguo.

BRIGATE GARIBALDI

105

38%

BRIGATE GL 82

29,5%

BRIGATE DEL POPOLO

30

11%

BRIGATE FIAMME VERDI

27

10%

BRIGATE MATTEOTTI

8

3%

BRIGATE AUTONOME

10

3,5%

PRIME BANDE

14

5%

partig caduti2

Anche per quanto riguarda i caduti operanti in formazioni di altre province, le proporzioni rimangono invariate, semmai si accentua la prevalenza delle brigate Garibaldi (32 partigiani, pari al 66%).

Tra di essi, la maggioranza ha prestato attività partigiana in Lombardia (16), in Piemonte (12), ed in Liguria (9).

BRIGATE GARIBALDI

33

66%

BRIGATE GL

5 10%

BRIGATE MATTEOTTI

3

6%

BRIGATE AUTONOME O VARIE

9

18%

Appare piuttosto alto il numero di caduti durante i giorni dell'insurrezione (153) e soprattutto di coloro che erano entrati a far parte di una brigata partigiani proprio in tale periodo (54).

109 sono coloro che riportarono ferite in seguito ad azioni svolte ed a ciò, probabilmente, è addebitabile la causa di morte, mentre gli internati in campo di concentramento caduti sono 30.

Merita, infine, di essere segnalato che 10, tra i civili caduti durante gli scontri tra forze partigiane e nazi-fasciste, pur senza entrare a far parte di alcune brigata, aiutarono il movimento resistenziale nei giorni dell'insurrezione e proprio in tali combattimenti caddero.